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03 ago 2016

Sentimenti nuovi e insoliti.




"E allora?"
"Niente, aspettavo"
"Cosa?"
Lei tacque. Non gli poteva dire che aspettava lui.
Milan Kundera - L'insostenibile leggerezza dell'essere




Il blog non ha più il significato di un tempo e forse è per questo che non scrivo con l'assiduità del passato, come ero solita fare. Sto cambiando, pian pianino. Sono cambiati gli obiettivi formativi, quelli personali, quelli esistenziali. Qualcosa sta mutando, anche se non tutti di questi cambiamenti sono messi bene a fuoco.

Mi sono dedicata allo studio ed ho finito gli esami della specialistica il 14 Giugno. Ora sono in procinto della stesura della tesi magistrale che discuterò a fine Settembre. Il mio percorso universitario sta per terminare e a breve non potrò più definirmi una studentessa. Il mio futuro lo vedo ancora un pò incerto ma ciò non vuol dire che non abbia preso delle decisioni per l'avvenire. Da che inizialmente optavo per il dottorato in scienze umane e sociali in Francia, da breve ho scelto di intraprendere un percorso vicino all'editoria: farò un corso per redattori ad inizio Ottobre fino a Dicembre, sperando poi di avere l'opportunità di intraprendere uno stage in una casa editrice (possibilità che viene data agli studenti migliori del corso). Per il 'dopo'-università ho scelto di seguire la mia più grande passione (pur corazzata dalla ragione): quella della scrittura. Nella mia facoltà non insegnano a scrivere, questo è vero. Ciò a cui mi sarebbe piaciuto giungere, dopo 5 anni di studi filosofici, sarebbe stato imparare non solo a riflettere sul pensiero in generale ma anche a scrivere su ciò su cui riflettevo. La mia unica esperienza di scrittura (escludendo la tesi triennale e quella che è in corso per la tesi magistrale) è questo blog. Ma voglio ugualmente mettercela tutta per il corso e non voglio darmi per vinta. Spero solo che ne varrà la pena perchè sto sentendo un forte bisogno di indipendenza soprattutto di origine economica. Questo bisogno emerge soprattutto perchè ho a fianco a me una persona che giorno dopo giorno sta diventando sempre più importante.

Quello che si sta creando tra me ed A. continua a crescere e le nostre emozioni si evolvono. Siamo ancora agli inizi, è vero. Infatti, come tutti gli inizi, ogni cosa è idilliaca e a dir poco perfetta: il sesso, i pranzi (eh sì, i pranzi!), i nostri sguardi, i nostri sorrisi. Nessun litigio o discussione e l'affetto cresce, le paure diminuiscono un pochino. Ora i miei sabati sera non sono più spesi tra le mura della mia stanza, bensì a casa di A., con il suo adorabile compagno a quattro zampe, B. (anche i cani qui avranno l'anonimato!). Stiamo bene insieme e spero che queste bellissime (e nuove) sensazioni che sto provando ogni giorno continuino. Con lui mi sento a casa, sto bene, vivo serenamente qualsiasi cosa. Mangiamo e ne siamo felici. Ci piace decidere come soddisfare i nostri palati e non c'è gioia più genuina di questa (almeno credo). Con lui il cibo, è solo cibo. Il fatto è che sto bene con lui quando la domenica la passiamo abbracciati sul divano. Mi piace il modo in cui si immerge nei miei capelli, quasi come se in loro ci fosse concentrata tutta la mia vita. Sto bene con lui quando anche un solo angolo della mia pelle incontra la sua. Sto bene con lui perché fra le sue braccia è come se io cominciassi ad esistere. 

Nelle relazioni affettive non sono stata un granché fortunata, soprattutto con O. che rimarrà sempre l'esempio per eccellenza dell'insensibilità. Certo, non è che possa dire di avere avuto chissà quali grandi esperienze, ma quelle che ho nel mio 'repertorio' bastano per asserire che con A. sto vivendo emozioni totalmente nuove e a me sconosciute. Di me gli piacciono i miei capelli, il mio viso, i miei occhi, le mie orecchie e le mie labbra. Gli piace la mia pancia, le linee morbide che formano il perimetro del mio corpo. E' strano come tutte queste cose possano essere apprezzate dallo sguardo di un'altra persona. E pensare che io le ho odiate tanto. Non che ora le ami al 100%: ci sono ancora dei giorni in cui mi detesto e non riesco a sopportare l'involucro di carne che rivesto. Solo che accade meno spesso. Non investo più le mie energie sul mio corpo, anzi lo sto lasciando un pò andare. Quando ho conosciuto A. (Dicembre 2015) pesavo 54 kg e qualcosa; ora invece ne peso 59/60.


