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10 nov 2013

Interessi "narcisisti".



Ho lasciato perdere, tutto qui, -diceva-. E' incredibile come sia facile lasciar perdere.
Alice Munro
"Troppa felicità"




Perchè cerchi in un rapporto di coppia momenti in cui devi dimostrare di essere colta?



Questa è stata, a grandi linee, la domanda postami dal Dottor R., dopo avergli raccontato dell'episodio di O. e della sua "sorpresa" a venirmi a trovare sotto casa. La cosa che mi ha un pò messa all'erta è quando mi ha chiesto del perchè mi piacesse uno come lui (narcisista assoluto). Ho risposto che mi ha colpito l'intelletto (caratteristica tra l'altro molto comune nei narcisisti: questo ora però non significa che tutti lo siano, però è anche vero che non è difficile trovarli). Mi ha fatto l'esempio di Sgarbi: è un uomo colto, intelligente, ma è un narcisista perso.

Tornando a noi: ho risposto che mi interessava O. per il fatto che, non si limitava alle cose comuni della vita. Prima di essere "ufficialmente" una coppia, avevo riscontrato in lui la qualità della "non banalità" nei dialoghi: con lui avevo modo di poter parlare un pò più approfonditamente di cose non comuni. Ecco che dunque, la domanda del Dottor R. è giunta: perchè ricercare questo in un rapporto di coppia?

"Di come sono fatta, delle mie parti belle e delle mie parti brutte, essere insieme nei momenti di tenerezza e dolcezza: è questa la quotidianità, non serve per forza parlare di Schopenhauer e teorie filosofiche", ha detto lui. Il mio voler per forza mostrare abilità del pensiero, lo cerco come un qualcosa di prioritario in una relazione: non voglio la banalità quotidiana. E il Dottor R. mi ha chiesto il motivo, ovvero il perchè odio tanto la quotidianità. Il fatto è che la possibilità di condividere la quotidianità, la percepisco come una cosa di serie B, e mi sento in grado di poter essere un gradino al di sopra degli altri. Come suo solito, il Dottor R. ha saputo rispondermi che questo posso farlo senza il partner. "Ok, ma non è un valore, o una qualità quella che io ho?" ho domandato io. Il Dottor R., la vede invece come una cosa che segna la differenza tra le persone, che mi permette di avere la sensazione di sentirmi superiore. Con il partner posso farci altro: pelarci le carote, cambiare una ruota di una macchina. Perchè cercare questo nel rapporto di coppia? Continuava a chiedermelo, ed io non trovavo nessuna risposta conclusiva.

Verso il termine della seduta, il Dottor R. ha dato la sua teoria (non affatto falsa, anzi): tale mio modo di investire sull'intelletto (e mostrarlo) è anche un mezzo per deviare dalla terribile quotidianità: ci sono aspetti che mi spaventano e un pò non mi piacciono. La quotidianità è fatta di carezze, contatto fisico, stare lì in cucina e preparare insieme qualcosa, guardarsi un film sul divano. E secondo il Dottor R., un pò mi spaventano tutte queste cose. Un esempio concreto che mi ha fatto: quando vedo mia sorella che cucina, e il suo ragazzo l'abbraccia, o le bacia il collo. "Questi sono aspetti legati alla quotidianità" ha detto. E questi sono lati che sono minacciosi per me. Ho esplicitamente riconosciuto che il tubare come colombe "mi fa schifo". Ovviamente c'è anche il fatto che ne prendo le distanze ed è un qualcosa a cui non riuscirei ad immaginarmici. E' proprio lo schifo che provo: un modo che uso per distanziarmene. Il Dottor R. non ha mai infatti creduto alla mia tesi secondo la quale il rapporto sessuale mi facesse così ribrezzo: d'altronde è venuto con così tanta naturalezza. Non è tanto un disgusto per l'atto sessuale, ma a tutto quello che c'è intorno all'atto sessuale. Il bello della quotidianità non è solo l'aspetto fisico o sessuale, mi ha detto: è prendersi in giro in modo reciproco, scherzare, parlare della stronza che ti supera in fila alla cassa del supermercato. Non è necessario tirare fuori teorie filosofiche.

