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01 nov 2014

E' tutto un incubo.


Mi sento esclusa da ogni vita reale. Sono del tutto isolata. Vivo chiusa in un globo di vetro. Vedo gli uomini attraverso una parete trasparente, le loro voci mi giungono attutite. E mi sforzo, mi struggo per arrivare sino a loro. Io grido ma essi non sentono. 
Ludwig Binswanger
"Il caso di Ellen West"



Soffrire di binge eating (notturno) non solo indica aumento di peso e cellule adipose che con lo scorrere inesorabile del tempo vanno a circondare -come fossero cellophan- il mio corpo, ma significa anche avere la pelle del viso più grassa, mista di imperfezioni. Quindi ora non solo stento a guardare il mio corpo, ma faccio una grande fatica ad osservare anche la pelle del mio viso. Così mi sento costretta a dover coprire il mio volto (lato destro o sinistro in base alla gravità della condizione della mia faccia) con i capelli che almeno sono lunghi e ricci. Appena quel poco di vento li sposta, mi sale l'ansia al petto e mi sento vergognosa, quasi come se fossi nuda, perchè chiunque potrebbe vedere il mio viso per niente liscio. Ed allora riacchiappo con le mani i capelli posti tatticamente sulla guancia destra o sinistra, e mi guardo intorno sperando che nessuno abbia intravisto l'orrore. Girovago per i corridoi dell'università, cammino per strada, viaggio in metro con addosso una vergogna tale da non alzare mai lo sguardo e trattengo il respiro quando passo accanto ad una persona dell'altro sesso, coetaneo o adulto che sia. E non lo faccio per tirare indietro il ventre ed apparire illusoriamente più magra, quanto invece perchè penso che in quel modo lui non possa notarmi. Smettere di respirare, mi illude di essere morta per quella frazione di secondo. E se sono morta, nessuno mi guarderebbe più.Vorrei avere la maschera che Tom Cruise indossa in Vanilla Sky. E se ne esistesse una anche per il corpo, potrei nascondere queste carnosità, queste forme. E' tutto un incubo.

Evidentemente, quando sono andata dallo psicoterapeuta, i miei occhi esplicitavano quel disagio che solo poche persone riescono a vedere (lui, ovviamente è il primo fra tutti). Infatti, il Dottor R., notandomi particolarmente giù di morale, mi ha domandato -come se me lo avesse letto in volto- se non mi sentissi stanca del circolo vizioso in cui sono caduta da tempo e non solo per un corpo che non mi soddisfa mai, ma anche perchè andando avanti in questo modo, a lungo termine il mio organismo (sempre se non lo stia già facendo) potrebbe accusare qualche danno. Si è messo -come sempre- nei miei panni, ma questa volta però era come se davanti a me vedessi una seconda me stessa: il Dottor R. sembrava essere una mia seconda copia e per un momento ho immaginato che si mettesse lui a piangere, e non io come di solito sono abituata a fare. Le volte che piango ormai sono solo quando mi trovo seduta davanti a quella scrivania, su quella sedia di pelle finta nera. E' capace di toccare corde così delicate, anche solo con brevi frasi. Ricordo soprattutto un evento: quando mi disse che le persone che mi stanno vicine mi vogliono bene perchè esisto. E quando capita di ripetermelo, aggiunge sempre -scherzando- "questa volta però non piangere eh". Ed allora sorrido, velando però una tristezza negli occhi lucidi. L'ultima volta abbiamo parlato di valore e dell'estrema fatica che faccio per trovarlo all'esterno. Abbiamo parlato del rapporto amicale con C., e della preoccupazione che ho avuto circa il fatto che lei non riesca a vedermi, mentre io lo faccio in tutti i modi. Sono subdola: io la vedo perchè spero che lei faccia lo stesso. Sono una cattiva persona, sono subdola, sono egoista. So che ogni rapporto è un do ut des ma il mio comportamento è completamente sbagliato, è infimo. Mi sono sentita in colpa, quando l'ho detto ad alta voce. E mi ci sento tutt'ora. Il Dottor R., dice che questo può servirmi a lavorarci sopra, ed in più potrebbe anche farmi capire che non ne vale così tanto la pena ricercare una certezza d'esistenza e di valore negli altri. Avrei voluto chiedere: e come si fa a darsi valore se nella vita non ne ho mai ricevuto, se non sono stata mai vista, se ho ricevuto sempre il contrario di tutto, se ci sono state persone nella mia vita che mi hanno accecata con i loro giudizi, con i loro sguardi inquisitori ed i loro commenti negativi? Come si fa a volersi bene, ad accettarsi a prescindere da ciò che gli altri possono dirmi, se sono stati proprio gli altri a dirmi che non ne valeva e non ne valevo io stessa la pena? Dimmi, Dottor R., come si fa? Come si fa a guardarsi allo specchio e non sputare su quel riflesso? Come si fa a non avere più paura di mostrarsi? Ti prego, dammi una risposta, dammi un libro guida, dammi dei precetti da seguire. Ti supplico, dammi qualcosa, perchè io non ce la faccio, io non ci riesco. Ed ogni giorno che passa, precipito sempre più in basso.

Come ho già scritto più volte, più che dirmi di mangiare a pranzo, il Dottor R. purtroppo non può fare altro. Ed io mi ostino a ripetere sempre lo stesso tipo di comportamento. Ogni giorno replico quello che forse non dovrei fare, digiunare a pranzo. Perchè lo so che basterebbe mettere in bocca anche solo un panino con bresaola. So che sarebbe uno sforzo da fare per evitare la rabbia ed i sensi di colpa. Non sono mica stupida: io queste cose le so. Lo so che è il digiuno a metà giornata che poi mi fa svegliare nelle ore più improbabili, di notte. Ma, maledetta me, io ogni giorno mi convinco che sì, ce la posso fare a non abbuffarmi. La mia vita è infinitamente circolare: il binge eating notturno mi costringe a dover trovare un rimedio -per sentirmi meno in colpa- nel digiuno. E così via, e così via. Ogni giorno muoio ed il mattino dopo rinasco con un'ammaccatura in più, ma ripercorro lo stesso tipo di routine, ogni stramaledetto giorno di questa mia grassa vita. Non finisce mai. Il cerchio è chiuso.

Vorrei che versando tutte le lacrime, mi svuotassi anche dal dolore, dall'angoscia e dall'estraneità che permeano in me. Vorrei prosciugare questa tristezza. Vorrei non essere più una terra fertile dove cresce tutto questo disagio. Vorrei essere arida. Vorrei non essere più stanca. Non ce la faccio più. Ho ricominciato ad avere pensieri che vanno contro il tanto inviolabile diritto alla vita ed al diritto di auto-conservazione.

Voglio non dovermi svegliare più. E non intendo nella notte. Ma per sempre.

Un saluto circolare, da Val.

2 commenti:

  1. Non può svegliarsi chi muore...

    ...ma non può svegliarsi anche chi è già sveglio.

    Veglia, e soffre, e lotta... e vive.

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  2. Sebbene viviamo un andamento circolare non è detto che non possiamo scegliere di percorrere questo cerchio in maniera trasversale.
    Taglia i tuoi cerchi.
    Lo puoi fare.
    Lo vuoi fare.
    Lo sai fare.

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