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27 mar 2014

Velare il mostro che sono.



Ognuno di noi ha i propri mostri, i propri fantasmi: si possono chiamare ossessioni, paure, condizionamenti, senso di inadeguatezza, aspettative e chissà in quali altri modi ancora. Sappiamo, però, che sono vivi e sono il filtro attraverso cui chiunque matura la propria personale, visione del mondo.
Ligabue

Ho conosciuto un tale L., in facoltà. In realtà lo "conosco" da tre anni, dato che ci siamo immatricolati lo stesso anno ed abbiamo anche frequentato il nostro primo corso universitario: istituzioni di filosofia teoretica. Argomento d'esame: Renée Descartes e le sue "Meditazioni metafisiche". Fu in quel periodo che dimagrii fino ai 47 kg. Bei tempi quelli.

Dettagli nostalgici a parte, con questo L. mi ci sono riavvicinata nell'arco di queste ultime due o tre settimane, per motivi di indicazioni bibliografiche da passarci per la nostra tesi (abbiamo interessi comuni: Husserl, Marcel Merleau-Ponty). Gli ho infatti prestato due libri su Husserl, e da allora abbiamo un pò chiaccherato del più e del meno, fino a quando non mi ha chiesto il numero di cellulare, che gli ho dato. Da una prima impressione, sembra essere un ragazzo tranquillo, gentile, sorridente, solare. Il primo anno che ci siamo conosciuti, mi era sempre "piaciucchiato", come si suol dire. A suo modo, è affascinante ecco o meglio, mi incuriosisce come persona. Dai capelli neri e dal fisico da karateka, è sempre risultato essere cordiale e gentile nei miei confronti (ovviamente sto parlando di queste ultime settimane). E' sempre piacevole riscontrare di poter piacere a qualcuno, questo non lo nego. Ma è un tipo di piacere che poi svanisce se non, addirittura, viene minimizzato: ho già iniziato a costruirmi le mie paranoie mentali, sicché l'ultima volta l'ho evitato e sono scappata via. Finché si tratta di un "amore platonico" di un "sapere-che-gli-piaccio-e-basta", va bene. Il problema sta poi nel realizzarlo nella concretezza, no? Infatti ho iniziato a divagare con la fantasia sino a quando sono arrivata a pensare alla ipoteticissima scena di sesso con lui. Lo so, non sono normale. Questo mio pensiero non deve essere riferito al fatto che sia una ninfomane: ma, al contrario, mi fa pensare solo al mostro che lui (ma come qualsiasi altra persona) potrebbe vedere. Per non parlare poi del giudizio incombente e della terribile paura che ne ho.

Io, che questo mostro cerco sempre di velarlo, indossando non solo abiti larghi, ma anche annesse maschere di cera. Io, che ho paura a mostrarmi, a svestirmi fisicamente e metafisicamente. Io, che cerco di essere sempre più attenta a come appaio agli occhi degli altri. Io, che odio così tanto questo mostro che mi chiedo perchè dovrebbe amarlo qualcun'altro. Insomma, il solo pensiero mi blocca. E' il ragionamento che ho sviluppato nell'ultimo post, alla fin fine. Inizio a pensare al peggio, che potrebbe essere il suo disgusto alla vista del mio corpo, ma anche la sola sensazione che non gli possa piacere come bacio, che poi alla fine mi fa battere la ritirata. E' assurdo, e lo riconosco. So che sono idee bizzarre, ma seppur lo ammetta, non posso evitare di pensarci perchè mi sembra assurdo che possa piacere a qualcuno per quello che sono, per come sono. E probabilmente questo accade perchè, di base, io non piaccio a me stessa (sì, lo so fa molto pubblicità dell'acqua Vitasnella, ma che ci posso fare!). O, forse, meglio ancora, perchè dietro a queste ipotetiche azioni può sempre riservarsi un giudizio. Ed è quello che di più temo, perchè ho sempre l'idea di poterne ricevere uno negativo. Non è semplice stare in questo tipo di ansia, anche perchè se mai mi sforzassi a parlare con lui, sarei sempre in perenne disagio dato che continuerei a pensare: ma se mi metto seduta in questo modo, non si vede la pancia, vero? Ma se indosso questa maglietta, non si vedrà il grasso, giusto?

Alla fine, oggi l'ho rivisto a lezione (e dato che sono pignola, il corso è Storia delle dottrine teologiche), e non so per quale miracolo divino, gli ho chiesto di poterci vedere per un caffè. In realtà la mia proposta era legata a berci qualcosa di rienergizzante tra le mura della nostra facoltà: insomma, una cosa tranquilla e non troppo impegnativa. Causa però orari universitari, oggi era impossibile, ma tra un messaggio e l'altro mi sono ritrovata ad accettare un suo invito a prendere un caffè al di fuori di Villa Mirafiori. Io e lui. Fuori dall'ambiente universitario. E' difficile ri-immaginarmi in un contesto relazionale con l'altro sesso. Mi sento già fremere per l'ansia. Sapete cosa faccio di solito? Quando ci sono i classici silenzi imbarazzanti mi sento come se mi mancasse l'aria ed è come se dovessi necessariamente riempire quel vuoto parlando, parlando e parlando. E spesso dico anche cose stupide, futili e prive di significato. Come oggi, che da che ho parlato di una lezione che avevo seguito il giorno prima, sono passata a parlare di mosse karateke in un decimo di secondo; e questo proprio perchè sentivo quel tipo di ansia data dal silenzio instauratosi da poco più di 5 secondi. Entro totalmente nel panico. Come se dovessi dimostrare una capacità di dominare la situazione. Non so spiegarlo in altri termini: nel momento in cui immagino una me silente anche se per pochi secondi, mi verrebbe il dubbio che, se rimanessi troppo in silenzio, l'ipotetico lui mi giudicherebbe come una persona senza contenuti. E quindi corro mentalmente: inizio a fare una rassegna di tutto quello che potrei dire, di tutto quello che potrei ritenere interessante per lui. E' uno sfinimento, a dire il vero. Intendo per "sfinimento" queste rincorse mentali. Perchè così non faccio altro che concentrarmi su me stessa, piuttosto che a lasciarmi vivere. Forse sì, dovrei solo provare a vivere.

Forse.

Un saluto mostruoso, da Val.

1 commento:

  1. il fatto di parlare tato e troppo nei momenti di ansia capitano anche a me e a volte si finisce per fare la figura delle stupide.. però penso che sia da poci saper gestire la situazione come facciamo noi e far passar il tempo evitando quei silenzi che secondo me sono più stupidi ed insignificanti delle nostre parole... però questi casi a me succedono solo quando sto con persone nuove..perchè se mi affeziono alle persone giuste sono concessi quei momenti di silenzio, di assenza, di pace :) questo per dirti che il tuo atteggiamento è normale e sono sicura che è solo agli inizi...
    detto questo basta non reagire :) per chiederti di uscire (anche per prendere un caffe)vuol dire che gli piaci, anche un pochino, però è anche giusto non farti film perchè i ragazzi sono così, senza pensieri... goditi il momento..provaci tesoro!!!!

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