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20 feb 2014

Una volta all'anno.



E' stato come cadere in una buca, che continuava a crescere e a crescere, non puoi uscire. E poi tutt'a un tratto ce l'hai dentro, sei tu, e sei in trappola, ed è tutto finito.
Judith Guest
"Gente senza storia"

C'è un giorno preciso dell'anno in cui mi ritrovo a dover fare i conti. Un pò come le persone che cercano di far quadrare i soldi a fine mese. Arranco alla ricerca di qualcosa che possa darmi quel poco di soddisfazione. Che sia capace di farmi riconoscere che, dopo tutto, ne vale la pena. Che io valgo la pena. Qui non è questione di contare le amicizie, di dire che dopo tutto va abbastanza bene e che me la riesco a cavare anche così. Sarò egoista, ma questo mio "fare i conti", riguarda me medesima. Riguarda il mio essere-nel-mondo, per dirla alla Heidegger. Oggi mio padre mi ha chiesto se sono felice. Gli ho risposto "Chiedo l'aiuto del pubblico", manco fossi al Milionario di Scotti. A chi posso chiedere, se non a me stessa? Ricordo benissimo quando ero al liceo, e ed un professore mi chiese se fossi felice. Io risposi che la felicità non esisteva perchè nella vita ci sarà sempre qualcosa che andrà storto. [Malinconia portami via]. Pensandoci oggi, a 14-15 anni non avevo così torto. Attualmente infatti non è che la mia vita sia rose e fiori. Direi piuttosto che sia marcia. Provo un odio profondo per me stessa. Mi guardo allo specchio, e non vedo altro che un'estranea. Come se questo corpo non mi appartenesse, come se qualcuno avesse sbagliato l'assemblaggio di un mobile, ma che purtroppo ora non si può più fare niente. Quel mobile traballerà sempre. Ed allora non posso far altro che arrendermi a questo mio essere-nel-mondo.

Oggi sono di un anno più grande. Ed a me non importa niente. Non festeggerò, perchè in fondo non c'è niente da festeggiare. Certo, se il compleanno fosse un giorno per poter brindare alla vita che odio, al mio essere che odio, al mio corpo che ripudio, allora uno shot me lo farei volentieri. Ma usualmente non si fa così. Ed allora i miei programmi saranno come se fosse un giorno qualunque: andrò all'università, e stasera palestra. In fondo, a cosa dovrei brindare? All'odio che riservo per me stessa, all'insoddisfazione perpetua, a questo cielo personale che non si rasserenerà mai? No grazie. Stavolta passo.

E dunque oggi, sono giunta a dei conti fatti? No. O meglio, i conti son sempre gli stessi. Infelicità, infelicità ed infelicità. Esprimo numerosi desideri, aspiro ad enormi ambizioni, mi incarico di voler essere una persona migliore e, da che ho aperto questo blog, anche di essere magra. Ma, come volevasi dimostrare, le cose stanno peggiorando. Non mi va di spiegarne le motivazioni: ognuna interpreti a suo modo, e giunga alle sue conclusioni. Sarei ripetitiva e noiosa se vi stessi ad elencare tutto quello che c'è di sbagliato. Da piccina, ed anche nella prima pubertà, non vedevo l'ora che questo giorno (20 Febbraio) giungesse. E' la data del mio compleanno. Ventidue anni fa sono nata. Ed oggi, invece, non vedo l'ora di morire.

Tanti auguri a me.

Un saluto di-un-anno-più-grande, da Val.

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