Pagine

06 dic 2013

Abbracciarsi più spesso.



Se mi concentro sul mio corpo sento dolore, e se mi concentro sui miei pensieri, sento ancora più dolore. Perchè il dolore ha deciso di essere il mio migliore amico?
Alessandro D'avenia

Quello che sto per trascrivere è il ricordo di una parte del mio ultimo colloquio con il Dottor R.; ed ho deciso di metterlo nero su bianco, non so ancora per quale motivo ben preciso. Forse per non scordarmelo mai: ritrovarlo sempre qui, rileggerlo e ripensarci ancora ed ancora. E magari piangerci sopra, come stavo per fare durante la seduta. Ripensare ad un abbraccio mai ricevuto, ad una consolazione mai sentita. Se mai leggerete, capirete il motivo per qui ho scritto quest'ultima frase. 

Oppure è per rendere un semplice omaggio al Dottor R., che sebbene non leggerà, a me basta il pensiero rivolto a lui: un implicito grande e profondo ringraziamento per tutto quello che sta facendo per e con me. Non ho voluto aggiungere null'altro oltre a quello che si è detto in seduta. Non sono riuscita a trovare delle parole per descrivere l'incontro. Quindi, vi lascio solo con questo mio ricordo. 

Sarà piuttosto lungo, quindi armatevi di santa pazienza. Oppure, non leggete.

ps: l'episodio che ri-descrivo insieme al Dottor R., risale alla tenera età di 13 anni.




