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05 lug 2015

Il mio corpo è sempre qui.



Sarebbe più giusto dire che il corpo ha versato tutte le lacrime accumulate dalla mente nel corso di quest'inesorabile carneficina.
Daniel Pennac
"Storia di un corpo"


Ci sono periodi in cui credo di potere dominare e controllare ciò che mangio, riscontrando inizialmente anche un effetto in termini di peso. Questo è stato il periodo in cui ho perso sì e no 3-4 kg, niente di così eclatante lo so (ho fatto di "meglio", mi verrebbe da dire). Ma è anche il periodo in cui li ho rimessi tutti e probabilmente di più. Insomma, up e down continui. Immagino però che non mi debba meravigliare poi così tanto. Era addirittura da diverso tempo che non scrivevo al Dottor R. di sentirmi uno schifo e quasi avevo creduto che potesse non più avvenire. Dopo una delle ennesime abbuffate, ho versato parole su parole ricordandogli quanto mi facessi schifo. Che dire? Mi ha chiamata la sera stessa, tirandomi un pò su di morale e proponendomi di scrivergli quando mi sveglio di notte: questo potrebbe essere un deterrente per non andare in cucina, ha detto. La prima notte, non ci ho sinceramente pensato. Mi è sfuggito proprio di mente: sono talmente meccanica in questa mia abitudine che non mi era tornata in mente quella proposta. La sera successiva invece non mi sono svegliata, forse per il fatto che mi sono addormentata tardi e quindi ero talmente stanca che ho dormito per tutta la notte. Le notti dopo sono state un misto di buono e cattivo: un paio di volte non mi sono svegliata, le altre ho mangiato qualcosa prima di andare a dormire. Ammetto che tutta questa faccenda mi rattrista molto, al punto che non vorrei neanche scrivere sul blog. Il fatto è che, come ho scritto al Dottor R., nonostante questi rarissimi episodi solitamente mi mettano di buon umore, mi sono guardata allo specchio (illudendomi) di vedere un ventre meno gonfio. E' ancora qui, addosso a me. Speravo che quelle abbuffate sparissero dall'addome il quale, che lo dico a fare, si è palesemente gonfiato. Io odio la sensazione di gonfiore, quel pallone rotondo che si crea quando sai che stai mangiando male e che ci metterà un bel pò per andarsene. Eppure ho sperato di non vederlo. Mi sono sbagliata (ovviamente). Mi guardo di profilo e vedo sempre questa protuberanza rotondeggiante che fino a qualche settimana prima non c'era. Sta ancora lì. Ed io, ancora, mi odio. Odio questo corpo che mi porto appresso ogni giorno. Odio questo corpo che non è come vorrei. Odio questo corpo troppo ingombrante, troppo di tutto. Ed odio me per non riuscire a metterlo a tacere, odio la mia mente che mi gioca sempre brutti scherzi, che mi continua a ricordare ciò che sono. Perchè forse è questo il problema. Sono. Ed "essere" questo corpo non mi va bene. Essere in questa prigione, come voleva intendere Platone quando parlava di corpo, mi fa star male. Non lo/mi voglio più. A quanto detto, il Dottor R. mi ha risposto questo:





E' passato circa un mese da quando ho scritto l'ultimo post. I motivi di quest'assenza -di cui già ho avuto modo di accennare- sono in primo luogo lo studio: il 30 Giugno infatti ho fatto il secondo esame di Giugno. Ora mi aspetta un esame a Luglio e il grande Leviatano di Settembre: no, non è Thomas Hobbes, ma Immanuel Kant e tutta la sua dannata Critica della Ragion Pratica a cui collego una sola parola: "odio". Non mi piace Kant. Per carità il Kant-politico è chiaro e scorrevole. Ma il suo criticismo, no grazie. Tuttavia penso che ci sia una ragione più originaria per giustificare questo mio periodo da "assenteista": credo che sia inutile ricordare anche sul blog tutte le sensazioni negative che mi pervadono. Non ho neanche la forza di leggere gli altri blog, lo ammetto. Non avrei delle buone parole da scrivere, non mi sentirei di aiuto. Permettetemi e perdonate il mio egoismo, ma voglio essere d'aiuto in primo luogo a me stessa, soprattutto in questo periodo dove le cose sembrano di nuovo essersi fermate. Lo strapiombo sta proprio di fronte a me, lo vedo. Ed è quello che sono abituata a vedere da diversi anni. Sta sempre lì. La Sertralina ha fatto il suo dovere per un pò di tempo, è vero. Ci sono stati giorni in cui sono riuscita a non tagliarmi nonostante la forte pressione che sentissi. Ma tutto è andato a farsi fottere un paio di giorni fa. Sì, mi sono di nuovo tagliata. Dopo tutte le abbuffate, le notti passate a pensare cosa mangiare quando mi trovavo di fronte la dispensa, il gonfiore addominale del giorno successivo..tutto questo mi ha fatto (per l'ennesima volta) crollare. Si badi bene: prima di farlo ho pensato innumerevoli volte di avvertire il Dottor R. che mi è stato sempre di aiuto anche nei giorni precedenti quando gli esprimevo questo "desiderio di..". Avrei potuto contattarlo anche solo per dirgli che avevo in mente "l'idea di.." e lui sicuramente mi avrebbe aiutata, inviandomi anche solo delle stickers su Whatsapp, come il bicipite che indica la forza. Ma non ho resistito: dovevo tagliarmi assolutamente. Dovevo punire la mia ingordigia, le mie abbuffate, il mio corpo, il mio assoluto non controllo, la mia gola. Dovevo punirmi punto e basta. Questo dannato riflesso mi scatena dentro sempre e solo tanta rabbia, rassegnazione, tristezza, schifo e dolore: ho dovuto far tacere qualcosa a cui non riesco a dare nemmeno un nome. So bene di avere sbagliato, che forse potevo sforzarmi a resistere, così come so che qualche progresso lo stavo probabilmente facendo. Ho mandato "tutto" all'aria. Mi sono sentita in colpa per il Dottor R., per i suoi sforzi, per le attenzioni, per l'aiuto che mi dà in continuazione. Così gli ho scritto riferendogli che forse avrebbe perso la stima nei miei confronti perchè non ero riuscita a dire di no a quell'impulso. Come sempre, mi ha saputo regalare delle parole bellissime.


Il fatto è che lui vede cose che io non vedo. Dov'è questo traguardo, se ancora mantengo determinate certezze che potrebbero definirsi distorte? Dov'è questo traguardo, se ancora non riesco a controllare le abbuffate? Dov'è questo traguardo se mi piango addosso? Dov'è questo traguardo se ancora non vedo ciò che gli altri vedono? Passano i giorni ed anche se continuo ad usare la Sertralina, sembro essere ritornata ad un punto morto. Come se fosse ormai un punto di non ritorno: dovunque vada, qualsiasi cosa faccia, ritorno sempre al punto di partenza. Si ripassa sempre dal "Via", come a Monopoli. Cosa vede il Dottor R.? Cosa c'è in me? Io vedo solo ombre che si sono ormai stabilite da tempo qui, dentro di me. Vedo e sento la mia mente tormentata da un senso di vuoto, da un urlo paradossalmente silente. Vedo distruzione, perdita, fiamme e cenere. Giuro che io mi sforzo di respirare, ma ho i polmoni logorati. Rincorro chissà quale visione del mio futuro, sperando di giungere ad una verità. Non sanguino nemmeno più: i miei sentimenti più semplici e genuini sono morti e mi hanno lasciata. Dov'è questo traguardo se il mio corpo è sempre qui?


Un saluto urlante, da Val.

2 commenti:

  1. il traguardo è..proprio..nell'averlo il corpo..
    nonostante che lo disprezzi,a parole e in atto,lui continua a stare lì..accanto a te...
    prova ad esserti amico..a volte sta in silenzio..senza disturbare...
    sopporta.sopporta.il tuo odio.le tue angherie..
    non chiederti perchè il tuo corpo è ancora lì..
    ma chiediti cosa saresti senza un corpo...
    forse non sai risponderti.
    ma senza..smetteresti di esistere anche tu.

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  2. Il problema è esistenziale quanto la tua richiesta di amore mai recepita da alcuno. Probabilmente ti annoi anche in quella stanza cittadina. Probabilmente se trovassi qualcuno che ti porta, - che so - , in montagna, e zompettate insieme alla ricerca di una casa e di una dimensione nuova, lontana dai muri e dagli odori familiari che trasudano di ricordi e reminescenze negative, questo loop si allevierebbe. La tua percezione del corpo cambierebbe: perchè i tuoi pensieri cambierebbe e "sarebbero" concentrati su altro. Sembra una banalità, ma solo uscire all'aria aperta e "fare", ti cambia la vita. Certo, bisogna trovare la persona giusta, a volte. E questo non è scontato. A volte le abbuffate e il circolo che si innesca è una sorta di noia cosmica esistenziale e basta, e fa solo capo, molto semplicemente, ad un bisogno d'amore tuo mai colto, da alcuno.

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