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10 dic 2014

Punti fermi.



Non era splendido che la sua lotta fosse anche il suo funerale e il suo funerale una lotta, che vita e morte si accoppiassero così magnificamente?
Milan Kundera
"La vita è altrove"


L'immagine che oggi ho voluto usare per scrivere questo post non l'ho presa in giro per internet (di solito la fonte primaria è Tumblr), ma è uno screenshot della mia tesi, ovvero dell'abstract (ma va?), che andrà nelle mani dei docenti della commissione il giorno della mia discussione per la laurea. A quanto pare leggono solo quello, e poco gli interessa il contenuto della tesi. Così ho stampato 7 copie (quanti sono gli esaminatori) e le ho plastificate. In più ho fatto stampare ben 6 copie della tesi (è stato un processo travagliato, perchè le ho dovute stampare diverse volte causa errore copisteria ed un mio refuso, ma alla fine è andata bene): una va a me, una direttamente al relatore ed infine una alla commissione. Le tesi "in più" andranno una a mia madre (la vuole lei, sennò mi sarei risparmiata 20 euro), una la dono al mio professore di filosofia del liceo e l'ultima (ma non per importanza) la darò al Dottor R., al quale ho dedicato la tesi anche se in realtà la dedica comprende più persone. Comunque lui è il primo "della lista".

Non gliel'ho mai detto, ma quando ho sottolineato, all'interno della mia tesi, la profonda sensibilità umana di Ludwig Binswanger nei confronti dell'essere umano che esprime una sofferenza psichica, ho pensato a lui, sempre. Per tutto il tempo in cui ho avuto modo di mettere in rilievo questa non comune capacità dello psichiatra svizzero, ho scritto pensando a lui, come se in realtà stessi descrivendo il profilo non tanto di Binswanger, quanto del mio Dottor R., del suo modo di approcciarsi alla sottoscritta, ed alla comprensione (sebbene immagino che faccia un pò di fatica) rivolta nei miei confronti. Credo che sia uno tra i pochi che mi sappia vedere nel senso più ontologico del termine. Per questo la tesi la dedico in primis a lui, al suo sguardo umano ed ai suoi occhi capaci di vedermi sul serio e non per finta o solo perchè è il suo lavoro e basta. In lui c'è molto di più. Devo ringraziare le sue parole di conforto, i suoi "Mi dispiace vederti soffrire così", che solo lui è riuscito a captare da una mia sola espressione del viso. Poi viene il professore di filosofia del mio liceo linguistico, al quale devo un pò tutto il mio percorso, il motivo e la ragione per cui oggi posso dire che mi sto per laureare. E' vero, inizialmente avrei voluto fare psicologia, ma se non ci fosse stata la passione filosofica di fondo che lui è riuscito a trasmettermi, ed il ricordo di una persona così semplice e appassionata come lui, chissà ora a che punto sarei. Forse non avrei preso nessun'altra facoltà. Per questo, al professore C. devo l'adempimento di questo piccolo passo della triennale. Poi, certamente, vengono i miei amici, e la mia famiglia.