Dottor R: "E' giunto il momento di una cosa che ti voglio far fare"
Io: "..."
Dottor R: "Hai paura?"
Io: "No"
Dottor R: "Ti va di prendere l'episodio che mi hai raccontato poco fa e di provare a riviverlo in un modo un pò differente?"
Io: "Cioè?"
Dottor R: "Con la consapevolezza e con gli strumenti che hai oggi: da persona più adulta"
Io: "Quindi provare a parlarne e.."
Dottor R: "Se tu sei disposta, te lo dico io come fare"
Io: "Mh"
Dottor R: "Ti va?"
Io: "Vai"
Dottor R: "Allora, per prima cosa, devi rilassarti, perchè è un esercizio che va fatto ad occhi chiusi"
Io: "Occhi chiusi?"
Dottor R: "Sì. Ti fidi di me?"
Io: "Sì"
Dottor R: "Bene. Allora, deve esserci un pò di tranquillità"
Io: "Quindi devo chiuderli?"
Dottor R: "Allora, chiudi gli occhi e fai un respiro profondo"
Io: "Ma è tipo un'intervista cognitiva?"
Dottor R: "E' una tecnica che si chiama Imagery with Rescripting: dovresti riprendere l'episodio che mi hai descritto prima, però raccontarlo in prima persona come se lo stessi vivendo adesso, ad occhi chiusi. Per aiutarti, ti farò qualche domanda"
Io: "Ok"
Dottor R: "Ecco: rilassati e chiudi gli occhi. Ripensa alla scena, come se la stessi vivendo adesso: dove ti trovi, e che cosa hai intorno a te. Descrivi la scena finale, in cui ti prepari per andare alla serata d'animazione e ti sei messa la maglietta: come è fatta?"
Io: "E' bianca, a maniche corte, con degli sbuffi sulle spalle. Ha una scollatura a barca, quindi da una spalla all'altra"
Dottor R: "Ti ricordi la parte di sotto? Se indossi una gonna, o dei pantaloni?"
Io: "Avevo i.."
Dottor R: "Ho"
Io: "Ho i jeans a pinocchietto, chiari: sono gli unici che mi entrano"
Dottor R: "E questa sera hai deciso di metterti questa maglietta"
Io: "Sì, l'ho comprata o il giorno stesso, o il giorno prima: mi è piaciuta così tanto che ho voluto azzardare a metterla, nonostante riconosca di non essere per niente in forma"
Dottor R: "Quindi sei contenta di metterla. Allora l'hai messa e.."
Io: "Soddisfatta, perchè mi piaccio, esco dalla tenda, telefono a mia madre per farle sapere come è andata la giornata. Così, passo da una distanza di 6-7 metri, davanti due ragazzini che hanno la mia stessa età"
Dottor R: "Mi descrivi come sono questi ragazzi?"
Io: "Uno è con i capelli neri, e l'altro so che si chiama Luca. Il moro è più alto di Luca ed è anche più filiforme"
Dottor R: "Ok"
Io: "Passo accanto a loro e forse inconsciamente voglio mostrare la mia serenità nell'indossare la maglietta, voglio mostrare loro il mio orgoglio. Quindi sto camminando serenamente, con mia madre al telefono. All'improvviso sento dire ironicamente e sarcasticamente: <<Ammazza, che maglietta! Sei un figurino!>>. In quel momento mia madre mi sta parlando, sente che taccio perchè in quel momento, ho constatato che la mia prima impressione su come apparivo, era di esito negativo per l'esterno"
Dottor R: "Dimmi allora, nel momento in cui è successa questa cosa, cosa hai provato"
Io: "Mi sono sentita le lacrime agli occhi"
Dottor R: "Questo è quello che ti è venuto da fare. Ma dal punto di vista di emozioni, cosa provi? Questi ragazzi ti hanno detto una frase sarcastica.."
Io: "Prima di mettermi la maglietta, so che non sono in forma per potermela mettere: io riconosco di essere in carne però, ho deciso di metterla lo stesso. Quando, allora, i ragazzini mi hanno detto quelle cose, ho dato loro ragione. Nel senso, ho pensato: come avrei mai potuto camuffare questo grasso, se lo metto così in evidenza?"
Dottor R: "So che non è facile, ma proviamo a pensare passo per passo ai diversi stati emotivi che tu hai potuto provare. Primo momento: ti dicono questa frase, e come ti senti? La prima emozione che hai provato"
Io: "Eh, tristezza"
Dottor R: "Tristezza. Subito dopo che hai provato questa tristezza, associato a questo pensiero che hai detto prima sul come-pensavo-di-poter-camuffare-il-grasso..cosa provi?"
Io: "Mh..mi sento una fallita, perchè mi sono messa in mostra e però ho riscontrato questa reazione"
Dottor R: "Quindi, tristezza e senso di fallimento. Hai provato qualche altra emozione?"
Io: "Nessuna rabbia nei loro confronti. In quel momento.."
Dottor R: "In questo momento. Sta succedendo adesso"
Io: "In questo momento, e anche dopo quello che è accaduto, non ho pensato che siano stati dei cretini.  Ho dato loro ragione, perchè hanno ragione."
Dottor R: "Questo è quello che ti viene da fare nel momento in cui parli di questa cosa, ma dal punto di vista razionale. Dal punto di vista emotivo, quindi, cosa provi? Cioè, se quando pensi allora che loro hanno ragione, cosa provi?"
Io: "Fallimento in senso anche di disagio. Anche perchè non me la sono più cambiata la maglietta. Durante tutta la serata  d'animazione, sono stata con la paura che chiunque mi guardasse, mi potesse giudicare come hanno fatto quei due ragazzini. Quindi mi sono sentita..un nulla. Cioè, senza valore"
Dottor R: "Ok, quindi ti senti senza valore mentre ti dicono queste cose?"
Io: "Sì. Esatto"
Dottor R: "Senti, questa è la scena descritta da te in questo momento, no? Adesso, sempre con la stessa scena, introduciamo, diciamo così, una variante"
Io: "Mh"
Dottor R: "Tu hai fatto qualcosa davanti a questi ragazzi, no? Cos'è che hai fatto?"
Io: "Sono andata dritta al gazebo per l'animazione"
Dottor R: "C'è qualcosa che ti sarebbe venuta voglia di fare e che non hai fatto?"
Io: "Tornare in tenda e rimanere lì per tutta la serata"
Dottor R: "E perchè non l'hai fatto?"
Io: "Perchè le animatrici, avendo la responsabilità su di noi, non vogliono che ci separiamo"
Dottor R: "Ok. Senti, questa scena che tu hai descritto adesso: ti verrebbe da tornare indietro, ma non lo fai. C'è qualcos'altro che ti verrebbe da fare? Immaginati di poter agire su questa scena. Lascia stare quello che dicono le animatrici"
Io: "Allora, tornerei in tenda a piangere"
Dottor R: "Ok. L'emozione sarebbe sempre quella di tristezza?"
Io:"Eh, sì"
Dottor R: "Allora, aggiungiamo un piccolo particolare a questa scena. Mi farebbe piacere che tu provassi a raccontarmi la scena in una visione differente: sei presente tu-adulta che vede questa scena e racconta quello a cui assiste"
Io: "..Te la devo ri-raccontare?"
Dottor R: "Sì ma con la te-adulta: cosa vedi tu-adulta?"
Io: "Vedo una bambina che esce dalla tenda, e questa ragazzina sta prendendo in mano il telefono per chiamare qualcuno. Indossa una maglietta bianca, piuttosto aderente e dei jeans chiari fino al ginocchio. Sta camminando per dirigersi verso il gazebo in cui si svolge l'animazione"
Dottor R: "Mh. E poi?"
Io: "Mentre sta facendo questo, poco più lontano da lei ci sono due bambini. Le iniziano a dire qualcosa, in poche parole che lei è grassa"
