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28 ago 2014

L'anima annegata.


Sembra un corpo senza vita quello che ho dinanzi in questo momento: gli occhi, anche quando sono aperti, non guardano intorno ma sprofondano in una distanza infinita e inafferrabile a cui non è possibile prendere parte.
Eugenio Borgna
"Malinconia"

Tra le galleggianti note di "Life" di Ludovico Einaudi, mi chiedo dove sia andata a finire invece la mia, di vita. Che fine avrà mai fatto? Sì, mi rendo conto che ultimamente i miei post sono molto melodrammatici e straripanti di parole esistenziali agonizzanti, e sono anche consapevole che probabilmente a chiunque salirebbe la noia a leggerli, ma che ci volete fare: questo è un pò un periodaccio -più del solito-. Sto rileggendo -per provare a vedere aspettative migliori- un libro che mi passò tramite un link di Dropbox, il mio Dottor R., dedicato all'ACT, una sorta di mindfullness: esercitazioni sul come affrontare problemi più o meno imponenti dell'essere umano. Che poi non si tratta tanto di affrontarli, quanto di accettarli. Ed accettarli non significa subirli, quanto invece riconoscere che sono solo dei pensieri, e che in quanto tali, non possono farti del male: la differenza sostanziale sta nel capire non tanto se un pensiero sia vero o falso, quanto invece se sia utile o no. Ma sarebbe troppo lunga da spiegare, e poi lo sto ancora (ri)leggendo. Dipende sempre dallo stato (psico)patologico o meno della persona: può essere un utile aiutante per affrontare un lutto, così come una devota spalla per problemi mentali (ovviamente non sostituisce una psicoterapia). Questo periodo sarà piuttosto difficile: dovrò studiare per l'ultimo esame (622 pagine del libro del professore, l'opera "Le Confessioni" di San't Agostino, ed in più anche 50 pagine di due densi articoli -sempre del docente- sul "Differire della metafora in Agostino"). Tutto questo, entro il 16 Settembre. Penso che supplicherò il professore, in nome dell'ultimo esame. Ah, e giustamente, dovrò scrivere -nonché studiare- la tesi. Potrò dedicarmi a quest'ultimo obiettivo solo dopo aver passato (si spera) Storia delle Dottrine Teologiche. Non chiedetemi perchè abbia scelto questo corso: in realtà è un esame obbligatorio.

Da quando sono tornata a Roma (il 13 Agosto) sono uscita -per necessità, quali comprare tabacco, filtri, cartine o per far la spesa- tre o quattro volte. Mio padre -aggiornato da me medesima di quello che facevo (o forse sarebbe meglio dire "non facevo")- ha notato questo mio isolamento voluto, tant'è che quando era ritornato perchè doveva sbrigare delle faccende qui a Roma (poi sarebbe ritornato al mare), ha voluto confrontarsi con me. Non si è "arrabbiato", o comunque non ha agito come fa di solito quando mi fa la ramanzina sui miei problemi e comportamenti, piuttosto ha iniziato a chiedermi, ad esempio, il motivo per cui stessi sempre dentro casa, o perchè avessi smesso di fare jogging. Oppure, mi ha domandato perchè a Berlino uscissi sempre, mi divertivo ed ero serena; mentre una volta tornata qui nella capitale, mi fossi chiusa a riccio, preferendo la clausura più totale e via discorrendo. Questa volta, ho dato voce ai miei paradossali pensieri, rendendoglieli così noti anche a lui. Ho ammesso la vergogna che provo ad uscire, il disagio a mostrare le forme corporee. Stessa cosa vale per il jogging: se mi dovessi immaginare correre, dall'esterno equivalerebbe a vedere cicce e adiposità cellulari colpevoli di essere straripate dai miei fianchi e dalle mie cosce per via delle continue abbuffate. Potete immaginare la faccia di mio padre: manco gli avessi detto di aver visto la madonna sui rollerblade e san Paolo sul windsurf. Muro contro muro, ecco come è stato questo confronto, ma d'altronde non potevo aspettarmi così tanta comprensione da parte sua. Non che non ci provi, anzi. Però si sa, ci sono sempre dei limiti insormontabili che ci portano a cozzare l'uno contro l'altra. Le sue conclusioni sono state che non vuole che io diventi come mia madre -ovvero, sola- e che mi spronerà con tutte le sue forze per farmi diventare la donna che è sicuro io sia -parole testuali-.

C'è spensieratezza negli occhi degli altri. C'è armonia nel loro essere più intimo. Ma, soprattutto, vivono in sintonia con sé stessi e il mondo circostante. Io non ho nulla di tutto questo. Anche di amiche che hanno la loro esperienza con i DCA, posso sicuramente dire che stanno meglio di me. E non intendo fisicamente, questo è poco rilevante. Parlo del loro essere-nel-mondo. Mi rendo conto della mia stasi mentale, della muraglia costruitami intorno ed anche addosso, quando vedo la luce nei loro occhi ed il buio nei miei, quando osservo la spontaneità dei loro gesti e la meccanicità dei miei, quando sento che il loro ridere è realmente sincero e non forzato come il mio. Sono vive, ecco qual è la differenza. Se io invece mi guardo allo specchio -oltre a vedere il grasso- vedo dolore, ostentazione di non-essere per essere altro: sono diventata putrido marciume ai miei occhi. Esperisco questo corpo come un estraneo, e a dirlo, quasi quasi mi sento un pò platonica. Evocativo della sua filosofia, infatti è immaginare la libertà dalla prigione corporea. Tuttavia l'anoressia/bulimia non è un atteggiamento filosofico, ma una debilitante afflizione (come sottolinea Susan Bordo). Questo quindi non significa che sono una follower di Platone (anzi), piuttosto che la metafisica anoressica ripercorre degli elementi che storicamente risuonano nella filosofia del pensatore greco, ma anche dello stesso Agostino, colui il quale pregava Dio di liberarlo dalla libidine e dai bisogni del corpo, per innalzare e guidare la sua anima verso di lui (qualcosa starò imparando dallo studio che sto facendo, no?). Potrei dirlo con tante altre parole diverse: il concetto permarrebbe lo stesso.

Sarei potuta essere mille altre persone. Invece sono così. Mi condanno con le mie paure, mi sento essere solo un'ombra, di quelle che riesci a stento a vedere tanto sono poco nitide e sfocate. Sono quella frase che continuo a ripetermi in testa: grassa.


Un saluto morto, da Val.

1 commento:

  1. Se solo potesse esser possibile una sospensione del giudizio...in genere io lo devo fare quando lavoro e sono davanti a una persona che mi racconta qualcosa.
    Ecco in questo caso io devo far posto al mio interlocutore per: ascoltarlo fino in fondo e per com-prendere ciò che comunica.
    Ecco mi sembra che questa tecnica dovresti adottarla con te stessa...un ascolto attivo ma in sospensione di giudizio (edith stein è molto interessante da leggere e ha scritto un saggio-tesi sull empatia che serve all ascolto)

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