Fino ad oggi ho potuto dare solo una delle copie stampate al Dottor R., allegando anche una pagina di lettera (scritta al computer) in cui ho approfondito ed elencato i motivi per cui l'ho dedicata a lui. E' stata una stretta al cuore vederlo commuovere. Con il capo chino a scorrere le righe del foglio, ha detto "Mi stai facendo commuovere" e così, alzando la sguardo ho visto gli occhi lucidi. I suoi ringraziamenti li ho sentiti venire dal cuore, dal più profondo, e quasi quasi mi stavo per emozionare anche io, ma chissà perchè io non ho mai pianto di gioia o di felicità. Comunque sono stata molto contenta, e -chissà quante volte lo avrò scritto in questi anni- sono fortunata ad averlo accanto a me. Anche per lui vale la domanda: senza il Dottor R., che fine avrei fatto? Ricordo ancora la mia primissima psicologa, una giovane ragazza di cui però ho rimosso il nome e cognome. Evidentemente non mi ha lasciato niente. Sfogliando le pagine di un mio vecchio diario (cartaceo, s'intende) c'è solo un riferimento a lei, ovvero alla sua idea che la mia anoressia sia stata solo un modo per attirare l'attenzione. Inutile dirvi che non sia così, tant'è che anche nello stesso diario ho dedotto lo stesso pensiero. Invece il Dottor R., non saprei come altro dirlo, è una persona speciale. Professionalmente è molto capace: mi ha addirittura aiutata a spezzare il cordone ombelicale con mia madre! E basta solo questo esempio (per me) per confermare la sua non solo professionalità, ma anche umanità. Non ho mai incontrato una persona come lui e più ci penso, più mi sembra di non avere mai le parole giuste per definire la profonda stima e l'intimo ringraziamento che vorrei rivolgergli ogni giorno. Soprattutto quando mi ritrovo a scrivere una tesi che racconta, implicitamente, me. Spesso nel caso clinico seguito da Binswanger, ovvero il caso di Ellen West, ho ritrovato qualcosa di mio: la paura di vivere, l'angosciante certezza di un corpo che non sarà mai abbastanza, gli strati di grasso, le abbuffate, i sempre più dolorosi giorni in cui si deve indossare questo corpo e questa pelle. Certo, io ed Ellen non siamo precisamente comparabili: lei è vissuta tra '800 e '900 dove ancora la donna non aveva possibilità di esprimersi, in cui la società borghese patriarcale del tempo imponeva delle severe restrizioni comportamentali (le donne non potevano indossare i pantaloni, ad esempio). Insomma, tra me e lei ce ne passa, ma riesco ad immedesimarmi perfettamente nella sua storia-di-vita, in quel suo mondo-di-vita, quel mondo tragico interiore e fatto di cortocircuiti. Sì, lì posso vedermi nitidamente.

Non vedo l'ora di discutere la tesi (mancano sei giorni). Non vedo l'ora di ridare quel significato altro a questo disturbo del comportamento alimentare, l'anoressia. Forse, implicitamente alla tesi, c'è il desiderio di dare voce a me stessa, in fin dei conti. E lo so che non sono anoressica, ma non devo per forza rispecchiare fisicamente il classico stereotipo della definizione che si dà alla figura emaciata ed evanescente tipica di chi soffre questo particolare disagio. La mia tesi rappresenta uno dei pochi punti fermi che ho. Il progetto è nato in primis grazie al percorso che ancora svolgo con il Dottor R., che mi ha fatto conoscere la logicità del mio mondo ed anche se vedo ancora tanto buio, posso dire di sapere dare un che di sensatezza a qualcosa che prima non capivo. Non so se per questo giorno che si sta avvicinando, avrei voluto desiderare di essere "sana", e non corrispondere più ad un profilo diagnostico..perchè ancora credo in alcune "certezze" che i comportamenti anoressici possono darmi. Ma non importa. Non qui e non ora. Non fa niente. Oppure, è forse proprio per tutto questo che posso dire di essere ancora più soddisfatta: nonostante tutto quello che ho passato e le difficoltà che mi trascino ancora addosso come fossero un malocchio, ho scritto questa tesi. Nonostante tutto.


Un saluto fermo, da Val

7 commenti:

  1. Sai che ti immagino mentre fai le fotocopie e vorrei che esistesse un film su di te. Mi si aprirebbe il cielo davanti a guardarlo .Anche io ho un Dottor R. a cui sono grata, purtroppo mi seguirà solo finché sarò in clinica.

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  2. piacerebbe anche a me leggere la tua tesi!
    Complimenti e...in bocca al lupo!

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  3. in bocca al lupo... in questa tesi non potrai che dar voce finalmente a te stessa. Mi piacerebbe pure a me leggerla, davvero...
    forza!!

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  4. E poi volevo chiederti se sapresti indicarmi dei buoni blog ancora attivi "simili" al tuo...

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    1. Prova a dare un'occhiata a chi commenta nel mio blog. O anche a chi "mi segue". Alcune persone suppongo che non scrivano più da tempo, ma indicazioni precise purtroppo non te ne so dare.

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  5. Ho trovato molto interessante questo post e il tuo blog in generale, mi ritrovo a sprazzi nelle tue parole tanto che mi sono segnata il libro che citi, che purtroppo, ammetto l'ignoranza, non conoscevo. Spero di leggerlo il prima possibile. Mi unisco volentieri al tuo sito.

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