Dottor R: "Mh-mh"
Io: "E..allora in questo momento, concentrandomi poi sulla ragazzina.."
Dottor R: "Cosa vedi?"
Io: "Vedo lei che si blocca per un decimo di secondo: vuole ascoltare quello che loro dicono a lei. Poi continua a camminare"
Dottor R: "Ok. Vedi qualcos'altro che te-adulta assiste alla scena? Cosa dicono o fanno questi ragazzi?"
Io: "Ridono"
Dottor R: "E cosa fa la te-piccola?"
Io: "Continua a parlare al telefono, come se nulla fosse successo. I due ridono e sghignazzano"
Dottor R: "Quindi dall'esterno, ti accorgi che te-piccola ha esitato un attimo. Non vedi altre esitazioni?"
Io: "No. Non ha pianto, non se l'è presa con i due. Non ha reagito"
Dottor R: "Ok. Senti, tu sei adesso presente in questa scena, stai vivendo questa scena da te-adulta che sta nella stessa scena di te-piccola. C'è qualcosa che vorresti fare o dire?"
Io: "Abbracciare la bambina"
Dottor R: "Ok. Immagina di farlo: vuoi chiedere a te-piccola come si sente ad essere abbracciata?"
Io: "In qualche maniera, forse, compresa"
Dottor R: "Compresa rispetto a che cosa?"
Io: "Perchè ci sono io-grande, che posso capire il suo disagio: non sono altro che una sua proiezione. Solo io posso capirla e quindi, abbracciandola, è come se le dessi la forza di andare avanti"
Dottor R: "Ti va di dire qualcosa alla te-piccola?"
Io: "Che andrà tutto bene"
Dottor R: "Ti va di spiegare un pò meglio cosa significa? Magari la te-piccola non so se ha capito"
Io: "Mh..le direi <<Non dare retta a quei ragazzini, che sono solo dei mocciosi. Questo che ti è appena successo sarà solo una delle tante salite che dovrai affrontare>>"
Dottor R: "Senti, ma la te-piccola come si sente in questo momento?"
Io: "Compresa, perchè, ripeto: io non sono altro che una sua proiezione del futuro"
Dottor R: "Tu sei un'adulta che conosce molto bene la te-piccola: come si sente lei mentre l'abbracci e le dici queste cose?"
Io: "La tristezza forse inizia a scemare. Nel senso: sentire calore da un'altra persona, comprensione anche, la fa sentire al sicuro e che quindi non deve affrontare tutto questo da sola"
Dottor R: "C'è qualcosa che la te-piccola, vorrebbe chiedere alla te-grande?"
Io: "Se quella sarà l'ultima volta che accadrà una cosa del genere"
Dottor R: "Ma mi hai detto che la te-grande glielo ha già riferito: è una delle tante salite che dovrà affrontare. O ricordo male?"
Io: "No, non ricordi male"
Dottor R: "Quindi la risposta già ce l'hai. Vabeh, glielo chiediamo: cosa risponde allora la te-grande?"
Io: "Che non sarà un episodio isolato: succederà altre volte"
Dottor R: "E questo come farà sentire la te-piccola?"
Io: "Da un lato scoraggiata, ma dall'altro..capisce che dovrà prevenire ulteriori situazioni simili. Nel senso che quando ricapiteranno, la me-piccola si ricorderà della me-grande, e quindi prenderà più distanza rispetto ai futuri episodi analoghi"
Dottor R: "Senti ma la te-piccola, in questo momento come si sente? Hai detto che la tristezza è un pò scesa"
Io: "E' protetta da me-grande. Anche perchè la me-piccola, in seguito all'episodio non ne ha fatto parola con nessuno. E' rimasto un qualcosa che ha tenuto dentro di sé per tanto tempo. Quindi il fatto di poter avere una persona che l'abbraccia, che in quel momento ha vissuto con lei quell'episodio, si sente meno sola"
Dottor R: "Vogliamo fare una prova? Proviamo a chiedere alla te-grande di andare via? Credi che sia il momento giusto, oppure no? Vorresti che stesse ancora con la te-piccola?"
Io: "La me-piccola vorrebbe stare per sempre con la me-grande"
Dottor R: "Se la te-piccola lo chiedesse alla te-adulta, pensi che risponderebbe qualcosa di particolare la te-adulta?"
Io: "Se volesse rimanere sempre con la me-grande?"
Dottor R: "Sì"
Io: "Lei accetterebbe"
Dottor R: "Quindi possiamo dire che questo accordo è stato fatto?"
Io: "Mh-mh"
Dottor R: "E' possibile?"
Io: "Però..non è possibile"
Dottor R: "Per quale ragione?"
Io: "Perchè poi quella me-piccola, diventerà la me-adulta"
Dottor R: "Noi siamo in quella scena: c'è la te-piccola, che trova un grosso giovamento dall'aiuto di te-adulta. Il fatto che la te-adulta vuole stare lì, permette alla te-piccola di sentirsi accolta, capita e prova anche meno tristezza. E quindi vorresti che la te-adulta stesse sempre con la te-piccola"
Io: "Mh-mh"
Dottor R: "E' possibile chiederglielo alla te-adulta? Cosa risponde la te-adulta?"
Io: "Sì. Starà con la me-piccola per sempre"
Dottor R: "Come ti fa sentire questa cosa?"
Io: "Io o la me-piccola?"
Dottor R: "La te-piccola"
Io: "Più sollevata e meno sola. Secondo me è una questione di solitudine: di aver dovuto affrontare sempre un pò tutto da sola. La me-piccola ha una gemella, alla quale non ha mai riferito nulla. La gemella, quando la me-piccola veniva schernita e presa in giro, non diceva mai niente. Quindi la me-piccola, fin dall'inizio non ha mai voluto esporre il suo disagio, o episodi come questo alla sua gemella. Quindi, appunto, il fatto che la me-adulta rimarrà per sempre con la me-piccola, sicuramente la risolleva e quindi la fa sentire meno sola"
Dottor R: "Quindi, immaginiamo ora che la scena sia sempre la stessa, però ancora non è accaduto niente. Tu stai uscendo dalla tenda con la te-adulta accanto. Questi ragazzi ti dicono <Quanto sei grassa!>. Ora c'è la te-adulta accanto a te. Cosa succederebbe, cosa cambierebbe?"
Io: "La me-piccola guarda la me-adulta, come per chiedere aiuto"
Dottor R: "E' quel momento di esitazione di cui parlavi prima?"
Io: "Esatto"
Dottor R: "Ok"
Io: "La me-adulta ricambia lo sguardo, e non so, forse la tranquillizza solo guardandola, come se volesse dirle che non è successo niente. Appunto, che questo sarà uno dei tanti episodi. Insieme, quindi proseguono verso il gazebo"
Dottor R: "E come si sente la te-piccola?"
Io: "Mh..meno sola, di nuovo"
Dottor R: "Quindi il senso di solitudine è un pò più basso"
Io: "Sì"
Dottor R: "Rispetto alle altre emozioni, come la tristezza?"
Io: "Sembra non esserci, perchè c'è la me-adulta che le è stata accanto"
Dottor R: "L'ha soltanto guardata"
Io: "Ma in quello sguardo c'era tutto"
Dottor R: "Senti, ripensando quindi a questa scena con la te-adulta presente, la ricordi un pò più leggera, meno dolorosa?"
Io: "Sì, esatto"
Dottor R: "Potremmo pensare di avere un pò più spesso la te-adulta con noi, intendo dire con la te-piccola?"
Io: "Sì"
Dottor R: "Mi sembra che la te-adulta abbia dato un sacco di indicazioni sagge"
Io: "Alla me-piccola?"
Dottor R: "Ah-ah"
Io: "Bhe, sono passati molti anni"
Dottor R: "Allora, senti un pò: rimani ancora un pochino con gli occhi chiusi. Poi quando vuoi fai un bel respiro e apri gli occhi. Non avere fretta"