La teoria del Dottor R. è che odio la quotidianità perchè essa richiama costantemente azioni, idee, che sono legate a cose che non mi piacciono. Se io penso alla quotidianità, penso a un contatto più particolare con una persona, a quella stessa persona che mi può vedere nelle mie vulnerabilità sia fisiche che intellettuali. Quindi io ho iper-investito sull'aspetto intellettuale, sulle capacità che ho di scrivere (ha fatto l'esempio del blog: nasce sotto quest'ottica secondo lui). Questo non è sbagliato se usato per compensazione, solo che questo non funziona in assoluto: è rischioso perchè se si fallisce, va male in toto: come quando ad esempio ho fallito al test di ingresso della facoltà di Psicologia della Salesiana. Insomma era un test di ingresso come tutti gli altri, ma io ci ho investito tutto. E la sensazione è stata quella di una perdita irrecuperabile.

Il saper ragionare nelle cose, il mio essere abile nel parlare, il mio essere abile nello scrivere non mi fanno un essere superiore (e non si intende il narcisismo alla O., ha voluto specificare il Dottor R. [grazie al cielo]). La mia sensazione di superiorità serve a compensare la mia vulnerabilità, l'idea di essere debole e fragile. Però se serve a me per sentirmi superiore, devo capire cosa vado a nascondere, a coprire. E forse è proprio l'idea e la consapevolezza di essere fragile.

Il rischio più grande che corro è il momento in cui l'investimento che ho fatto fallisce anche solo in parte. Sarebbe come andare al casinò con 1000 euro in tasca e puntarne 900 che successivamente perdo: mi rimangono solo 100 euro. Oppure ho in mano mille euro e ne punto (e quindi perdo) sempre 900. In entrambi i casi ho perso 900 euro, ma nel primo caso la perdita è grossa, nel secondo è minore. Sempre 900 euro ho perso però. La percezione di perdita è diversa, è questo che deve essere afferrato. Se punto solo 900 euro su un'attività e perdo, sono guai. Ma se ho mille euro e punto un pò qua e un pò là, è già diverso: potrò perdere un tot. da una parte, ma potrei contare sugli euro rimasti.

Insomma, morale della favola: devo darmi la possibilità di coltivare anche il resto. Comunque sarà un argomento su cui sicuramente torneremo nelle prossime sedute.

Ecco, è stato strano capire che il mio coltivare quasi forse "ossessivamente" l'intelletto, è un modo per coprire le mie fragilità personali. Pensavo che questa fosse una cosa "innata"; invece poi si è dimostrato essere un altro metodo di controllo per surclassare quello che voglio nascondere agli altri di me. E' un muro contro muro, quello che mi ritrovo a fare ogni santo giorno. E tutte le volte sono io che ho delle crepe. Quando ho "rivelazioni" di tal genere, mi chiedo sempre come sia mai possibile che io non me ne sia mai accorta, e così sento un tonfo dentro il mio essere. Un annullamento totale, vicino al nichilismo quasi. Valori svalorizzati, idee tagliate, passioni crollate..mi sento un nulla. Un nulla totale. Mi sento, appunto, annullata e quello che mi rimane è solo il corpo, quello che più vorrei annullare, tagliare, modellare. E mi sento solo un involucro di carne e grasso.

Un saluto nichilista, da Val.

2 commenti:

  1. Ti ringrazio per aver esposto questo meccanismo, perché sono esattamente come te, su questo lato ragioniamo allo stesso modo. Molte volte mi ritrovo a cercare persone che ritengo intellettualmente più spiccate, perché credo che possano meglio comprendere la malattia, ma spesso mi sbaglio..
    Val sei sempre stupenda, in qualsiasi cosa tu faccia, sei una persona bellissima. ♥

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  2. ammetto che mi ha turbato ri-leggermi.

    se mi trovo bene con una persona (e più o meno lo stare bene con la persona concerne un buon 80 per cento di dialogo serio) non ci penso al contatto fisico, anzi, non sento il bisogno.

    - o non ne voglio sentire il bisogno?

    se qualcuno mi sfiora, mi ritraggo.
    oppure reagisco in modo inaspettato.
    a gennaio scorso un ragazzo mi ha baciato e l'ho respinto.
    quando le sue labbra hanno sfiorato le mie la voce nella mia testa ha trasalito:

    "ma allora ci sono."

    sono concreta, sono qua, ed è questo, questo che mi da fastidio.
    il fatto che il contatto fisico ogni volta mi ricordi che ho un corpo a cui dover badare.

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