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29 mag 2014

Una vita sfalsata.


A volte nella sera
faccio finta che va tutto bene,
perchè conviene.

A volte nella sera
mi riduco come un animale,
per non pensare.

Alessandro Mannarino
dalla canzone "Le stelle"



Tutto quello che vivo, tutto quello che faccio, tutto quello che provo è filtrato dal corpo: corpo-gioia, corpo-tristezza, corpo-delusione, corpo-euforia, corpo-desiderio, corpo-angoscia, corpo-morte, corpo-paura, corpo-timore, corpo-ansia, corpo-disagio. E' tutto sfalsato: se un giorno appaio serena probabilmente è perchè quella notte sono riuscita a mangiare poco rispetto alla media; se un giorno appaio triste è perchè invece ho mangiato troppo; se un giorno invece appaio tesa è perchè il giorno precedente non sono andata in palestra come di consueto ed ho la percezione di essere più grassa del normale. Ed allora il corpo diviene il termometro che misura la mia vita, perchè non è solo tessuto epidermico dell'organismo, ma questa pelle è anche la filigrana attraverso la quale trapassa il mio stesso vivere. Gradirei solo un poco di silenzio. Giusto quel tanto che mi basta per non sentirmi più. Solo per un pò. Non chiedo altro. Solo un pò di silenzio. E tanto per restare in (dis)armonia con le mie (dis)abitudini, continuo ad infilzare il cibo sull'addome, sui fianchi, sulle cosce. Se qualcuno mi colpisse con un coltello in questo istante, sarebbe già troppo tardi. Sono già morta, per quanto mi riguarda. Sparatemi. Sparate dritto qui, al mio grosso e grasso corpo. Al mio grasso cuore. Non opporrò resistenza, lo giuro. Alzerò le mani, arrendendomi alla vita. Sono troppo esausta ormai per sventolare una bandiera bianca, ma prometto che non desisterò. Il fatto è che sono esausta di svegliarmi ogni mattina, impiegare ore per decidere quale maglia più larga possa nascondere queste forme. Sono esausta di svegliarmi 2-3 volte a notte ed avere gli occhi abbottati dal sonno il giorno dopo. Sono esausta di dover inventare scuse per non uscire. Ed allora finiamola qui. Finitemi, ve ne prego.



"Perchè ci tengo a farti sapere che non sei sola, e che se ne può uscire"

Me l'ha scritto il Dottor R., allegandomi un video di un'intervista fatta ad una ragazza uscita dopo 13 anni, se non erro, dall'anoressia/bulimia. Questa frase sarebbe perfetta per uno spot pubblicitario contro i disturbi di comportamento alimentare. A parte gli scherzi, apprezzo molto lo sforzo che sta facendo il Dottor R.: io credo di essermi arresa ormai. So che le possibilità di uscire da questo circolo vizioso di digiuno a pranzo-mi abbuffo la notte, sono due: chiedere un aiuto esterno (ma avendo un brutto rapporto con i nutrizionisti, declinerei diligentemente l'offerta), oppure gestirmi da sola e riprendere a mangiare a pranzo. So come dovrebbe funzionare, eppure persisto. Il motivo principale usato come "giustificazione" era semplicemente che giorno dopo giorno, mi ripromettevo sempre di migliorare e di resistere (cosa che ovviamente non funziona). Ma ora, non penso neanche più avere una motivazione ben precisa. Lo faccio e basta. Più il Dottor R. si sforza a convincermi, più io non riesco a cimentarmi in questa messa alla prova. Eppure, no, non mi convince. Sebbene razionalmente riconosca l'innaturalità del mio comportamento, è più forte di me.

E' tutta questione di corpo, ormai. Nulla è più puro come un tempo, nulla è più pulito e candido. Tutto è sporcato da una dimensione "corporea". Tutto è inficiato dai miei pensieri distorti. Ogni sguardo può essere un'accusa, una parola detta in più può essere un giudizio negativo, un'osservazione spassionata può essere motivo di isolamento, un evento può essere causa di angoscia e tristezza. Non me ne chiedo neanche più il motivo. Tanto meno provo ad indagare una soluzione. Mi sento un pò essere come quelle anziane signore di paese, che osservano il Mondo dalla loro finestra, rimanendo volontariamente segregate tra le loro mura domestiche, senza interagire e partecipare. Il corpo è il mio grido muto. E' la barricata costruita tra me e il mondo. Il corpo è il giorno capovolto, come una clessidra. E c'è talmente tanto silenzio in questo mio corpo, che riesco a sentire il rumore della sabbia che scorre. Il corpo è la porta chiusa a chiave. Qualunque cosa succeda fuori, io me ne sto chiusa qui dentro, con il grasso che mi tiene calda, mi copre come fosse un piumone, tenendomi lontana.

Non posso scappare.

Un saluto sfalsato, da Val.

2 commenti:

  1. Come dici tu, il corpo è una clessidra: ha un tempo suo, che volenti o nolenti ci appartiene. Cresciamo, ci deformiamo, ci ammaliamo, ingrassiamo, dimagriamo. Risponde però, ancora prima che a sè stesso, alla nostra mente, fondendosi col ritmo del pensiero.
    " [...] corpo-gioia, corpo-tristezza, corpo-delusione, corpo-euforia, corpo-desiderio, corpo-angoscia, corpo-morte, corpo-paura, corpo-timore, corpo-ansia, corpo-disagio."
    Io credo che l'ordine in questo elenco di binomi debba essere invertito (fatta eccezione per il binomio "corpo-morte" che è un caso particolare): prima l'emozione, l'inconscio, poi il corpo, il meccanico. Quando è il corpo che ti fa scacco per davvero, credimi, la risposta è solo una: dolore; se invece fa semplicemente il suo lavoro, ti fornisce la rotondità dell'esperienza-vita che sta a te colorare con del sentimento. E' materia amorfa che la tua psiche plasma. Un corpo in salute è poetico ai miei occhi (sul mio blog capirai il perchè di questo mio essere di parte) ma trovo ci sia altrettanta bellezza in un corpo che soffre, come in tutte le cose finite; le forme che cambiano, i colori, le consistenze, passando dall'armonico al mostruoso. E' tutto un gioco di confini, di soglie da non superare ed equilibri da mantenere, quello del corpo. E' un limite fatto di limiti.

    Mi piace il Dottor R.

    P.S. Visto che Mannarino è una tra le poche voci che si salva dall'oceano di growl in cui navigo, ti dedico questa, che di certo conoscerai.
    Tu l'hai trovato il tuo cuore?
    https://www.youtube.com/watch?v=CI64l3FiZzg

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  2. Ho gli occhi lucidi alla fine del post, letto tutto d'un fiato, un esordio e una conclusione di pura verità che trafigge. Ti voglio bene Val perché sì se ne può uscire ma ci si può anche restare dentro tutta la vita ed è proprio per questo nostro starci dentro che ti voglio bene e ti tengo stretta stretta. Sei speciale ♥

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