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17 set 2014

Pensieri insani sul mio futuro.


Sempre avevo temuto d'essere pressocché vuoto, di non avere insomma alcuna seria ragione per esistere. Adesso davanti ai fatti ero proprio certo del mio nulla individuale. In quell'ambiente troppo diverso da quello in cui coltivavo le mie meschine ambizioni, mi ero come dissolto all'istante. Così, lo scoprivo, da quando avevano smesso di parlarmi di cose familiari, nulla più m'impediva di sprofondare in una sorta di noia irresistibile, in una sorta di dolciastra, spaventevole catastrofe spirituale. Una cosa disgustosa.
Louis-Ferdinand Cèline
"Viaggio al termine della notte"



Posso laurearmi. Ebbene sì. O almeno credo, ecco. Proprio ieri ho fatto il mio ultimo esame, il famoso Storia delle Dottrine Teologiche. E' stato un esame pesante, non solo per la portata ed i contenuti del tema (voglio dire, Sant'Agostino non è mica una passeggiata), ma anche per il valore che vi avevo assegnato. Il non superamento avrebbe significato una mancanza di valore personale. Meno male che non è successo. E meno male che è andato tutto bene. Se ripenso al colloquio, mi rendo conto sempre più della sua misticità. "Ti vedo agitata: è stato un pò difficile lo studio?" mi ha domandato, appena entrata in stanza. Sono così prevedibile? Senza neanche pensarci ho risposto: un pò tanto difficile. Non so perchè sono stata così spavalda. Comunque, non meritavo il voto che ho preso. Dovevo essere rimandata fin dalla prima risposta balbettante ed insicura. E non sto scherzando. Il professore è arrivato addirittura a chiedermi "Ma perchè hai deciso di fare questo esame?" ed io non potevo far altro che dirgli "Non l'ho scelto io: è un esame obbligatorio". Si è messo a ridere, e mi ha firmato la ricevuta d'esame, premiandomi -dice- per la simpatia ma anche per la mia sincerità (avrò esagerato a dirgli che era improponibile come esame?). Vallo a capire: evidentemente gli girava bene, ieri. Comunque, grazie prof., sul serio. Mi hai salvato. Al termine dell'esame, firmando la ricevuta, mi ha chiesto quale fosse stato il mio ultimo voto, ed ho detto che in realtà gli ultimi esami hanno sempre avuto lo stesso esito di quel nostro stesso colloquio, e che probabilmente fosse una sorta di maledizione, ma poi, all'unisono abbiamo terminato dicendo "..o una benedizione"; fatto sta che -non so con quale spavalderia- ho detto che il suo voto è stato un atto divino di grazia indebita (famoso termine usato sempre da Agostino per indicare che Dio dà la grazia a prescindere dal merito dell'essere umano). Si è messo a ridere (meno male), dicendo che non era vero (sì, vabeh, come no).

Tanti cari saluti, mia cara Storia delle Dottrine Teologiche, e a mai più.

Ora potrò dedicarmi alla tesi: dovrò pensare immediatamente a strutturare lo "scheletro" (ovvero l'indice), chiedere l'approvazione del relatore, ed infine iniziare a scrivere. Mia madre mi darà una mano per ciò che concerne la forma linguistica (a detta di mio padre, lei è molto brava a scrivere), io ovviamente devo inserire i contenuti. Premettendo che io adoro comunicare tramite la scrittura, so cosa vorrei scrivere, ma so anche che non so come farlo. Voglio dire, finché sono due parole messe in croce su un blog, trattanti riflessioni soggettive, va bene: ma qui stiamo parlando di una tesi. E nella tesi dovrei fare uso di un linguaggio non propriamente mio, dato che seguirò le orme di Edmund Husserl, e più specificatamente di Ludwig Binswanger, che di certo non sono i primi due poveracci. Ci sono termini che ancora non conosco, e dai quali devo sviluppare e costruire il mio discorso, ci sono definizioni che non so spiegare in altre parole e ritengo che sino ad oggi, sia stato già detto tutto a riguardo. Mio Dio, se è difficile. Perchè non ho iniziato a farlo prima? Ah, è vero: ho fatto 11 esami quest'anno. Il mio relatore ha anche detto che se il contenuto della tesi non sarà soddisfacente, se non dirà nulla di nuovo, mi rimanderà a Marzo per la tesi. E se così fosse, perderei l'anno. Cosa che non voglio che accada, dato il mio impegno investito in quest'anno universitario. Devo cercare immediatamente una soluzione, e penso che l'unica via sia quella di mettermi (di nuovo) a studiare (ma va?). Prevedo già sedute psicoterapeutiche impegnate su questo argomento: io che mi lamento e piagnucolo sull'eventualità di ricevere un "no" dal mio relatore. Perchè si sa, che io vedo sempre il bicchiere mezzo vuoto.

