Pagine

23 ott 2014

Ci si sente nulla, in un corpo che è nulla.


"[...] il corpo diventa il vero e proprio rifugio del nostro essere. E' un rifugio che non desta però in noi sentimenti di intimità e di familiarità, ma che anzi [...] diventa per noi "orribile", ci tortura, ci spaventa, ci angoscia, perchè ciò verso cui questa mera pulsione vitale ci spinge sono gli estremi limiti del completo vuoto esistenziale, è il nulla"
Ludwig Binswanger
"Per un'antropologia fenomenologica"


All'improvviso è calata la solitudine. Mi sento particolarmente sola ed isolata. Non sento nessuno accanto a me. Percepisco la lontananza empatica di alcune persone, e sono convinta di poterla quasi toccare. Se prima ero quasi portata a prendere in considerazione l'idea che ci fosse qualcuno che mi accettasse per quello che ero o che mi apprezzasse anche quel poco da farmi definire quel rapporto un'"amicizia", ora ne ho un predominante dubbio. Mi sento distanziata da qualsivoglia rapporto, e questa volta non perché la causa sia da attribuire al mio disturbo comportamentale, (che ritengo essere anche un disturbo isolante), ma mi sento messa da parte proprio dalle persone esterne, a prescindere da me o dal mio disagio.

"Quelli della palestra" escono tra di loro, ma non mi chiamano e non mi chiedono se voglio unirmi alla "ciurma". Eppure non era con loro che mi sentivo bene? Eppure, caro Dottor R., non avevi detto che loro mi accettavano per quello che ero? Il fatto che ora non mi dicano più nulla, cosa significa? Che non sono più desiderata? Che, proprio per ciò che sono, allora non ne vale la pena uscire con me? Mi contattano solo per comunicarmi di partecipare all'acquisto di un regalo di compleanno, e nel frattempo si scrivono nel gruppo di Whatsapp per ricordarsi quanto sia stata entusiasmante e divertente l'uscita fatta il sabato sera, a condividersi foto della nottata.

C'è anche chi mi crede una "disillusa" (questa è la mia conclusione, per lo meno) se inizio a dare forma nella mia mente ad un preciso progetto professionale futuro. E nessuno riesce a partecipare al mio entusiasmo per qualcosa che vedo quasi definirsi all'orizzonte come possibilità di scelta, come strada da poter intraprendere. Piuttosto, mi si domanda -con aria sconcertata e dubbiosa, quasi vicina alla scontrosità- perchè sia cosi convinta di un percorso simile, perchè in realtà neanche la persona più intelligente e formata del mondo può avere la sicurezza di potercela fare. Il che, ragionando per sillogismi, questo va ad indicare che non mi si ritiene all'altezza del mio progetto, che sono una stupida, una disillusa e che non andrò da nessuna parte. Mi si chiede, scetticamente, perchè voglia studiare il tedesco, che prima non avrei mai creduto di volere studiare. E' vero, il tedesco non mi entusiasma particolarmente (forse per la difficoltà insita alla lingua), ma ciò non significa che non lo debba o non lo possa studiare solo perchè è difficile o perchè prima ero convinta che non mi sarebbe servito. Al fine del mio tipo di interesse filosofico (per intenderci, la psichiatria e psicopatologia fenomenologica), ho preso contatto con una dottoressa in filosofia molto in gamba e capace ma soprattutto anche molto gentile. Mi ha consigliato a sua volta di scrivere a diversi esperti (filosofi e non) che avrebbero saputo darmi dei precisi consigli bibliografici (introduttivi e non) circa il mio tipo di interesse, in modo che potessi addentrarmi nell'argomento della psichiatria fenomenologica seguendo i giusti e precisi accorgimenti bibliografici che mi sarebbero stati forniti. Così ho inviato una e-mail a cinque grandi esperti del campo, tra cui un esperto psichiatra ed anche un professore tedesco. Ho ricevuto la risposta di tutti (eccetto uno, ancora) i quali oltre ad avermi gentilmente inviato dei file introduttivi al tema, mi hanno appuntato anche dei volumi da poter comprare.

