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17 feb 2015

A che serve tutto questo?


E pensavo: forse mi ci abituerò. Non mi ci abituai mai.
Charles Bukowski 
"Post Office"

Il mio primo esame della magistrale è andato bene e ne sono rimasta piuttosto meravigliata ed ora vi spiego il perchè. Era da ormai tre anni che non ero così soddisfatta di un esame. Ero talmente agitata/spaventata, che ero quasi decisa a mollare tutto ed andarmene. Pur nonostante il supporto morale/psicologico della giovane presenza di C. (no, non è quella della 'pausa della riflessione' del precedente post), poco prima di entrare (ero la prima), stavo per mettermi a piangere. Per chi amasse i dettagli, si trattava di Filosofia della Religione, corso di cui ho fatto altri due esami (quindi siamo a quota tre con questo). Con una tesina valutata 28 e l'orale valutato come 30, ho preso 29. Forse chi prende sempre 30 o 30 e lode agli esami, non potrà capire pienamente la gioia che ho sentito io dopo essere uscita dalla stanza del docente, con un'ora e 10 di interrogazione alle spalle. Sono soddisfatta del voto soprattutto perchè, come ho detto, è stato il terzo esame che ho dato con lo stesso docente, le cui esperienze passate hanno sempre avuto un esito piuttosto 'basso': rispettivamente un 27 e un 26. Questa volta invece mi sono riscattata, ho dimostrato di conoscere, di sapere e di essere una brava studentessa. Ho avuto modo di fargli forse rivalutare la mia persona. Forse non sarò così capace a capire l'idealismo tedesco (materia di esame delle due precedenti esperienze), ma ieri ho dimostrato capacità intellettive riguardo un argomento per lui diverso rispetto a quello che solitamente spiega (ha scelto di trattare Ricoeur, filosofo morto nel 2005 e che ha avuto modo di conoscere: il suo corso, quest'anno, è stato più un modo per onorarlo). Essendo quindi Ricoeur un filosofo fortemente aperto alle 'contaminazioni' di numerosi intellettuali e dagli argomenti filosofici più disparati (come l'esistenzialismo, la linguistica, la filosofia della religione e quant'altro) io ho avuto modo di approfondire (soprattutto nella tesina) l'approccio ermeneutico ricoeuriano con ciò che più mi interessa e che sento più 'mio': la psichiatria fenomenologica. Ho saputo portare argomentazioni nuove ed a lui sconosciute. Sono persino stata in grado di fare parallelismi con il DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali). In più, essendo lui un docente 'umano' e capace di cogliere gli interessi dello studente, ha impostato l'esame 'su misura' per me. Mi ha dato modo di poter sviluppare i miei interessi e questo lo apprezzo molto.

E fino a qui, qualsiasi persona (almeno credo) potrebbe pensare: e quindi? Cosa ci sarebbe di strano? Chi se ne frega dei tuoi voti, no? Ed invece no, c'è un piccolo problema. Lo spiego subito. Il giorno dell'esame ho avuto anche la seduta con il Dottor R., al quale ho rivelato la bella notizia. Non vedevo l'ora di raccontargli come era andato l'esame e di dirgli che ero riuscita a riscattarmi, che avevo dimostrato al docente di essere brava e capace nonostante la mia scarsa capacità di comprendere l'idealismo tedesco. Così, gli ho riferito tutto ed ero pronta ad una 'partecipazione' empatica. Invece no, o almeno non proprio, ecco. L'idea del riscatto, del farmi riconoscere come 'capace' e 'brava' agli occhi del docente, voleva rappresentare un modo per far sì che la mia personalissima impressione (e qui sta il problema) sul giudizio negativo che il docente poteva avere acquisito nel corso delle mie ultime due esperienze, fosse rivalutato. Non per altro, il valore che avevo assegnato a questo esame era talmente forte che stavo per mettermi a piangere: se fosse andata male, avrei 'subito una perdita' profonda. Il Dottor R., ha cercato quindi di farmi capire che avrei dovuto essere contenta di aver insegnato qualcosa io al docente e che sarei dovuta essere soddisfatta dell'esito dell'esame. Infatti, per quanto all'inizio del blog abbia sottolineato la gioia di questo esito, l'euforia è durata sì e no una mezz'oretta. Poi tutto è svanito nel nulla ed il 29 preso non aveva più quella sua importanza particolare. Perchè è successo questo? Semplicemente perchè è come nella perdita di peso: ci si focalizza su un primo obiettivo numerico (facciamo caso 55 kg) ed una volta raggiunti, quella felicità che si credeva toccare, in realtà svanisce immediatamente dopo. E così ci si prefissa un ulteriore numero di peso. Il resto poi, si sa. E' la stessa cosa, nel mio caso, anche per il voto numerico di un esame. Ero convinta che lui avesse un giudizio negativo sulla mia persona, proprio perchè ho preso con lui 27 e 26 negli anni precedenti ed ho quindi usato questo esame per ribaltare il suo giudizio. Questo però, è tutta una mia impressione: mi sono convinta di questa cosa,