Mi sono commossa quando, accompagnandomi per la prima volta in macchina dal Dottor R., mi ha detto di volermi bene. Non è stata la prima volta che sentivo pronunciare quelle parole dalla sua bocca ma, chissà perchè, mi sono emozionata ugualmente. So può che sembrare strana una reazione del genere ma, sapete, io fin da piccola ho imparato ad usare come mezzo di definizione la 'negazione' di un'emozione. Credo che siano i genitori le prime persone ad insegnare a volersi bene. Le prime forme d'affetto, d'altronde, si hanno con loro, no? Ebbene, io ho imparato a non volermi bene, a non accettarmi, a non apprezzarmi, a non credermi capace di qualsiasi cosa. Non ho mai sentito mia madre pronunciare le parole 'ti voglio bene' e, chissà quante volte lo avrò scritto, da lei ho imparato solo che per essere voluta bene dovevo dimostrare qualcosa in cambio. Alla base dei miei problemi vi è stata la paura di sentirmi viva, di provare emozioni. Quando ero ancora poco più che una bambina delle elementari e venivo presa in giro, ad esempio, mia madre mi impediva di esprimere le mie emozioni a riguardo. Così ho imparato a reprimere quelle sensazioni togliendo vitalità al mio corpo. D'altronde, un corpo 'senza vita' non sente. Non sente le accuse, le prese in giro, le critiche, i giudizi. 

Per cui quelle parole di A. pronunciate all'improvviso, senza che io avessi fatto nulla per fargliele dire, mi hanno fatto commuovere. Forse vuol dire che mi vuole bene a prescindere da ciò che faccio? Forse vuol dire che sono davvero meritevole d'affetto? Ancora non ne sono sicura. O meglio dire, sono ancora confusa: come è possibile questo sentimento nei miei confronti? Forse è per questo che mi sono commossa: perchè non mi sembra vero che qualcuno possa provare delle emozioni come queste per una persona come me. Per una persona che si è odiata, si è tagliata, si è auto-castigata in digiuni, che si è convinta di tante brutte cose. Come può un uomo come A. volere bene ad una persona come me? Questo è qualcosa che le mie orecchie non sono abituate a sentire.

Sono passati circa 7 mesi da quando abbiamo cominciato a frequentarci. Ci vogliamo bene e ce lo diciamo senza alcuna paura. Forse ci vogliamo più di bene, questo non l'ho ancora capito. Forse stiamo cominciando ad imparare ad amarci. Ma il termine "amare" mi fa ancora un pò paura e quindi non oso pronunciarlo.

Se A. scoprisse dell'esistenza di questo blog non credo gli piacerebbe sapere che parlo di lui. E' una persona molto riservata e forse dovrei evitare di raccontare qualcosa che coinvolga la sua persona. Mi dispiacerebbe se provasse un forte fastidio nello scoprire che ho parlato o che (forse) parlerò di lui. Però questo è un diario in cui parlo di me e se ora lui fa parte di me, mi viene inevitabile scrivere di me e lui, di..noi.




E' strano stare bene.

Un saluto strano, da Val.

2 commenti:

  1. Non sai come son contenta di leggere questo.
    era il tuo momento e te lo sei preso...e ora ti vedi non solo allo specchio deformante.
    hai affidato all'altro il giudizio della tua immagine...forse sto farneticando ma ti sei affidata...sei riuscita a cambiare la cornice...


    Che intensità...come una mamma che ha sbagliato (si questa sono io) ti guardo...anche mia figlia ce la sta facendo...
    e io ho modo di essere grata per ciò a cui posso assistere...non da attrice protagonista ma da semplice spettatrice

    Val tante carezze
    susi

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  2. Hai un futuro come scrittice! :)

    Ti seguivo con il mio blog ufficiale e ti seguo con questo!

    E per quanto riguarda A. tranquilla no lo diciamo a nessuno che parli di lui... :)
    Un abbraccio

    Indefinita

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