Avrei solo voluto che ci fosse stato qualcuno a condividere la mia gioia, quando gli leggevo ad esempio una e-mail di risposta. Invece ho ricevuto solo scetticismo, domande circa questo mia euforia ritenuta, suppongo, insensata poiché sarebbe un progetto irraggiungibile per me. Mi si guardava come se stessi dicendo qualcosa privo di senso, come se avessi detto che 2+2 facesse 5. E' stata una spiacevole sensazione ricevere quel tipo di reazione dall'esterno. Non credevo che qualcuno avrebbe potuto reagire in questo modo. Anzi, al contrario, ero convinta di vedere partecipare le persone insieme a me, in questa mia decisione. Da quando mi sono iscritta all'università, ho sempre avuto un forte dubbio circa il "dopo", soprattutto se si parla di filosofia. Non saprei neanche enumerare quante persone mi hanno domandato cosa volevo farci con questa laurea! Inizialmente, non sapevo cosa mi interessasse di particolare, tra le tante correnti e specializzazioni (filosofia antica, idealismo, filosofia estetica, filosofia politica, filosofia sociale, filosofia della religione). Ora che invece ho avuto qualcosa di eclatante da raccontare, qualcosa di definitivo e sicuro che vorrei poter fare mio, un'idea da abbracciare, uno scopo da perseguire, qualcosa in cui riconoscermi e in cui gli altri avrebbero potuto riconoscere me, ora che ho capito in cosa voglio "specializzarmi", ora che credo di avere le idee chiare e quindi una strada che potrei seguire..vedo incomprensione, non partecipazione proprio dalle persone che insieme a me studiano questa materia. E questo, non so perchè, mi fa stare male. Vedo le persone che annuiscono senza alcun entusiasmo, come se non capissero dove io voglia andare a parare. Come se dentro di loro fossero convinte che tanto non andrò da nessuna parte e che prenderò un pezzo di carta indicante la mia laurea, ma che poi non mi servirà a niente, perchè io non sono niente. Sono stata annientata.

Non sono niente.

Un saluto nullificato, da Val.

2 commenti:

  1. Percepisco la lontananza empatica di alcune persone, e sono convinta di poterla quasi toccare.

    Val, e se per converso tu non percepissi la vicinanza empatica di altre persone, al punto da non poterla toccare?

    Quanto scrivi della lingua tedesca si potrebbe affermare tranquillamente anche per il percorso di risalita, di ricovero.
    Anche se non ti entusiasma al momento, anche se non ne comprendi ancora appieno il potenziale per il tuo futuro, hai deciso di imboccare quella strada, perché confusamente intuisci che ti sarà d'aiuto, ti salverà addirittura.
    E pazienza se quella strada ha una sola corsia.
    D'altronde, il tuo entusiasmo diventa meno reale, meno tangibile per te solo perché gli altri non comprendono?
    Ripagali con la stessa moneta empirista: la tua voglia, il tuo fermento non è degno di essere perché loro non ne vedono il merito?
    Tu volgi lo sguardo da loro, e smetteranno di esistere.

    RispondiElimina
  2. Oh, ho appena intrapreso la specialistica, e non sai quante volte qualcuno si è già rivolto a me con lo stesso, demoralizzante, scetticismo. E' triste, ma quelle opinioni non mi interessano più come una volta. Io ho fatto pace con la possibilità di non arrivare dove vorrei arrivare.
    Quello che studio mi piace, quindi questi anni saranno sì un sacrificio, ma un sacrificio che sia io che i miei genitori facciamo volentieri.
    Se non mi do almeno una possibilità... se non dimostro questo basilare amore per me stessa... allora tanto vale percorrere la vita sul sedile posteriore, lasciandomi portare dove capita capita, senza mai ambire a niente perché c'è la possibilità che non si realizzi. Perché investirsi in una relazione? Perché studiare? Perché impegnarsi al lavoro? Tutto perde di senso.
    Non lasciarti spegnere da chi non ti capisce. Tu sei. E hai il diritto e le potenzialità per realizzarti come vuoi.
    Mi dispiace anche per il tuo sentirti isolata, esclusa. Capisco più di quanto vorrei. Proprio oggi si sposa una mia cara amica e non sono stata invitata, a differenza delle altre persone del nostro gruppo. Ti lascio immaginare quanto ho pianto questa settimana... però, credimi... valiamo lo stesso. Tu vali, si vede dalla sensibilità con cui ti esprimi in questo blog, hai qualcosa, qualcosa di valore da offrire alle persone. E se gli altri non se ne accorgono, non può essere solo colpa tua.
    Troverai altrove quell'empatia che cerchi. Però continua a cercarla, non mollare.

    RispondiElimina