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06 gen 2014

Chissà se mai nessuno si è accorto dai miei occhi che urlavo in silenzio.


Poco per volta comincio a vedere chiaro sul più universale difetto del nostro genere di formazione e di educazione: nessuno impara, nessuno tende, nessuno insegna -a sopportare la solitudine.
Nietzsche
"Aurora"


E' pur vero che non avevo grandi aspettative con l'apertura del 2014, ma non pensavo proprio di ricadere in atti autolesionistici. E' capitato ieri sera: vuoi per il corpo che ancora non tollero, vuoi per un vuoto esistenziale che sento vigere tra le mie grasse viscere, vuoi per poco prima che avevo mezzo discusso con mia sorella. Tanti fattori, tanta confusione e poche risposte. Appena mi muovo, mi fanno male i tagli: se mi piego, se cammino, se mi giro con il busto, se mi sdraio, se mi siedo. Eh sì, perchè i tagli sono sempre lì, sull'addome. Ci sono ancora le vecchie cicatrici, sopra le quali ho ricalcato quelle che saranno i futuri e nuovi strascichi di lametta. Saette di un male molto più interiore di quello corporeo. Mi sono chiesta: perchè ho voluto farmi di nuovo del male? Cosa è successo?

Ricordo benissimo di essere uscita dalla doccia e di essermi squadrata da capo a piedi allo specchio (come sempre). Ho percepito di nuovo quella vecchia sensazione di rifiuto verso me stessa. Così mi sono forzata di effettuare l'esercizio che di solito svolgo con la Dottoressa D., vale a dire illustrare il mio corpo tramite descrizioni e non valutazioni. Ma non so come, poi sono scoppiata in un pianto isterico. Afferravo l'addome con tutta la forza, tirandolo, provando a sviscerarlo dal corpo. Come se volessi disconoscere quella carne e non volerne più avere a che fare. Allora non ci ho visto più: ho preso una delle nuove lamette che mio padre usa per radersi la barba ed ho iniziato ad incidere tagli su tagli lungo tutto l'addome. E dunque, analizzando alla meno peggio quello che è successo, insorge di nuovo la seguente domanda: cosa è successo? Era da diverso tempo che non praticavo gesti di tal genere. Ed allora cosa è stato a generare quest'azione? Più ci penso, e più troppi pensieri vengono a galla, disperdendosi e sovrapponendosi l'uno sull'altro. Non sono capace di cogliere una "giusta" causa. Sarà che seppur ci provi da diverso tempo, non riesco proprio ad accettare le mie forme corporee. Non so che significato semiotico abbiano. Perchè sicuramente dietro il corpo che non riesco a vedermi addosso, c'è un significato intrinseco, sotterraneo. Eppure con il Dottor R. ci sto addirittura lavorando da diverso tempo: la presa di coscienza fatta tramite l'Imagery with Rescripting, l'assenza di mia sorella nei momenti di bisogno, mia madre che era sempre pronta a sminuirmi, le esperienze passate di prese in giro. Insomma, lo so cosa ha fatto scaturire l'anoresia nervosa (almeno in parte). Solo che ora rimango con "un'anoressia mentale". Che forse è quella più difficile. Corporalmente non sono più in crisi di peso. Non sono più un'anoressica. Non sono più un 47 kg. Eppure, mi manca qualcosa. Forse l'ebrezza di un tempo, quella forza che sentivo solo mia e che nessuno poteva raggiungere, perchè almeno una volta nella vita, sapevo di essere forte e non poteva esserci nessuno che potesse azzardarsi di dire il contrario. Per una volta nella vita, potevo dirmi di valere qualcosa. Ecco, forse è quel valore che mi manca. Un valore che ricercavo ed ottenevo solo nel perdere il peso precipitosamente. Ebbene, ora (sarebbe inutile dirlo) non ce l'ho più. La mia era, parafrasando Nietszche, una "volontà di potenza". E lo so benissimo che Nietzsche non ci pensava minimamente a riferirla ai DCA, figuriamoci. Ma, appunto, ho detto "parafrasando". Forse è questo che mi ha fatto scattare e reagire in quel modo. Mi sento in colpa a non essere più come allora, lo ammetto. In colpa, perchè senza quella potenza, non sono nulla. Sono ritornata allo stadio primordiale: con un peso che non riesco a tollerare, con un corpo che, figuriamoci, non riesco a guardare con occhi diversi. E sebbene scommetto che il Dottor R. potrebbe rispondermi che posso ricercare quel valore altrove, facendo qualche altra cosa che mi piace, a me sembra un'azione completamente vana. Vana per il semplice motivo che quella forza non può darmela nessun'altra cosa. Concentrarmi sulla scrittura? Lo faccio già: scrivo qui sul blog e questo mi basta. Leggere? Non ne parliamo: ho due librerie IKEA piene di libri che stanno persino in doppia fila. Ipotizzando un dialogo con il Dottor R., credo che lui replicherebbe che la forza che andrei ricercando sarebbe solamente un'entità effimera. Ed allora perchè la rimpiango? Perchè me ne faccio una colpa per non averla più? Perchè non faccio altro che pensare che, invece, sia la via più adatta a me? Perchè non penso ad altro che all'insoddisfazione che sento, che mi porto addosso insieme al mio corpo e che potrei allontanare solo perdendo quel peso che sento di troppo? Ecco, io tutto questo non lo capisco.

Eppure credevo di avere fatto diversi progressi grazie alla psicoterapia. Persino la mia decisione di andare dal nutrizionista, in qualche maniera, l'avevo interpretata in questi termini. Negli ultimi post pubblicati, sebbene non sprizzassi di gioia da tutti i pori, avevo creduto in altre possibilità (?). Ed invece ora vedo di nuovo tutto nero. Tutto senza via di uscita. Di nuovo. Un "di nuovo" che mi duole dentro il petto, L'incombenza di un desiderio che forse non se ne è mai andato, la mai tramontata percezione negativa del mio corpo. Eccolo: di nuovo tutto da capo.

Un saluto masochista, da Val.

1 commento:

  1. Il mio commento non sarà sicuramente utile a nulla.. Per consigli o pensieri intelligenti avrai vicino gente più efficace, come dottori, nutrizionisti o psichiatri, quindi quello che ti posso scrivere non avrà nessun effetto.. Però da tutto quello che scrivo riesco a capire cosa provi e come ti senti, tornare a tagliarsi dopo un certo periodo è come un'epifania... Quasi cominci a vedere la realtà diversamente. Io non sapevo più qual'era la realta, non sapevo più in che direzione mi stavo muovendo, era come se avessi perso la bussola. Addirittura non sapevo se volevo dimagrire, o guarire. Alla fine ho fatto finta di niente e cerco di non pensarci (forse è stata la scelta peggiore).
    Mi dispiace per quello che stai passando, non è facile pensare positivo, ma ti auguro di stare meglio..
    Ti seguo <3

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