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24 mag 2014

S(p)esso e volentieri.

18 & 18

Quando dalla vergogna e dall'orgoglio
Avremo lavate queste nostre parole.

Quando ci fiorirà nella luce del sole
Quel passo che in sonno si sogna.
Franco Fortini
"Quando"


Se avete colto l'ironia del titolo del post (consigliatomi dal simpaticissimo Dottor R. e dalla sua irrevocabile ironia), questa volta si parla di sesso. Sarà difficile scrivere, già lo premetto. Sono anche incerta sulla trattazione del tema stesso, tanto è complesso per me. Se c'è qualcuno che mi segue da un anno e passa, potrebbe forse ricordarsi di alcuni miei post in cui enunciavo le difficoltà che provavo nei confronti del rapporto sessuale (ancora prima di averne esperienza). Questa volta però è diverso. E quindi anche più difficile, perchè rendendomi conto di non saperlo spiegare al Dottor R. non posso certo aspettarmi di saperne scrivere con lucidità qui nel mio blog. Sebbene sia una cosa molto privata e a dir poco intima, non so come mai, ma sento quasi la necessità di delucidare l'argomento qui su questa piattaforma virtuale. L'unica cosa con cui devo scontrarmi è la vergogna che provo nel parlarne, ma cercherò di non farmi assalire da questa sensazione. Se farete ben attenzione, noterete che farò anche qui un'estrema difficoltà a chiamare le cose così come esse sono, ed userò il più possibile sinonimi che possano sostituire la denominazione comune dei termini interessati.

Non sto scherzando se dico che mi fa schifo la fisionomia dei genitali femminili, e quelli maschili. E se dico "schifo", mi fanno proprio schifo. Non è tanto per dire, insomma. In particolar modo la prima e di meno la seconda. Provo disgusto e ribrezzo solo ad averne l'immagine in mente. Solo a pensarci. Tant'è che mi sento in imbarazzo a pronunciare la stessa parola "masturbazione": figuriamoci quindi a praticarla. Non ho mai sviluppato un rapporto intimo con me stessa e l'idea di mettere in pratica qualche azione al fine di auto indurmi piacere, mi fa solo storcere il naso. E' una sensazione piuttosto forte, ed è arduo provare a far passare a chi mi legge, il disgusto che ne provo. Cercherò quindi di parlare per analogia, cosicché si possa comprendere al meglio ciò che sento.

Penso che sia cosa piuttosto comune per le persone della società occidentale quali siamo noi, provare "ribrezzo" nei confronti di chi, dall'altra parte del mondo, si alimenta con insetti di ogni tipo: dalle cavallette, alle formiche e magari anche gli scorpioni. E chi più ne ha più ne metta. Immaginate dunque una vorace bocca intenta a sgranocchiare una cavalletta verde, di quelle grandi, di quelle che noi da bambini (per chi ne ha avuto esperienza, come la sottoscritta) giocavamo a prenderle in mezzo ad immense vallate. Provate a immaginarvi ora il corpo della povera cavalletta che si spappola tra i denti di quell'audace uomo. Osservate quelle zampette incastrarsi tra i suoi denti, ed immaginate allora il contenuto delle minuscole membra di quell'insetto che fuoriescono dal quel corpicino. La piccola testolina che viene schiacciata, i bulbi oculari che "esplodono" dalla pressione esercitata, le minuscole cervella che vengono distrutte.

Se la mia descrizione è riuscita a rendere abbastanza nitida questo tipo di immagine, ed ho fatto quindi scaturire in voi un senso di disgusto, allora ecco: prendete questo vostra emozione e trasferitela invece ai genitali femminili, alla stimolazione manuale (o per mezzo di altri agenti) che soddisfi il piacere della parte interessata. Questo è quello che sento io. La cavalletta che si spappola è l'intimità personale. Provo un che di ribrezzo di cui faccio tanta fatica a parlare (ecco forse perchè ne sto scrivendo un post: probabilmente per dire tutto ciò che non riesco a comunicare). Il Dottor R. sta cercando di comprenderne i motivi, sebbene nemmeno io sia in grado di fornirne alcunché. Il che rende ancora più difficile la questione. Nell'ultima seduta mi chiedeva cosa mi facesse cosi schifo: odore, fisionomia, sensazione al tatto e via discorrendo. Ogni volta pronunciava parole riferite ai genitali femminili, la mia mente iniziava ad elaborarne le immagini, e giuro che stavo lì lì per chiedergli di smetterla. Mio Dio, se ci ripenso provo ancora disgusto.

