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20 dic 2014

Troverò la mia gioia, o forse la mia fine?



Morire
E' un'arte, come qualsiasi altra cosa
Io lo faccio in un modo eccezionale
Io lo faccio che sembra un inferno
Io lo faccio che sembra reale.
Ammetterete che ho la vocazione.
Sylvia Plath
"Lady Lazarus"


Il 16/12/2014, sono stata proclamata "Dottoressa in Filosofia". E sapete una cosa? Non mi è importato molto del voto. Non quando l'adrenalina, l'ansia e forse l'eccitazione per un lavoro che ho sentito particolarmente mio, erano lì in prima linea a farla da padrona. L'esposizione è andata bene e sono contenta del progetto finale. Anche il presidente della commissione sembrava abbastanza interessato nonostante insegnasse Estetica (come tutti gli altri 6 docenti, eccetto il mio relatore). La proclamazione è avvenuta collettivamente in un'aula insieme a tutti i parenti degli altri studenti. E se mio padre era in prima fila con il mazzo di fiori in mano, mia madre era lontana da tutto e da tutti: stava in un angolo a fare non so cosa (probabilmente a non vedere l'ora che finisse tutto visto che le faceva male la gamba [causa sciatica che non vuole far operare]). Non me ne importa nulla, comunque. Inaspettatamente mi sono ritrovata circondata da amici. Cioè, lo so di avere delle care persone accanto, ma chissà perchè me ne sono resa conto proprio quel giorno. Compagni, colleghi e non, amici importanti della mia vita. Anche chi solo passava per farmi l'in bocca al lupo. Ho realizzato la profonda importanza, ma forse sarebbe meglio dire "fortuna" che ho ad avere persone come loro: sono quelli rimasti nonostante la mia famosa teoria del "nonostante tutto ciò che sono". Sì, sono fortunata in fin dei conti, almeno su questo.

Dare la tesi, esplicare un proprio progetto in cui ci si è immersi con anima e corpo, non so se sia servito a porre una fine a tutto il passato-anoressico ed al presente-da-binge-eating che ancora mi tormenta, ma almeno posso dire di essere riuscita a dare voce a me stessa, di aver potuto spezzare il silenzio incompreso, le false conoscenze su questa tematica (più che false, forse sarebbe meglio dire "superficiali") disvelando così il significato più originario dell'anoressia, testimoniandone il disagio esistenziale che si cela nel più profondo (almeno secondo le mie teorie) della persona che lo vive. In questo modo, ammetto di aver sperato che mio padre (famoso per, ogni tanto, avermi dato dell'egoista), mia madre (così troppo patologicamente concentrata su sé stessa) ed in fondo anche mia sorella (una persona che potrei definire piuttosto 'pratica') abbiano capito. Spero che abbiano capito cosa è successo prima e cosa sta succedendo oggi. Spero che abbiano capito che quella tesi ha parlato di me, del mio passato ed in parte del mio presente. Spero che abbiano capito la 'vera' sofferenza del disturbo alimentare che solo secondariamente ha a che fare con il cibo, l'eccessivo sport fisico. Come credo di aver già detto, l'anoressia non è solo uno specchio che interferisce con i propri pensieri, ma ha che fare con una sofferenza molto più ultima: come ho scritto nella tesi "ci si sente nulla in un corpo che è nulla" e si è solo "un abbozzo di presenza" per dirla invece con le parole del fenomenologo francese Merleau-Ponty. Tra le persone presenti alla mia discussione, c'era il mio psicoterapeuta. Il Dottor R., con al seguito l'altrettanta famosa Dottoressa D., sono venuti ad assistere alla mia tesi: è stato un magnifico regalo la loro presenza, sul serio. E' stato quindi molto importante che ci fosse anche il Dottor R.: appena l'ho visto arrivare (mancava poco al mio turno) mi si sono illuminati gli occhi ed il sorriso si è subito esteso sul mio volto. Avevo bisogno di lui, soprattutto. Finalmente l'ho potuto abbracciare forte perchè era molto importante per me che venisse anche lui. Sicuramente avrebbe capito la tesi, ed avrebbe dato alle mie parole il giusto significato. Di questo ne sono sicura. Nel corso della serata, una volta che mi ha salutata, mi ha scritto:

"Sono felice di aver condiviso con te questo momento. Questo risultato, soprattutto il 101 (mi sembra di aver sentito), non aumenta né diminuisce il tuo valore, sei la [mio nome] di sempre e sei importante perchè sei TU..una persona semplice e speciale, e fondamentalmente unica..un abbraccio forte"

