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05 nov 2013

Vaso di Pandora.



Nelle prove cruciali, la sigaretta è un aiuto più efficace dei Vangeli.
Emil Cioran
"Sillogismi dell'amarezza"

O. si è fatto vivo ieri sera. Mi è venuto a trovare sotto casa, finita la partita di calcio della Roma. Con la più totale non-chalance del mondo, ha iniziato a parlarmi come se in tutte le settimane in cui non ci siamo sentiti, non fosse successo nulla. Come se il silenzio perduratosi per oltre due settimane, fosse stato dovuto ad impegni impossibili da rimandare. Così, in tutta calma e pacatezza, inizia a parlarmi come se nulla gli avessi mai detto, ma io non ho voluto lasciarmi persuadere: se voleva parlare, lo facessimo per quello che era accaduto, sicuramente io non ero lì per scherzare. Così ho iniziato a spiegargli i motivi per cui me l'ero presa con lui: sono riuscita a dirgli, testualmente, che non era altro che un narcisista. E che non gliene fregava niente di me. E' riuscito a replicare dicendomi che lui non voleva assoggettarsi i problemi degli altri, il che non ha fatto altro che dare prova alla mia tesi. Nelle mie reazioni ero piuttosto sistematica, e devo ringraziare la retorica (arte sofistica, modestamente) e i sillogismi "aristotelici". Ci sono andata con i piedi di piombo ed usavo il pugno di ferro con lui; non volevo lasciarmi nuovamente assoggettare. Sono andata contro ogni mio "principio": ho mostrato la rabbia che non sono mai riuscita a scagliargli addosso, e benché sentissi le gambe tremare per tutta la paura che avevo, sapevo che stavo liberandomi da un peso. Ero arrabbiata nera. Non tolleravo più il suo comportamento e, finalmente, gliel'ho dimostrato: me ne sono fregata del suo giudizio, forse perchè non ne avevo più bisogno. Alla fine, anche se non esplicitamente, ha detto di avermi "usata", che lui prevalentemente si divertiva ed era cosciente che tra noi non c'era l'alchimia che ha avuto invece in altri rapporti. La cosa che mi ha fatto più schifo, che mi ha lasciata più indignata di prima, è quando, riferendogli che io il più delle volte facevo sesso o cose affini con lui prevalentemente per il timore del suo giudizio, lui ha risposto "Lo so". Cristo santo, ho pensato, ma non si fa un pò schifo? Anche solo un pelino? Non è ripugnante? Allora, da quel momento, non ho più pensato: gli parlavo, lo contrattaccavo retoricamente, lo sminuivo, lo svalorizzavo e l'ho ripagato con la stessa moneta. Questa volta non ha vinto lui. No. Mi sono fatta valere io. Ero furiosa, e, come se fossi stato il vaso di Pandora appena aperto, sono fuoriuscita con tutta la mia rabbia, (quasi oserei dire "repressa"). Quella sera sono stata più forte che mai, e l'ho sentita quella potenza. E' stata una rabbia che non sentivo da tempo: piuttosto poterla esprimere senza timore, è stato piacevole. E sebbene le gambe mi tremassero per l'ansia che provavo (data l'inaspettata "esplosione" mia personale), allo stesso tempo riuscivo a non farci caso: in quel momento era più importante gettare addosso a O. tutto quello che avevo sempre voluto dirgli. Ci sono riuscita. Non potete immaginare che soddisfazione. Ero adrenalinica, come se fossi appena tornata da un'ora di lezione di fit box, ero così euforica che quasi non mi rendevo conto di tutto quello che gli stavo dicendo. In tutto quel tempo, O. è stato capace di dire qualcosa, provare a dimostrare il contrario, ma questa volta sono stata io a sopraffare lui. In parte dovrei ringraziare il Dottor R. perchè è lui che mi ha dato le "fondamenta" e le "prove" per soggiogare O., e diciamo quindi che il merito della mia azione è stata anche merito suo. Il più delle volte O. mi incolpava di essere troppo "assolutistica" nel mio pensiero, e mi ha anche detto che andare dallo psicoterapeuta mi faceva più male che bene, dato il ragionamento che gli stavo costruendo: era fin troppo sistematico. Non me ne è importato nulla del suo giudizio: la interpretasse come vuole la mia esposizione, fatto sta che erano prove incontrovertibili. Per la prima volta in vita mia, mi sono sentita sicura di me: non parlo dal punto di vista fisico (ovviamente). E' una sicurezza, quasi "spavalderia" forse, che non ho mai creduto poter avere in me. Invece, ecco, ho dimostrato di essere alla sua altezza, se non oltre. Assolutamente: mi sono sentita superiore a lui. E' stata un'emozione particolare: dopo tanti anni, mi sono sentita "leggera" spiritualmente. Mi stavo svuotando di tutta la rabbia che avevo messo da parte (per colpa sua aggiungerei), nascosta come la polvere sotto il tappeto. In quei minuti spesi a parlare con lui, è come se avessi cambiato pelle, ed avessi messo una corazza: ero intaccabile. E gliel'ho dimostrato. Gli ho dato testimonianza che non ero per forza quella Val spaesata e senza coraggio. No: io quella sera sono stata potente. Ed anche se rimarrà solo una sera in cui mi sono dimostrata tale, non importa. Almeno, ora non ci penso.

Dopo qualche secondo di silenzio, il nostro "colloquio" è finito con O. che ha detto: "Dovresti essere meno schematica e più tonda nel pensiero". Così se ne è andato. Mi ha dato una pacca di conforto, come se in quel modo stesse scaricando la colpa a me, ed il suo corpo sembrava dire "Poverina, sei tu quella pazza, non io". Sono rimasta inerme, immobile come un fusto. Non ho battuto ciglio. Via per la mia strada.

Sono fiera di me. E sono sicura che anche il Dottor R. lo sarà: l'ultima volta abbiamo parlato del suo essere soddisfatto di me perchè ero riuscita, in un dato scambio di opinioni, ad "arrabbiarmi" con lui. E mi ha detto, testualmente, di essere contento di avermi vista così: solitamente sono una persona che, onde tentare di tenersi accanto le persone, tende a stringere a sé la rabbia. Invece ora, non solo sono riuscita a dimostrargli di non aver avuto timore di "prendermela" con lui (vuoi perchè so che con lui posso essere me stessa, vuoi perchè mi fido, vuoi perchè con lui sento di potermelo permettere); ma sono stata anche in grado di farlo nei confronti di una persona per la quale, poco tempo prima, non potevo far altro che acconsentire ad ogni suo desiderio.

Un saluto rabbioso, da Val.


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