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26 feb 2015

Bullshit zone.


Non avevo interessi nella vita. Non riuscivo ad interessarmi a niente. Non avevo idea di come sarei riuscito a cavarmela nella vita. Agli altri, almeno, la vita piaceva. Sembravano capire qualcosa che io non capivo. Forse ero un pò indietro. Era possibile. Mi capitava spesso di sentirmi inferiore. Ma non c'era nessun posto dove andare. Il suicidio? Gesù Cristo un'altra fatica.  Avevo voglia di dormire per cinque anni di fila, ma non me lo permettevano.
Charles Bukowski
"Panino al prosciutto"


L'immagine scelta per questo post la dice tutta su come si imposterà questo 'diario', oggi. Perchè sì, si tratta di una 'zona stronzate' (anche se in inglese suona sempre meglio): le infatuazioni. Quelle mie, ovviamente. So di non avere mai avuto grandi relazioni, così come so altrettanto bene che fino ad oggi posso contare due partner sessuali di cui solo uno è stato importante (il fantomatico G.). E sebbene posso riconoscere di avere alcuni 'spasimanti' (non saprei come altri chiamarli, sinceramente) mi interessa ben poco. Un motivo in più per poter dire che mi si potrebbe definire una persona piuttosto fredda (vuoi per i limiti che io stessa mi pongo e per le situazioni che quindi evito). Ma, dall'altro lato, sono cosciente di essere propensa all'infatuazione piuttosto facile. Ed ovviamente, che ve lo dico a fare, le mie infatuazioni non hanno mai un riscontro da parte dell'altro sesso (certo che se anche fosse, avrei sempre da ridire, viste le mie paranoie mentali che più o meno tutte conoscono). Insomma, è un classico: tu piaci a quello che non ti piace e quello che piace a te non ti degna neanche di uno sguardo.

L'ultima è avvenuta nel giro di qualche mese (forse neanche due): ho passato tutti i miei appunti di Filosofia Morale ad un ragazzo che ha frequentato poche volte il corso ma che evidentemente mi vedeva smanettare con il mio tablet tutto ciò che il professore diceva (in gergo universitario, si dice "sbobbinare"). Insomma, occasione più occasione meno, ci siamo sentiti rarissimamente per chiederci come stesse andando lo studio o per riferirci informazioni generali. Addirittura, il giorno prima dell'esame (sarebbe stato il 24 Febbraio) chiedendogli se fosse carico e pronto per l'evento del giorno dopo, mi ha chiesto di chiamarci anziché scriverci sulla chat di FB. Così mi ha chiamata a casa, abbiamo parlato per quel poco che bastava per dirci che ormai le cose erano fatte e che sarebbe andata bene (ovviamente lui era il propositivo della situazione). Il giorno dopo, all'esame, ci siamo salutati e mentre attendevo il mio turno (seguendo l'ordine alfabetico non sono stata molto fortunata: il mio cognome inizia con la "V") abbiamo avuto modo di fare un paio di chiacchere. Niente di che: la solita scusa della sigaretta (mi ha chiesto lui se fumavo) ed un paio di volte siamo usciti per sgranchirci non solo le gambe ma anche la testa. Abbiamo parlato del più e del meno, niente discorsi sui massimi sistemi: d'altronde non ci conoscevamo/conosciamo. Addirittura mi ha fatto i complimenti per il colore dei miei capelli, definendolo 'incredibile'. E' capitato che, durante l'attesa, ci fossimo scambiati più volte degli sguardi e, non so se sia stata solo una mia personalissima allucinazione, ma spesso ho notato con la coda dell'occhio che mi guardava. Il 'destino' ci ha 'separati' nel momento in cui lui ha dovuto fare l'esame con l'assistente del docente: è stato portato in un'altra aula, mentre io sono rimasta ad attendere il mio turno: da che ero lì dalle 08.30, ho finito tutto alle 13.15. L'esame è andato bene e sono contenta di aver preso il mio secondo 30 in 4 anni. Uscita dalla stanza del professore, lui stava per entrare: ci siamo scambiati l'ultimo sguardo, mi ha chiesto come fosse andata (ed io di rimando). Dopo di che ognuno per la sua strada. Non so se lo rincontrerò: avremo solo un corso in comune che comincia a Marzo, ma a quanto pare lui frequenterà solo le prime lezioni visto che abita a Venezia. Maledetta me e alle mie infatuazioni irraggiungibili. Non che avessi in mente di provarci spudoratamente, ma cavolo, non mi aspettavo neanche che vivesse al Nord (giusto perchè è una casa-da-vacanza). Per non parlare del fatto che vuole andare a fare l'Erasmus. Più sfortunata di così non potevo essere.

Non metterò nessuna iniziale per questa persona: solitamente lo faccio quando qualcuno fa parte della mia vita o è entrata per poi uscirne (si vedano G. o anche O.). Lui non ha nemmeno bussato. Me lo sono ritrovata in mezzo, senza volerlo. Addirittura il Dottor R. si è dispiaciuto alla notizia che questo ragazzo vive al Nord-Italia. Con il suo fare ironico poi, mi ha detto che potrei comunque andarlo a trovare a Venezia.

