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14 nov 2013

Scelte.


Sento qualcosa di insoddisfatto nel mio cuore, sempre.
Petrarca
"Secretum"



Due o forse tre settimane fa, con il Dottor R. è venuto fuori il discorso che avevo difficoltà a confessare del mio ritorno al mio stile alimentare: digiunare (e conseguente binge notturno). Ho spezzato quell'equilibrio che avevo trovato invece a Parigi, per esempio. Io ho ben chiaro quello che accade, e la difficoltà sta nel riuscire a mantenere uno stile: mentre sono capace di impormi cose che danno la sensazione di avere il controllo, lo psicoterapeuta ha provato a spiegarmi che posso ottenerlo in altro modo. Sto meglio quando ho uno stile più regolare (vedi Parigi): saranno successi certo dei momenti di abbuffate anche nel periodo successivo, ma non in maniera così eclatante. Io so tutto questo. Tale stile mi porta ad avere ricadute su una cosa che non tollero, che non sopporto: le abbuffate. Quello che desidero è avere un corpo, un fisico che mi piace. E per fare questo ho bisogno del controllo, di restringere perchè un tempo ci ero riuscita. Ma il Dottor R. sostiene che sia una "cazzata": non ho mai affermato che mi piacesse il mio corpo, neanche quando pesavo 47 kg. E cavolo, lo so che ha pienamente ragione. Non posso riuscire ad avere un fisico che mi piace: a che serve, mi ha domandato il Dottor R.? A creare solo ulteriore "casino". Il periodo in cui sono stata meglio, a sostegno del Dottor R., è stato perchè ho investito su cose che volevo veramente, ho deciso io della mia vita, ho fatto cose che mi interessavano: ho fatto un viaggio che desideravo, e sono stata padrona della mia vita. Certo ho perso un pò il controllo sul versante alimentare, ma mentre mi dedicavo ad altro, stavo bene. E poi appena mi focalizzo sul fronte del cibo, va tutto a rotoli e mi sento male. Il Dottor R. stesso ha detto di essere pronto a mirare a raggiungere un peso che mi stia bene: il tutto con una dieta regolare, togliendo la abbuffate.

Il mio corpo è una minaccia, uno schifo, un disgusto. Ed è stato nel momento in cui si è approfondito la questione che ho usufruito per la prima volta dei fazzoletti che lui aveva a portata "di studio". Approfondendo anche il lavoro che sto facendo in parallelo con la Dottoressa D., lo psicoterapeuta mi ha chiesto come stesse procedendo, se vi erano dei progressi o meno. Da una parte sono consapevole che l'ansia non se ne andrà, ma desidero e spero di arrivare che l'ansia non ci sarà più. Secondo me l'ansia che provo può andarsene una volta che io apprezzo quello che è il mio corpo. E tale apprezzamento potrò giungere se perdo del peso. Questa è un'esperienza che però ho già avuto: quello che si deve fare è cambiare il metodo, sostiene il Dottor R.: il risultato si può o meno ottenere, ma la vera questione è se il metodo davvero funzioni. Il livello di insoddisfazione che sento è interno, non ha niente a che fare con le forme corporee, sostiene lui. Io però ho parlato di accettazione: è d'accordo che così non posso accettarlo. Se scendo di 5-7 kg, lo stesso Dottor R. ha detto che sarebbe perfetto in forme di armonie e forme e del mio stile di vita. E' un modo armonioso di concepire il mio corpo. Il Dottor R., ha cercato di illuminarmi: ho in mano degli strumenti importanti, vale a dire dei danni che posso recare al mio corpo. So a cosa vado incontro perchè ci sono passata. A lui interesserebbe evitare di correre dei rischi: vale a dire che io mi metta nuovamente in testa l'obiettivo di poter perdere peso denutrendomi, disabituandomi a mangiare in maniera regolare. Se avessi una maggiore progettualità nella mia vita (lui mi spinge a scrivere ad esempio: è alla mia portata e lo so fare abbastanza bene), mi potrebbe benissimo dare soddisfazione al pari di quella che cerco con il controllo sull'alimentazione. Potrei diventare padrona della mia vita su cose che hanno un valore. E' un mio diritto allo stesso tempo voler dimagrire quei chili di cui tanto si è parlato. Crede infatti che il periodo più bello negli ultimi anni sia stato quello con C. a Parigi: ero più serena, sebbene non sia andata poi al mare con mio padre.
E' uscito così il discorso del mare: avendo le cicatrici, ho sostenuto che non vorrò più andarci (anche se mai mi fosse piaciuta la spiaggia ed annessi). Sarebbe sicuramente impossibile sostenere le obiezioni di mio padre sulla loro scoperta. Il Dottor R. continuava a sostenere di potermi comportare in un certo dato modo (dicendo che fossero cavoli miei): non capisce come io non possa avere il diritto di dire una cosa del genere, che devo nascondermi. In questo modo non sto pensando ad essere serena. Perchè devo essere così determinata in una cosa che mi fa star male? Nasconderla non è una doppia sofferenza? Continuava a domandarmelo. Il timore che ho è che devo dare spiegazioni e non riesco a zittire una persona. Vorrei ma non sono il tipo, sebbene con O. sia stato diverso. Di tenermi il dolore e la sofferenza, io ci ho costruito sopra la mia vita. Tutto questo poi mi porta a imparare a gestire le cose che mi riguardano in un ambito molto ristretto. Lo psicoterapeuta mi spronava: sono libera di star male. Non riferiva tanto alle cicatrici, ma nella mia capacità di essere più assertiva, di comunicare quali siano le mie esigenze ed anche i miei dolori. Non l'ho fatto per tanti anni, e perchè devo continuarlo a fare? Che io non possa sentirmi in dovere di essere vulnerabile, in difficoltà con mio padre..è assurdo. Aumenta solo la mia sofferenza perchè non posso permettermi di farmi vedere che sto male.
Io tengo dentro la rabbia perchè nessuno potrebbe mai capirmi: sono superficiali, non capiscono perchè sto male anche se glielo spiego. E' inutile. Ho ricordo di un natale in cui ero particolarmente triste: era il mio primo "natale da anoressica" e quindi mi riscontrai in una festività piena di cibo e tentazioni. Avendo mangiato molto, misi il muso per tutta la serata. Di ritorno a casa, i miei mi ripresero, dicendomi che non potevo permettermi di farlo più, che non stava bene comportarmi in quel modo.

