Pagine

10 gen 2014

Questioni random.





Ma quando mi guardai allo specchio, gettai un grido ed il mio cuore fu sconvolto: giacché non vivi me stesso, ma il ceffo ed il ghigno di un demonio.
Nietzsche
"Così parlò Zarathustra"


Lo scopo del tagliarmi, la sua funzione insomma, sta nel provare un dolore che superi quell'altro tipo di dolore che mi ritrovo dentro. Se lo faccio, "sto bene", se vogliamo metterla così. Deve cancellare un dolore interiore con un altro dolore. Il fatto che l'azione sia indirizzata all'addome è perché questo è sensibile alla questione del valore che io gli do. Non l'ho scritto nel precedente post, ma dopo aver avuto il giusto coraggio, ho inviato due foto al Dottor R. dell'addome "fresco di taglio". Ci ho impiegato molto a inviargliele, proprio perchè mi sentivo a disagio per la forma dell'addome che lui riceveva tramite la foto. E' la zona simbolo del fatto che io sia grassa. La maggiore difficoltà nell'inviargli le foto, era legata al fatto che lui vedesse quella parte corporea. E' un timore legato a quell'immagine e soprattutto al giudizio che poteva trarne. Quello che quindi mi ha chiesto il Dottor R.  è stato: e seppure gli altri lo pensassero? E' stata una domanda che per me aveva una risposta ovvia, ma non so come, non riuscivo a spiegarla. Non mi venivano le parole giuste. Ho risposto che un ipotetico pensiero negativo sul mio addome, mi farebbe ricordare le prese in giro passate. Ed allora il Dottor R., un pò perplesso, mi ha domandato: quindi se uno ti dice che il tuo addome è un pò gonfio, è una presa in giro?. In effetti..no. Però mi ricorda quel periodo. Solo che non erano quelle le parole per dirlo.




Ho anche inviato il post precedente al Dottor R., per fargli leggere l'analisi che avevo fatto in seguito a quell'azione, e quello che ha potuto notare di più è stata la mia delusione di aver percepito la sensazione di aver fatto dei passi indietro. Secondo il Dottor R. avendo messo in luce le funzioni che assolve il comportamento del tagliarmi, questo potrebbe essere rimasto come un comportamento naturale che ha perso però la sua funzione primaria, vale a dire quella correlata alla questione alimentare. Per cui io sento un dolore emotivo, ed uso il sistema dell'autolesionismo per farlo mettere a tacere. Per lui, mi sono "allenata" a fare altre cose che prima consideravo faticose, dolorose e quasi inammissibili. L'evento in sé potrebbe essere di portata inferiore rispetto al passato, rimane il fatto che se sento un dolore forte per me è facile agire in quella direzione. Che sia la via più veloce? Secondo il Dottor R., quel dolore però si trova in un ambito differente: oggi è più un dolore su un piano relazionale ed emotivo. Oggi, mi manca la possibilità di sentirmi compresa ed accettata e la sensazione che qualcuno realmente possa accettarmi e volermi bene per quello che sono. Oggi mi manca questo, a detta del Dottor R,, mentre in passato tutto era legato ad un aspetto più sintomatico del dolore. Se penso al dolore per eccellenza infatti, penso all'ambito alimentare. 

Ho anche confessato una cosa, alla seduta: quando cammino, e passo vicino ad una persona, trattengo il respiro. Di solito lo faccio nei confronti dell'altro sesso. Come se non volessi farmi vedere: se trattengo il respiro nessuno si accorge di me. L'obiettivo è quello di non essere visibile e far sì che l'altro non si renda conto di come io sono fatta male fisicamente.

Abbiamo avuto modo anche di parlare di mia sorella. Dovete sapere che io non faccio altro che ricercare considerazione nei suoi confronti. Le dimostro, appena posso, di andarle incontro, faccio a meno di cose che vorrei fare per me, per accontentare lei. Io ci penso sempre a lei. Ma il fatto che lo faccia io, non vuol dire che lo sappia fare anche lei. E, in più, non è detto che lei debba cambiare in tal senso. Infatti spesso e volentieri, litigando, ha sempre la meglio. Il Dottor R. mi ha consigliato che conviene farci pace con questa cosa, sennò va a finire che rimarrò tutta la vita ad aspettare che mia sorella cambi atteggiamento. Ormai è difficilissimo che lei possa cambiare atteggiamento. Ha anche aggiunto di non capire il motivo per cui mi lascio coinvolgere ed incastrare da lei, e dai litigi. Vince sempre lei, nonostante entrambe abbiamo gli stessi diritti e gli stessi bisogni. Allora il Dottor R. mi ha chiesto: perchè deve sempre vincere lei?. E giuro che non sapevo cosa rispondere. Dovrei imparare a far rispettare i miei bisogni e farli valere, ecco. Questo sarebbe il "segreto". insomma, mi faccio agganciare perchè, in fondo, vorrei che lei mi venisse incontro e che mi comprendesse di più, proprio come faccio io con lei. Ed in più mi faccio agganciare su un piano della rabbia, perchè percepisco la mancata comprensione come un torto. Quindi, oltre a non essere compresa, mi ci incazzo pure sopra. Insomma, ci rimetto due volte. Perdo due volte.


Un saluto da perdente, Val.

2 commenti:

  1. Dai considerazoni a coloro che meritano..e quindi soprattutto a te stessa, perché in fondo lo sai anche tu che meriti considerazioni, altrimenti non le cercheresti da parte di tua sorella..sai, ti capisco, anch'io trattengo il respiro quando qualcuno mi tocca, però poi mi rendo conto che nel trattenere il respiro inizio a tremare e di conseguenza vengo notata di più..abbasso la testa quando passo tra la gente, sembrando un po' gobba..
    A volte, per nasconderci, diamo più nell'occhio..più di quanto vorremmo
    Non possiamo nasconderci, non dovremmo nasconderci...non dovremmo nemmeno nascondere il dolore coprendolo con dei tagli.
    La teoria la si sa..il problema è metterla in pratica no? E per farlo c'è bisogno di aiuto..
    Io non sono una figura importante, non sono nessuno e nulla..Se non una disgraziata..ma se ti serve qualcosa sono qui

    RispondiElimina
  2. Il dott. R. ti mette davanti ai meccanismi della tua interiorità e della tua mente perché tu possa comprenderli e cambiare la tua reazione ad essi...ma come sta la Val che ho conosciuto in questo blog? So bene che non sei solo quella ragazza che sta con gli occhi pieni di lacrime nello studio di un medico...dov'è la Val che ho conosciuto qui? Quella fuori da quello studio, quella dentro di sé.
    Vorrei mostrarti quanto siano dolci le cose che fai e bellissime anche quando sei crudele con te stessa e ti fai del male, c'è un'immensa bellezza anche in questo.

    Ti stringo forte cara Val, anche quest'anno accanto a te. ♥

    RispondiElimina