Dopo aver aperto gli occhi:

Dottor R: "Io te ne farò fare tanti di esercizi così, sai?"
Io: "Si?"
Dottor R: "Mh-mh. Quello che abbiamo fatto, come ti ho detto poco fa è Imagery with Rescripting: con il termine "rescripting" si intende una riscrittura dell'evento con l'aggiunta, in questo caso, della te-adulta. Con l'esperienza che hai passato, con le consapevolezze che hai oggi. E' possibile che in questo modo dai meno significato a quell'evento. Prendi le distanze"
Io: "Sì, in qualche modo sì"
Dottor R: "E siccome di episodi così ne hai avuti diversi, con la scuola, ed altri ancora..una puntatina così io la rifarei"

E, dopo aver stabilito il prossimo giorno di seduta, il Dottor R. mi ha lasciata andare dicendomi:

"Mi raccomando: abbraccia più spesso la te-adulta"



Un saluto alla imagery with rescripting, da Val.

3 commenti:

  1. Ho pianto leggendo questo dialogo,
    mi ricordava una delle mie sedute,mi ricordava come mi sentivo e come mi sento,
    forse dovrei abbracciarmi ma intanto abbraccio te!

    RispondiElimina
  2. Quanto ho pianto leggendo questo episodio, quanti momenti così ho passato da bambina che ancora mi tengo dentro...Grazie per averlo postato Val, sentivo che eri una persona immensa, ne ho avuto l'ennesima prova.

    Ti abbraccio forte ♥

    RispondiElimina