Sono vittima dei giudizi, inventati, palesi, ipotetici o falsi. Proietto la mia persona ad immagine e somiglianza degli altri, dei loro sguardi, delle loro parole, delle loro accuse o dei loro riconoscimenti. E quello che è più assurdo è che ascolto solo il parere negativo, tanto da immaginarmelo sempre lì presente, pronto ad additarmi difetti, proprio come è successo nel caso dell'esame. L'ascia del giudizio mi ha mozzato la testa. Non riesco a prendere le distanze necessarie da quello che mi circonda per evitare di ricadere in problematici giochi mentali. Ogni momento è buono per credere che qualcuno mi stia guardando perchè crede che sia vestita male, o perchè abbia i capelli fuori posto o chissà cos'altro. Anche ogni colloquio con il mio ormai relatore A.  può essere una 'buona' occasione per iniziare a disprezzarmi o, come si direbbe a Roma, ad 'imparanoiarmi': magari sta pensando che sono stupida, sciocca, ignorante, poco interessante. Chi lo sa. Tutto è possibile, no? Peccato che il 'possibile' di cui parlo io tende esclusivamente al negativo. Quindi sì, vivo la vita immaginandomi pensieri o magari giudizi che molto probabilmente a nessuno gli passano neanche per l'anticamera del cervello, semplicemente perchè non per forza devo stare al centro dell'attenzione, no? Eppure, ho sempre il dubbio di essere fuori posto, poco interessante,

E mi chiedo: perchè? Anche il Dottor R. si (e mi) pone la stessa questione. Io, ovviamente, non so mai dare una risposta. Ci dedicai, infatti, un altro post a questo argomento. Ed il fatto che sto ancora qui a parlarne, certo non mi fa sperare in un miglioramento. Non so perchè sono così attaccata al pensiero/giudizio altrui sulla mia persona. Forse perchè non mi so definire io. Forse perchè non voglio rischiare di farmi un'idea sbagliata di me stessa, e mi fido più degli altri che del mio raziocinio (sempre se me ne sia rimasta una briciola). Se rileggo i miei post, infatti, mi rendo conto che scrivo a 'fasi' alterne: raziocinio e paranoie. Un miscuglio di idee di cui non si capisce niente.

Tra tre giorni avrò 23 anni, ed io sto ancora qui a piagnucolarmi addosso. Sto ancora qui a scrivere cose che rimarranno alla portata di tutti, alla possibile lettura di chiunque si imbatta casualissimamente in un blog personale, eppure alla vista del mondo dell'internet generale. Servirà a a qualcosa? Servirà a qualcuno? Io non ho ancora capito perchè sto ancora qui a battere le dita su una tastiera nera, con le lettere casualmente ancora non sbiadite. Non so perchè sto ancora qui, a ripetere in fin dei conti le stesse cose. Certo, ho maturato una cerca consapevolezza del problema e fin qui non ci sono scuse. Avrò capito tante cose di quello che è stato il mio disturbo alimentare da anoressica. Eppure oggi, ho bisogno di capire ancora di più. Sento questo bisogno quasi spropositato ed affannoso di sapere cosa sta succedendo e perchè sto continuando questa lotta infinita con me stessa, con il mio corpo, con le mie forme. Voglio capire perchè non so voltare pagina, perchè non riesco a farmi forza e dirmi che mangerò a pranzo piuttosto che saltarlo e perchè non sono capace di migliorarmi. In questo periodo storico in cui non so più a cosa guardare o tanto meno cosa cercare, nemmeno il DSM-V sa darmi una definizione chiara di ciò che sono, di quale sia specificamente il mio problema: mi sento persa. Girovago nel vuoto del nulla.

Che ci sto a fare qui?


Un saluto limbico, da Val.

3 commenti:

  1. secondo me tu vuoi capire troppo di tutto.
    esistono ragioni che rimarranno sconosciute forse perchè noi stessi vogliamo così...
    la nostra identità si forma anche sull'abbozzo,sul non-detto,non-fatto....
    e purtroppo la gioia svanisce in un baleno...
    perchè è così inafferrabile....
    un pò come siamo inafferrabili noi stessi.
    per l'esame sei stata bravissima....
    anche se per poco...hai goduto....
    e vale tanto.....


    un abbbraccio

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  2. Val, porca miseria, sei per caso entrata nella mia mente, sbirciando fra i miei pensieri? Sono sbalordita di ciò che hai scritto, sopratutto sull' idea di essere giudicata e il pensiero di essere additata, osservata, vista in maniera negativa. Per qualsiasi cosa.per qualsiasi sguardo, parola di un altro io mi sento in giudizio, sento dall' altra parte un rimprovero, un qualcosa che nonandrâ sicuramente.
    Mi hanno spesso detto che si tratta di forte insicurezza. Non lo so, non credo sia solo quella.
    Anche quando facevo l' universitá il mio studio era continuo, disperato. Arrivavo all' esame per riscattarmi di fronte al voto precedente, di un esame prima, 27,28 .. Sostenendo che dovevo riscattarmi, farmi valere, credendo che un voto potesse sminuire o ingrandire la mia persona. Poi, un attimo dopo, tornavo al banco con il mio 30 estremamente spsorridende, soddisfatta... Una felicità destinata a sfumarsi tra neanche mezz'ora. È così ricominciava la "lotta" daccapo.
    Ti capisco estremamente.... Per questo non riesco a darti un misero consiglio, non ho idea di come poter vedere diversamente le cose, di come affrontarle diversamente.

    Un abbraccio.l.

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  3. Ciao cara,
    permettimelo... ma il dsm-v buttalo nel cesso.
    scusa la finezza dai ma ti pare che dobbiamo catalogarci con sto cazzo di dsm?
    un manuale non ti darà mai una definizione alla tua complessità di persona..

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