Non ho voglia di parlare della seduta di oggi. Non che sia andata male o che si siano toccati argomenti delicati. E' solo capitato (ed è già successo) che nonostante il clima mite della seduta, sia tornata a casa improvvisamente rattristata e che mi sia messa a piangere. Il perchè non lo so e non so neanche se voglio saperlo. Quando succedono cose del genere poi, scopro che sono state mosse corde di cui non ero nemmeno a conoscenza. Per ora quindi, mi basta rimanere nell'ignoranza. In tal frangente, mia sorella mi è stata vicina. Il mio volto d'altronde non riusciva a camuffare quella tristezza improvvisa, così mi ha chiesto cosa fosse successo e cosa stessi vivendo in questo periodo visto che si è accorta che sono un pò dimagrita. Ha cercato di rassicurarsi sul fatto che non intraprenda più una certa determinata strada (l'anoressia per intenderci). Apprezzo questi istanti di vicinanza (non ne abbiamo molti, forse perchè non siamo mai state abituate ad essere accolte nell'ascolto) e so che anche se lei difficilmente capisce il significato del mio problema, non per questo è meno superficiale il suo tentativo di capirmi. Per questo, oggi ho apprezzato il suo gesto di 'ascolto'.

Non so cosa fare. Anche se qualcuno cercasse di spronarmi a provarci con "l'infatuazione" (non so in che modo, vista la 'fregatura' di questa situazione) il problema è che poi si proporrebbe la famosa questione del 'corpo', 'sesso', 'essere-vista', 'essere-me-stessa' e le solite paranoie, insomma. Ecco perchè il Dottor R. vuole che mi avvicini alla conoscenza della mia sessualità. L'esercizio -che ho sempre cercato di non fare- ora deve essere svolto. C'è poco da fare. Come poter essere sereni con il proprio corpo se non conoscendolo, d'altronde? Questo è quello che vorrebbe farmi capire il Dottor R., ed io sono sempre disgustata all'idea di 'conoscermi' in termini sessuali. Ma se non lo faccio, come posso aspettarmi di vivere serenamente una relazione? Non lo so. Sarà questo esercizio la chiave di svolta? L'evento catartico? Non ne ho la più pallida idea. Intanto questa infatuazione cresce e io me ne sto qui a lagnare sul "tanto non sarei mai pronta nella pratica ad una relazione: è inutile che ci provo con quella persona". Potenzialmente avrei potuto iniziare tante storie o vivere tante avventure. Poi nel concreto, nell'atto in sé, non faccio mai niente a causa delle tante paure limitanti. Ci sono tante cose in sospeso e su cui dovrei lavorare. Ci sono tante cose in cui vorrei riuscire, ci sono tante cose con cui non vorrei più avere a che fare, come le paranoie sul sesso, il disgusto che ho ad immaginarmi in una situazione principalmente carnale. L'immagine di me che fa sesso (con chiunque sia il partner) mi fa letteralmente schifo.

Forse semplicemente perchè mi faccio disgusto io.


Un saluto infatuato, da Val.

3 commenti:

  1. Anche io sono fredda, ultimamente dire glaciale.
    Infatuazioni non ne ho più non so da quanto, ho perso interesse pure per quello..e un pò mi spiace perché credo che quello sia un modo per sentirsi vive (rifiuti a parte), perché comunque ti rendi conto di provare ancora dei sentimenti.


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  2. Mi è piaciuto davvero tanto il test sulla personalitá che hai messo a lato del tuo blog!!!
    A parte questo, in merito al post, posso dire che capisco ciò che provi... Al solo pensiero di avere rapporti sessuali con qualcuno mi viene l' ansia, l' idea che non sono adatta a tutto questo, che è meglio rimanga da sola, in modo che avrò meno preoccupazioni. Non affronto questo mio grande problema da anni ormai... Mi fa fatica persino parlarne dinanzi al dottore. È un blocco costante che speravo terminasse magicamente... Peccato che il tempo passi ed io siamo sempre qui, ad evitare qualsiasi tipo di approccio con l' altro sesso, ad evitare di pensare alla mia situazione sentimentale, dato che mi vien da piangere anche adesso.
    Fatto sta che se questa infatuazione verso il ragazzo veneziano continua, dovrai farti coraggio e cercare di far cambiare qualcosa. A volte ritrovarsi nella propria vita un soggetto così, che entra senza nemmeno bussare, può esserci di aiuto. Guardalo come una occasione per riscattarti, per iniziare a non disgustarti più e a limitarti meno. Sono certa che ti farebbe solo bene.

    Un bacio.

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  3. per la questione sessualità non sai quanto ti capisco.....anche a me ripugna....solo il pensiero.....
    ma può essere che determinate cose vadano superate solo 'vivendole'...
    per il ragazzo veneziano...buttati!!!!
    soprattutto perchè lui sembra ricambiare.....
    può nascere una bella storia....magari anche solo di amicizia......
    ma non potrai dire di non averci provato!!!
    forza!!!

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