Il tipo di comprensione che vorrei è simile a quella del Dottor R. solo che, come mi ha fatto ben notare, la sua comprensione è una comprensione di chi in certi momenti mi dice anche che certe cose non vanno bene. Può capirlo, ma non significa che lo accetta.  Infatti ho capito (sempre grazie al Dottor R.) che io vorrei che la comprensione di mio padre fosse in termini di accettazione anche delle cose che mi fanno star male. Spesso, quando ad esempio si arrabbia con me, mi fa pensare che la svalutazione sia sull'intera persona. Il Dottor R. ha cercato di delucidarmi sulla questione: alla fine non c'è intenzione di disapprovare "me" in toto, globalizzando la mia persona. Quindi mio padre ha diritto di dirmi che cavolo combino, ma questo non significa che non valgo niente o sono io che non vado bene in quel momento. Quello che con papà può succedere è che si incazzi e basta: mi ascolta e poi mi fa la ramanzina. Mi fa la paternale. Ma io ho tutto il diritto di stare male, e come esiste il diritto di stare male, c'è anche il diritto di stare bene.

Ho deciso di contattare il Dottor J. (l'ho confessato allo stesso mio psicoterapeuta proprio il giorno della seduta, quasi inaspettatamente), il cui contatto mi è stato procurato gentilmente dalla mia adorabile C. (lei stessa è seguita da lui). E' un nutrizionista. Il Dottor R. ha manifestato la sua contentezza per la mia scelta: ero sempre stata dell'opinione di non voler ricevere un aiuto esterno di tal genere. Mi fido di C., che si fida del Dottor J.: sta bene nell'animo, sicuramente più di me. Scommetto che ora, se mai leggerà questa mia sensazione, starà ridendo.

Insieme al Dottor R., nel momento in cui inizierò con il Dottor J., abbiamo scelto che lo metterò in contatto con quest ultimo. Potrebbe essere utile cercare di capire un tipo di regime alimentare che mi possa far star serena. E' questo quello che desidera il Dottor R., e quasi mi viene da sorridere: ci tiene molto a me, si vede.
Così stamane ho chiamato il Dottor J., chiedendo un appuntamento per un primo controllo: il 25 Novembre lo incontrerò per la prima volta. In più, richiederò anche una dieta, con tanto di visita con il dietologo del suo studio.


Un saluto assertivo, da Val

3 commenti:

  1. Ciao Val. ho trovato tra le informazioni del profilo la tua mail e ti ho scritto in privato. è sussy_@hotmail.it giusto?
    un bacio

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    1. Guarda, ho cambiato mail. Quella me l'hanno "rubata". Se mi passi la tua, ti scrivo una mail (l'indirizzo IP è il mio nome e cognome, e vorrei rimanesse "privato").

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    2. ah okok :) la mia mail è brugnolimarzia@gmail.com se mi scrivi ti riinvio la mail dell'altra volta. Grazie un bacio

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