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03 mar 2014

Io..bulimica?


Perchè non si dovrebbe sopportare la vita quando basta un nulla per togliervela? Un nulla la mena, un nulla l'emana, un nulla la mina, un nulla l'allontana.
Raymond Queneau
"Zazie nel metrò"


La mia prima notte da 22enne è stata catastrofica. Ed anche la notte dopo. E quella dopo ancora. Fino ad oggi. Non ho voluto scrivere perchè non voglio rileggere i miei catastrofici eventi, perchè tutto mi sembra non avere più alcun senso. Secondo il DSM-V (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) ora appartengo al disturbo EDNOS (Eating Disorder Not Otherwise Specified). Ed è catastrofico anche questo, a mio parere. Persino nel manuale non ho una vera e propria identità. Ma comunque, non è questo il punto. Il punto è che mi sono rimaste le macerie, una polvere densa e soffocante. Le mie promesse sono mattoni sgretolati, vetri rotti e taglienti. L'unica cosa che mi rimane, è il silenzio.

Ho lasciato la terapia con la Dottoressa D., due settimane e mezze fa ormai. Non mi ricordo neanche più. Siamo rimasti io ed il Dottor R., dato che ormai anche il Dottor J. è andato per la sua strada. Mi dispiace che, nelle nostre sedute, il Dottor R. debba ripetere sempre le stesse cose. Temo che prima o poi anche lui si stuferà di me (sempre se non lo sia già). Forse mi segue solo per cortesia. O, potrebbe essere che ci tiene? Spesso abbiamo parlato del valore. Mi ribadisce (ed io riconosco) che l'unica cosa che mi fa sentire una persona di valore, è il non-essere grassa. Il che è un'altra cosa rispetto all'essere magra. La differenza sta nel fatto che è un obiettivo definito in negativo, e di conseguenza non saprò mai quando sarà soddisfatto questo scopo. Il non-essere in un certo modo, non mi dice quando mi sentirò realizzata. Il mio valore prescinde da questo e da nient'altro, e questa non è una novità. D'altronde, non mi serve che qualcuno metta in evidenza le cose per cui io ho un valore, perchè io non le considero. Tutto è concentrato sulle forme, sul corpo, sul peso. E' l'unico ambito che credo di sapere gestire autonomamente. Perchè è l'unica cosa che so di poter gestire solo io, che è solo mia. Il mio valore non può dipendere, dice sempre il Dottor R. solo da questo. C'è stata un'affermazione molto forte in seguito: vale a dire che il mio valore non è per il Dottor R. minimamente determinato dall'aspetto fisico o dall'essere magra. Se fosse così, oltre ad un colludere con me, avrebbe evidentemente avuto più difficoltà a seguirmi: "Il tuo valore è dato dalle tue intuizioni, dal fatto che sei una persona a tuo modo geniale nei risultati. Dalla tua unicità".

Il Dottor R. dice che devo impedirmi di abbuffarmi, perchè sennò rischio di ricadere nella depressione/disperazione. Peccato che la caduta sia avvenuta in un paio di giorni. "Non te l'ho voluta tirare" mi ha detto la volta dopo, quando gliel'ho fatto notare. Ho abbozzato un sorriso. Ormai semplicemente mi adeguo a questo stato di cose. Vorrebbe che la mia idea di valore, arrivasse da altro. Vorrebbe che mi concentrassi su cose che sono importanti, ma che non sia il cibo ad avere il primato esclusivo. Quello che potrà capitare se mai continuassi a comportarmi in questo modo, è che avrò costantemente dipendenza dal cibo. In questo momento, non per altro, sono in fase bulimica (e non necessariamente bisogna vomitare per essere bulimica). La diagnosi ce l'ho piena piena, ecco. Né anoressia, né bulimia, né binge eating: oscillo tra anoressia e bulimia, e ci sto dentro con tutte le scarpe. Una non-definizione, e, guarda caso, come il non-essere grassa di cui ho parlato prima.

La tristezza, lo scoramento che provo sono conseguenze naturali a quello che faccio: digiuno, ma poi mi abbuffo, il che mi porta ad un danno immediato. La qualità della vita non è piacevole: non solo provo insoddisfazione in termini di forme corporee e quant'altro, ma se provo a guardarmi dall'esterno, non faccio altro che vedere una vita piena di insoddisfazioni: si aggiunge una seconda insoddisfazione ad una prima insoddisfazione.

Il meccanismo lo conosciamo tutte: restringere durante il giorno mi fa sentire forte, potente come non mai. E proprio questa grandissima potenza che sento di aver controllato, viene messa in discussione in modo invalidante, proprio per l'effetto contrario: cioè, è come se io mi convinco sulla base di quello che ho fatto, di essere la migliore riguardo quella cosa, e grazie a ciò vivo tuta la giornata soddisfatta. Arrivo poi alla sera, ed ho questa doppia invalidazione, perchè devo mettere in discussione la teoria della mattina ed in più ho un risultato diretto che mi porta a dire che non ho concluso niente. Quello che io cerco è la capacità di gestirmi autonomamente. E' un campo dove sono solo io a dettare le regole. Ricerco quel tipo di gestione che non ho mai potuto avere da bambina, perchè ero sempre attenta a, per dire, non fare arrabbiare mia madre, a comportarmi come voleva lei, a fare attenzione a cosa dovevo/potevo dire. E l'anoressia (sebbene ora si dovrebbe parlare piuttosto di bulimia) mi dà questo.

Come si può ottenere qualcosa di diverso?


Un saluto bulimico, da Val.

3 commenti:

  1. Non sai come mi spiace...e quel che mi fa star peggio è che non so cosa poter fare/dire per te

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  2. Ciao mi piace il tuo modo di scrivere, ti seguo :)

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  3. Mi piace anche questo dottor R. Dovresti continuare a parlarci :)
    Per il testo anche io oscillo tra bulimia e tentativi (nel mio caso sono tentativi) di restrizione. Capisco l'insoddisfazione x le forme corporee e per altri ambiti. Ti abbraccio!

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