Penso che poi il Dottor R. abbia voluto testare davvero cosa significasse per me lo "schifo" di cui tanto parlavo ma di cui non riuscivo a spiegare le caratteristiche o le ragioni, dato che ha cercato sul computer un'immagine particolare (per intenderci le grandi labbra, di cui dissi che provavo quel tipo di "schifo"). Appena me l'ha mostrata, mi sono coperta gli occhi, ed ho iniziato a ripetere ad oltranza "toglila, toglila, toglila, toglila, toglila, toglila". Mi sono allontanata dalla scrivania come se volessi ripararmi da chissà che cosa, da chissà quale mostro, e quasi mi sono messa a piangere. La stessa cosa è accaduta alla seduta precedente, quando il Dottor R., facendomi tornare in mente alcune immagini di me ed O. impegnati a fare quello che potrebbe essere denominato "sesso", mi ha fatto reagire nello stesso modo: piangendo. Il che potrebbe anche significare che oltre al disgusto, ci sia anche la "paura". O almeno questa è la tesi (nonché anche domanda) che mi ha posto lui. Ma io non penso che ci sia, perchè non conosco i motivi per cui dovrei averne. Insomma..perchè paura? E poi, di che cosa? Forse non voglio riconoscerla perchè significherebbe che dovrei cercare di capirne le motivazioni. Insomma, c'è o non c'è? E se c'è..perchè c'è?

Tanta è stata "forte" la mia reazione, che il Dottor R. ha chiesto se avessi mai subito degli abusi sessuali (comunque, no). Ho ammesso, con grande timidezza, solo di essere stata rimproverata all'asilo dalla maestra. Per farla breve, ero seduta male sulla sedia, ma in quel mio essere-seduta-male ero consapevole di stare auto-inducendomi piacere per la prima volta in vita mia. La ripresa della maestra evidentemente mi ha fatto percepire (questa è ovviamente l'interpretazione che ne do oggi) quella mia azione come moralmente scorretta, moralmente sporca. Da allora in poi non ho più fatto nulla di vicino alla masturbazione.

Da un lato vorrei che le prossime sedute si concentrassero su questo tema, anche perchè sebbene non sia di necessaria urgenza, allo stesso tempo però riconosco che sia un problema a suo modo "invalidante". E non perchè vorrei provare piacere sessuale ma me lo impedisco perchè mi fa schifo l'immagine o chissà cos'altro; piuttosto perchè non vorrei che in un ipotetico futuro rapporto interpersonale con l'altro sesso, questo mio tipo di "handicap" potesse inficiare la relazione stessa. Ma, dall'altra parte, mi sentirei in continuo imbarazzo e proverei un che di vergognoso a parlare di sesso con il Dottor R.: già evito di pronunciare parole come "masturbazione" e "grandi labbra" in presenza di persone, figuriamoci ad addentrami il più profondamente possibile in queste tematiche e derivarne delle motivazioni razionali.

Almeno una cosa nella mia vita vorrei viverla in maniera sana.

Un saluto sessuale, da Val.

3 commenti:

  1. Ho scritto un post sul sesso pochi giorni fa e ho trovato davvero interessante questo post!
    L'episodio della maestra secondo me può aver contribuito al tuo rifiuto della sessualità, ma dubito che possa aver generato "da solo" tutto questo. Ovviamente è solo la mia umile opinione, solo tu puoi sapere la verità e quanto ha pesato quel fatto, quanto ti abbia influenzata.

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  2. Credevo fossi , non dico l'unica, ma, una delle poche ad aver questo tipo di problemi.
    Quando io andavo dalla psicologa e lei cercava di introdurre quest'argomento mi irrigidivo e non parlavo più tanto che arrivò a pensare che avessi subito degli abusi sessuali.
    Da piccola son successe diverse cose riguardo quest'argomento che mi hanno fatta sempre sentire troppo esposta.
    E adesso evito l'intero mondo maschile.
    E' la prima volta che lo dico, caspita!

    E' producente il fatto che tu ne voglia parlare ed approfondire l'argomento :)

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  3. Finalmente.
    E lo dico ad alta voce, mentre te lo scrivo.
    Ti ho letta in maniera scostante per diverso tempo, più di un anno di sicuro, ma quando ho deciso di aprire il mio blog (che non ha mai avuto precedenti, visto che chiedevi) mi sono ripromessa di tornare a farlo con più attenzione.
    Io sono di parte, amo il corpo umano nelle sue forme (anche quelle più "oscene") e questa è una delle tante ragioni per cui ho deciso di farne oggetto dei miei studi; non posso dire di eccitarmi alla visione della tabacchiera anatomica o di un lobo ma trovo che la parte della sua bellezza consista anche nel sapersi deformare, decadere e farsi grottesco, quindi non avessi fornito l'immagine degli insetti, cui sono particolarmente sensibile, non avrei potuto empatizzare con te. Avrei delle domande da farti in merito, ma evito perchè so che non è un argomento facile.
    Vorrei però chiederti come mai non reputi più facile scriverne in forma anonima, come su questo blog, rispetto al faccia a faccia con il Dottor R.

    Un abbraccio platonico.

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