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10 feb 2014

Rabbia marcia.



A volte, quando ti concedi delle sensazioni, tutte le sensazioni che hai fanno schifo.
Judith Guest
"Gente senza storia"


Sono sempre stata una ragazza abbastanza, come si suol dire, "fumantina" e questo non lo nego, anzi. Tuttavia, dietro questo comportamento che potrebbe apparentemente farmi passare per una persona alla quale basta poco per prendersela con qualcuno, in realtà conservo sempre una rabbia repressa e schiacciata in uno spazio molto piccolo. Ché poi non è una rabbia come tutte le altre: è una di quelle che macerano dentro, che diventano come muffa. E si sa, una volta che la muffa si presenta, c'è ben poco da fare. Ecco, potremo dire quindi metaforicamente, che la rabbia che ho sempre represso, è come la muffa. Sta lì. Non può far altro che espandersi e rovinare tutto quello su cui si poggia. Ingrigisce, corrode. Provo questa rabbia al pensiero che mia sorella non abbia mai alzato un maledetto dito per difendermi: assisteva alle prese in giro, era testimone delle parole gratuite che mi venivano rivolte, eppure non ha mai fatto niente per "attutire" i colpi che io ricevevo.

Pochi giorni fa (riconosco che non avevo neanche oggettivamente motivo di arrabbiarmi) ho fatto, metaforicamente parlando, esplodere la mina. Mia sorella ed il suo ragazzo erano usciti a mangiare fuori, mio padre era andato dalla compagna e quindi la mia sera si prospettava essere in solitudine. Ma non è questo il punto: a questo sono abituata. Il punto è che, oltre ad aver scoperto dove erano nascosti i dolci per la colazione (e senza che ve lo stia a dire, potete immaginare che fine abbiano fatto), avevo chiesto alla coppia di comprarmi il tabacco che si erano dimenticati di acquistare. Una volta tornati, ho richiesto quello che mi era dovuto, ma, per la seconda volta, se ne erano scordati. Tra una frase e l'altra, il ragazzo di mia sorella mi ha detto una parola di troppo: sono scoppiata.

Non è una novità che lui mi prenda in giro. "Scherza" su argomenti che sono piuttosto sensibili per me: sul binge eating, sul mangiare in maniera spropositata. Se dal giorno alla notte, ad esempio, la dispensa si svuotava, il mattino dopo mi rinfacciava quello che avevo mangiato, o mi diceva che la prossima volta mi avrebbe controllata, che si sarebbe addirittura alzato quando anche io lo avrei fatto; mi incolpava dicendomi "cosa hai fatto ieri, eh? Guarda che io lo so". E sebbene, anche qui, mia sorella era sempre presente, non ha mai detto nulla per difendermi. Non ho mai avuto pretese sul fatto che dovesse arrivare a litigare con lui, ma cavolo, neanche che stesse zitta ad osservare la scena. Se io fossi stata lei, saprei o per lo meno immaginerei che quelli sono argomenti piuttosto delicati, no? A questo punto, dato che non lo ha mai fatto, dubito persino che lo riconosca.

In quel momento però, sebbene il tema non fosse quello dell'alimentazione, quella rabbia che credevo di poter controllare, ha come eruttato senza alcun preavviso ed ho urlato come un'assatanata, come se non ci fosse un domani. Ho strepitato, dicendo che lui non doveva permettersi di dirmi niente, che ero stufa di lui e delle sua prese in giro. I miei occhi si sono spostati poi su mia sorella, che mi guardava a dir poco allibita. Ed è come se in quel momento qualcuno mi stesse dicendo: ora o mai più. Diglielo. Urlale. Gettale addosso tutto il marcio che hai. Come se quella fossa l'unica ed ultima volta che avrei avuto una possibilità simile. E così, le parole uscivano senza che io le controllassi, senza che io potessi filtrarle: "E tu neanche mi difendi quando lui mi prende in giro! Neanche quando eravamo bambine mi hai mai protetta". Ma il "bello" è che non volevo dirlo. Nel mentre pronunciavo quelle parole mi dicevo di fermarmi, mi domandavo cosa diavolo stessi combinando e che stavo rovinando tutto. Giuro che non era mio intento. Se ero riuscita sino ad allora a tenermi tutto dentro, perché quel fiume di parole incontrollabili? Perché non sono riuscita a stare zitta? Mi sarei accontentata del loro giudizio sul fatto che ero impazzita senza motivo. Invece ora mi ritrovo non solo con quest'ultimo, ma anche con mia sorella che non mi parla più da quel giorno. Muto silenzio, se non per chiedermi cosa si mangia a cena.

Dato che comunque il tema dell'evento riguarda un argomento di cui ho solo trattato con il Dottor R., gli ho chiesto di consigliarmi una "carta jolly": mia sorella infatti il giorno dopo ha voluto parlarmi, chiedendomi se davvero pensassi quello che le avevo detto. E, grazie alle istruzioni dello psicoterapeuta, le ho riferito che volevo chiarirmi meglio le idee, perché era una cosa piuttosto complicata. Avrebbe dovuto quindi aspettare che andassi dallo psicoterapeuta. Un'altra possibilità era che anche lei venisse a partecipare alla prossima seduta (che ci sarà mercoledì), in modo che con il Dottor R. potessimo parlarne meglio dato che dietro a quello che le ho detto (o meglio urlato) ci sono tante altre cose. Come potevo immaginare, lei ha strabuzzato gli occhi, ma comunque io avevo prediletto la prima possibilità: che ci andassi solo io, e che poi insieme al Dottor R. avremo deciso quello che avrei detto a mia sorella.

Quando il Dottor R. mi aveva proposto che poteva venire anche mia sorella, all'inizio ne ero quasi convinta. Ma poi, la mia mente è riuscita a farmi pensare che se mai avessi fatto partecipare anche lei alla seduta, allora lui avrebbe potuto vedere quanto lei fosse migliore della sottoscritta, che sarebbe arrivato alla conclusione di preferire lei a me. Ed io non voglio che un'ennesima persona lo pensi. Non voglio che un'altra persona "mi scarti". Non voglio che la veda. E non perché mi vergogno di lei, ma piuttosto il contrario: mi vergogno di me.


Un saluto vergognoso, da Val.

2 commenti:

  1. Cara Val, mia stella bellissima, posso chiederti di che segno sei e di che ascendente? Permettimi il giudizio ma tua sorella è troppo vigliacca ed è comprensibile che tu sia scoppiata senza ritegno, sei brava che hai resistito fin ora. Perché non le hai detto semplicemente che era quello che pensavi? L'avresti svegliata da quel bel sogno in cui vive dove forse nemmeno si accorge del male che ti fa. Val la famiglia è importante e nella famiglia gli scontri accessi sono l'unico modo per tirarsi fuori cose che sono rimaste sotterrate per troppo tempo. Dovresti poterti fidare ciecamente di chi è sangue del tuo sangue e per arrivare a questo bisogna prima chiarire il passato. Puoi farcela, ma devi dire loro cosa vuoi e come ti senti o meglio, io ho fatto così e ha funzionato, anche se la strada è lunga. Val tu sei bellissima e se io fossi un ragazzo pagherei per incontrare una ragazza intelligente e introspettiva come te, io sceglierei te a tua sorella.

    Ti tengo stretta Val,
    Non mollare ♥

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  2. Io ho scelto, scelgo e scegliero' sempre te. A discapito di tutto. E forse dovresti sceglierti anche tu ogni tanto. Con tanto amore.
    M.

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