Ho inviato (un giorno fa) una mail di ringraziamento al mio relatore (cogliendo l'occasione poi per concordare un argomento per l'esame, visto che il programma di quest'anno è lo stesso di quando l'ho fatto io, un anno fa). Mi ha fatto piacere leggere le sue parole:

"[...] Sono contento che sia andato tutto per il meglio e non ci siano stati intoppi con la commissione, ci tenevo che avesse il massimo di punti possibile. Questo perchè credo che abbia fatto un ottimo lavoro e con rara passione"

Fin da quando il docente è divenuto il mio relatore, sono stata sempre certa che lo avrei voluto avere anche per la laurea magistrale. E' una persona capace, che mi ha seguita sempre con costanza e che ha avuto modo di apprezzare il mio lavoro fin dall'inizio. Per questo motivo lo apprezzo molto. Ora, sebbene mi sia appena laureata, sto già pensando al prossimo progetto di laurea. Mi rendo conto che forse è un pò troppo precoce, ma comunque vorrei avere almeno già una idea chiara a riguardo. Sicuramente continuerò a concentrarmi sulla psichiatria fenomenologica, questo è poco ma sicuro. Stavo pensando di approfondire Binswanger o di addentrarmi nel pensiero jaspersiano (che è il programma di corso del mio relatore, infatti).

Il fatto è che, se fino ad ora ero concentrata sul lavoro della tesi, ora mi sembra di essere ritornata nella quotidianità più triste di sempre: quella di prima, dopo tutto. Quella che mi fa sospirare lentamente e trascinare per le strade di Roma come un'ameba, un vegetale. Ed ora? Troverò la mia gioia, o forse la mia fine? Chi lo sa. Non so chi, cantava "lo scopriremo solo vivendo", e peccato che a me, di vivere, non va proprio. Non so più come potere andare avanti; ogni notte è la stessa storia, ogni notte diventa sempre un incubo. E sembrerebbe ipocrita dire che non sono cosciente di quello che sto facendo quando vado a strafogarmi. Perchè lo so. So che sto andando a mangiare, che sto andando a imbottirmi di carboidrati, zuccheri, grassi e via discorrendo. Ma poi, perchè non mi fermo? Perchè non funziona più la storia del "pensare-al-senso-di-colpa"? Tutto gira, tutto circola nello stesso senso unico. C'è una cara amica, C., che dice che sono stata capace di rompere la gabbia (ed è stata così meravigliosa da regalarmi una gabbietta di cui ha appositamente rotto tre sbarre). Ma io mi sento sempre rinchiusa qui, tra le sbarre. Il coraggio di cui lei parla, io non lo vedo. Sì certo, ne ho avuto a voler fare una tesi forse un pò scomoda ma pur sempre interessante; ne avrò avuto quando ho cercato di dare voce a me stessa in quel lavoro; ne avrò avuto quando pronunciavo determinate parola sperando che le persone che ascoltavano potessero capire davvero. Ma non ne ho ancora tanto da dire che smetto. Smetto i digiuni, smetto le abbuffate, smetto di avere paura, smetto di limitarmi, smetto di odiarmi, smetto di piangere. Questo non l'ho mai detto. Questo non l'ho mai fatto. Sono ancora qui, mia cara C. (se mai leggerai): imprigionata. Sono ancora qui, a crogiolarmi nel mio microcosmo. E l'elemento più comico (o tragi-comico) della situazione è che mi sono rinchiusa io nella gabbia. E le chiavi non ce le ho più.


Un saluto imprigionato, da Val.

2 commenti:

  1. ...mi sono rinchiusa io nella gabbia. E le chiavi non ce le ho più.

    Ma così come ti sei costruita una gabbia, smarrendone le chiavi, puoi forgiarne di nuove per uscirne...

    Morire è l'arte di un momento, un fuoco d'artificio, una fiamma che sfrigolando subito si spegne. Un capriccio di cui tutti parlano per un istante.

    Vivere è la fatica di costruire. Silenziosa. Umile. Negletta. Un'opera che parla di noi e con noi fino all'ultimo respiro. E forse, poi, parlerà anche agli altri.

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  2. mi piace come scrivi...sei profonda...attenta...toccante...
    sai anche io dall'anoressia sono ora nel binge...
    prigioniera di me stessa....masochista e nichilista...


    mi farebbe piacere se passassi da me

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