Non ho la pretesa di fare grandi ed originali scoperte teoriche circa il mio argomento di tesi; ma quello che mi basterebbe è dimostrare come l'anoressia abbia un significato "altro". Dare voce, in fondo, a me stessa. Dare fiato ad un dolore spesso taciuto per paura, per timore. Questo, mi basterebbe. Ma, d'altro canto, mi rendo conto anche che non posso solo aspirare a questo, o almeno, al mio relatore non credo che gli sarà sufficiente, anzi. Secondo lui, rischio -affrontando un tema così vasto- di non dire tutto quello che vorrei, o di generalizzare troppo, o di scrivere cose ormai trite e ritrite. Ecco, questa è l'ultima cosa che voglio fare. E sono anche abbastanza consapevole del fatto di un'altra faccenda che è facilmente collegabile ai miei insani pensieri: non voglio che lui mi giudichi come una studentessa incapace e noiosa. Voglio che il mio lavoro lo soddisfi, voglio che mi giudichi come una studentessa capace e brava. E so che anche questo mio attaccamento al giudizio altrui, sarà (come d'altronde è sempre stato) argomento di sedute psicoterapeutiche. Quello che penso è: e se la mia tesi non gli interessasse a tal punto da rimandare la discussione a Marzo, cosa potrebbe pensare di me? Io mi giudicherei sicuramente una fallita, e non so perchè, ma sono certa che lo penserebbe anche lui. L'idea che lui possa arrivare a dire che non sono ancora pronta, mi fa venire ansia. Se avessi un life-coach qui con me, mi direbbe di mettermi a lavoro e non piagnucolarmi addosso. Ed allora che ci sto a fare qui, a scrivere?


Basta. Devo studiare.


Un saluto futuristico, da Val.

6 commenti:

  1. Cara val...inizierai a scrivere e piano piano si costruirà il tuo testo.
    Ma sai che mi piacerebbe se tu scrivessi sul tuo blog qualcosa di sant'Agostino...che so sul concetto del tempo ad esempio...non sai come mi faresti felice...ti va?
    Susi

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  2. Cara val...inizierai a scrivere e piano piano si costruirà il tuo testo.
    Ma sai che mi piacerebbe se tu scrivessi sul tuo blog qualcosa di sant'Agostino...che so sul concetto del tempo ad esempio...non sai come mi faresti felice...ti va?
    Susi

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  3. Ciao, mi chiamo Gabriele. É da un po' di tempo che leggo blog come il tuo,dato che la mia ragazza ha sofferto in passato-ed in parte tuttora - di anoressia ed in seguito di BED. Questo post,in particolare,mi ha spinto a commentare dato che come te ho frequentato la triennale di Filosofia e da qualche mese ho conseguito la laurea. La tesi a Filosofia è una vera botta in testa, in quanto trovare un compromesso tra proprie idee, relatore e autori é una faticata. Sarei davvero lieto di esserti utile dandoti consigli o almeno confronti e conferme riguardo le tematiche e la forma.. Anche perché Husserl é una bella gatta da pelare! Quello che posso offrirti é la mia esperienza di laurea che mi ha fruttato: Una tesi piuttosto originale, un voto soddisfacente e nessun tipo di studio esagerato..nonostante abbia terminato il lavoro in breve. É il minimo che posso fare per ringraziarti per aver condiviso le tue esperienze attraverso questi post che hanno aiutato me a capire meglio i DCA e la mia ragazza a conoscere la testimonianza di altre persone con la sua patologia, che purtroppo dai più é letta con bigotta miopia.
    Gabriele

    Il mio indirizzo se volessi contattarmi e spiegarmi meglio il tuo progetto di tesi
    jkfg091@hotmail.it

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    1. Ciao Gabriele, ho provato ad inviarti una e-mail, ma purtroppo il sistema mi dice che l'indirizzo è sbagliato.

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    2. Devo aver sbagliato xD jkdg091@hotmail.it

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  4. La citazione in apertura mi ha letteralmente folgorata, come un rilievo, una teoria di vetrate in cui si veda narrata la propria storia, i propri pensieri, così come li si cela nel cuore.
    Sono io, oggi, a rispecchiarmi nelle parole dell'autore? O sono le sue parole che rappresentano, né più né meno, i pensieri di una ragazzetta vissuta ottant'anni dopo, con una precisione che è una meraviglia crudele?
    Cicli e ricorsi del tempo-anima, che assomigliano da vicino ai cicli e ricorsi del mio tempo-ossessione... piccole cadute, piccoli progressi, piccole cadute... e così sotto una campana di piombo, dal cupo rimbombo.
    Il Vuoto.
    E se provassi a riempirlo?

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