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26 nov 2013

64.5


E' soprattutto la notte che non è facile. E questo me l'aveva spiegato bene madame Pilou una volta che io avevo fatto un sogno terribile, [...] madame Pilou mi aveva spiegato che la notte l'inconscio si libera e parla a noi e quindi facciamo i sogni. Io sono contento che ci sia almeno uno che parla con me, cioè questo benedetto inconscio; peccato solo che non mi ricordo mai cosa mi dice.
Paola Mastrocola
"Una barca nel bosco"


Un numero. Una cifra. Un peso. Un mattone. Uno schiaffo. Un pugno. Un macigno. Una delusione.

No, non è possibile ho pensato. Come può essere che mi sia persa così tanto in una metaforica foresta oscura? Un dejà-vu: sono tornata al punto zero. Erano 4 anni che non vedevo quella cifra. Iniziai proprio da un 65 netto verso la discesa. Ed ora? Rieccomi di nuovo in questo punto, barcollante con il mio grasso che mi segue e mi ricorda in ogni istante la sua orripilante presenza. Ogni minuto, ma che dico, ogni secondo, è buono per riportarmi alla mente quanto il mio corpo possa occupare così tanto spazio. E' stato un terrificante colpo di scena.

Il peso l'ho scoperto ieri dal Dottor J.: è stato il nostro primo incontro, e gentilmente, la mia amica C. mi ha accompagnato fino al portone. Come già scrissi, ho contattato il nutrizionista perchè segue anche lei. Così ho preso coraggio e ci sono andata, ecco. Il colloquio è andato.."bene", diciamo. Ero piuttosto nervosa, e lui non faceva altro che far caso ad esempio ai miei palmi delle mani, che erano lievemente sudati, oppure al tipo di pelle che avessi: quando fa freddo, per farla breve, sono a "chiazze". Insomma, alla fine mi ha sottoposto all'agopuntura: "Così si rilassa", mi ha detto. Nel mentre io ero sdraiata sul lettino, con tanto di aghi infilati in mezzo al seno, sulle dita dei piedi, un paio sulle ginocchia, ed un altro paio sotto le scapole (che ora dato il grasso non ci sono più ovviamente); lui leggeva le mie analisi del sangue, usciva dalla stanza e quant'altro. Passati sì e no 15 minuti, mi spiega che potrei notare un senso di pesantezza al termine della procedura. "Io in realtà mi sento tanto triste" ho detto e, in un batter di ciglia, ho iniziato a piangere. Lui non se lo aspettava per niente: "Che succede? Cosa c'è?" ed io lì, muta come un pesce. Mio dio, sono stata ridicola. Chissà cosa avrà pensato. Supponendo diverse teorie, siamo arrivati al dunque: l'idea di non poter più digiunare (che per me equivale alla cocaina per un tossico dipendente), mi fa sentire persa, senza alcuno scopo, priva di significato. E molto probabilmente è vero. "Lei tenta di avere il controllo assoluto digiunando, quando in realtà è un controllo effimero, che le scoppia tra le mani", cavolo mi ci voleva lui per capirlo? Certo che no, lo so che non è altro che un surrogato di controllo quello che provo ad avere. Solo che a risentirla di nuovo quella idea, mi sale un magone che non potete immaginare. Forse rabbia, forse delusione, forse tutto insieme. Non lo so. 

Passando al lato tecnico: la dieta non vuole ancora assegnarmela. Vuole lavorare "mobidamente", un passo alla volta. Per ora farò una settimana facendo colazione. Sostiene infatti che se mi desse già una dieta da seguire, io l'appenderei al muro e tanti cari saluti. Non ha tutti i torti, anzi. Tra una settimana, dunque, ci rivedremo per fare il punto della situazione. In più, mi ha detto di dover fare le analisi del sangue su dei valori della tiroide: secondo lui non è un dato causato dal digiuno. Al che, sorge un problema: mio padre non sa che ho deciso di essere seguita da un nutrizionista (tant'è che le spese per il Dottor J. le dovrò fare io), quindi per quanto riguarda le analisi, non so proprio come fare. Ci hanno sempre pensato i miei: il mio compito era solo andare lì fisicamente. E quindi, detta alla "romana": mo' che faccio? 

Abbiamo concluso il nostro colloquio con un paio di chiacchere: il Dottor J. dice che devo fidarmi di lui. Per carità, io mi fido pure, solo che ho fatto notare a lui il disagio del peso. Di questo, ha risposto, non mi devo preoccupare: si può anche fare una dieta per dimagrire. Ha vantato la sua esperienza, per farmi capire che non sono andata dal primo pazzo che capitava: basta che io mi fidi di lui. 

Scoprire quel peso, ieri, mi ha uccisa dentro. Sebbene poi stanotte ho ripetuto le mie solite (dis)abitudini alimentari, ripenso ancora alla voce del Dottor J. che pronuncia quel numero. 64.5, 64.5, 64.5, 64.5, 64.5, 64.5, 64.5, 64.5, 64.5, 64.5, 64.5, 64.5, 64.5, 64.5, 64.5, 64.5, 64.5, 64.5, 64.5, 64.5, 64.5. Inammissibile. Inconcepibile. Improponibile. Inadeguato. 

E' troppo banale dire che mi faccio schifo. Ogni parola non ha abbastanza valore per descrivere le mie emozioni. Però non posso far altro che ripetermelo: mi faccio schifo. E pensare che Marzia, quando ci siamo incontrate, mi disse che ne parlavo tranquillamente dei miei problemi. Che, a primo impatto, sembravo essere addirittura serena. Se potesse ora leggere quello che ho scritto, forse un pò si ricrederebbe. Non lo so. Forse, mia cara Marzia, mi hai incontrato solo nel giorno giusto. Oggi, palesemente non lo è. Se oggi parlassimo, io avrei il muso lungo, sarei triste, mi sentirei a disagio ed avrei timore a guardarti negli occhi. Sì. Sarebbe proprio così. 


Un saluto schifoso, da Val.

1 commento:

  1. Comprendo il mondo che crolla quando si ha la conferma che tutti questi triboli, questo affannarsi e accanirsi é stato inutile. Quando anche i numeri lo confermano poi uno vorrebbe strozzarsi e basta. Però tu hai fatto una cosa : hai chiesto aiuto , e ti stai ponendo il problema su come seguire questo aiuto. È una strada impervia e che nn garantisce nulla a breve termine, ma la stai affrontando
    E secondo me è questo che ti differenzia dalla ragazza di 4 anni fa. Certo il peso é lo stesso , ma il tuo vissuto racchiude un mare. Non condannarti a rivivere il passato per un numero... Datti una svolta, fai vedere che qualcosa è cambiato

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