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06 ott 2013

Una vita..disordinata.


Vago attraverso i giorni, come una puttana in un mondo senza marciapiedi.
Emil Cioran
"Sillogismi dell'amarezza"

Preparatevi a leggere citazioni di Emil Cioran e del suo libro da cui ho preso spunto in questo post. Ne ho sottolineate molte, e le riproporrò come se si trattassero delle repliche di una telenovelas americo-latina. Difatti ho comprato il piccolo volume (edizione Adelphi, € 10)  perchè avevo bisogno di leggere qualcosa di nuovo. Certo, è sempre una lettura un pò deprimente per chi non la sa prendere (io tra l'altro non sono il tipo di lettrice che si lancia in storie comiche, romanzi spassionati). Sono più una tipa da..Emil Cioran, ecco.

Gli incontri chez moi con la Dottoressa D., sono proseguiti come di consueto. In realtà ce n'è stato un altro dopo il primo di cui ho scritto l'ultima volta, niente di più. Solo che l'ho sentito particolarmente rispetto al precedente. L'esercizio che abbiamo svolto è stato lo stesso: sono stata davanti allo specchio ed ho descritto il mio corpo senza alcun tipo di valutazione. Solo che quest'ultima volta ero maggiormente esposta: indossavo pantaloncini a metà ginocchio (li uso per la palestra) ed una canotta rossa (sempre usata per la palestra). Ho avuta molta più difficoltà: ogni volta che dovevo descrivere la parte dell'addome, o comunque sia del busto mi trovavo ad affrontare un enorme disagio e non riuscivo a far altro che a pensare a quanto fossi grassa/grossa/ingombrante. L'ansia l'ha percepita anche la Dottoressa D., tant'è che un paio di volte mi ha ricordato di concentrarmi sul compito e non sulle valutazioni. Ancora, mi era difficile trovare la concentrazione adatta: i miei occhi non facevano altro che scorrere sulle forme del mio corpo ed una voce mi urlava dentro ricordandomi che ero una vacca. L'esercizio mi è stato fatto ripetere due volte, come per farmi abituare al tipo di ansia. Anche qui, ho capito che quest'ultima mano a mano scemava. Tuttavia, come poi ho riconosciuto alla Dottoressa D., la sentivo pur sempre presente di sottofondo. Trovavo difficile metterla totalmente da parte e so che forse non è possibile farlo; solo che è come se non riuscissi a farne a meno di quell'ansia essendo così tanto esposta a..me. E' il mio tipo di antifurto, che mi mette all'erta da ogni pericolo, mi "aiuta" (se così si può dire). Perchè è tramite la sua gestione che riesco a placarmi, a mantenere la calma. Quindi, ecco..espormi così tanto, mi mette in ulteriore pericolo. Ed il timore di non poter fare niente, è come se mi facesse andare fuori dai miei schemi. Ora che però è iniziata anche l'università, sarà molto difficile organizzare degli appuntamenti a casa, così si è deciso che ritorneremo a vederci a Castro Pretorio, ed io dovrò portare da casa qualche capo d'abbigliamento che abbia il fine di espormi ulteriormente (come ho fatto con la canotta o con i pantaloncini). Diciamo che la cosa non mi entusiasma a tal punto da fare i salti di gioia, ma la Dottoressa D., è più propositiva di me. Almeno compensa in quello in cui io non riesco a manifestare trasporto. E non sono ancora capace di capirne bene il perchè. Mi sembra ancora tutto strano. Cambiare, intendo. Non so se sia per paura o per scetticismo.

Per quanto riguarda la relazione con O., ebbene prosegue. Non come immaginavo però. Non è come tutte le relazioni, la nostra. Lui è sempre occupato per via della sua attività politica a tempo pieno, e possiamo vederci solo la sera tardi (intorno alle 22.00). Io ormai rimango sempre a dormire lì, perchè sono sempre io che mi sposto per andare da lui. Ma non mi dà fastidio il fatto di prendere i mezzi e farmi un'ora e 20 abbondante per spostarmi fino a casa sua: d'altronde so come funziona l'attività che svolge perchè l'ho fatta anche io (non per altro ci siamo conosciuti lì). Quindi, dato il fatto che ci vediamo in orari non proprio consoni (se va bene, per le 22.00 stiamo a casa), tempo di cucinare e quant'altro, si fa mezzanotte in poco tempo; a me piacerebbe avere un dialogo con lui, più che altro perchè non abbiamo altro tempo in cui averne, dato che non possiamo chiamarci perchè lui è indaffarato tutto il giorno, ed anche io (se permettete) ho le mie cose da fare. Insomma abbiamo orari diversi. Quindi, ecco, mi farebbe piacere anche solo passare una notte a parlare piuttosto che ad avere rapporti sessuali o comunque qualcosa di inerente al sesso. Invece lui, sino ad oggi, ha sempre voluto fare qualcosa. Nonostante ci siano state volte in cui io gli abbia detto esplicitamente che non volevo fare niente, lui, alla fine, è sempre riuscito ad ottenere qualcosa. Persino quando avevo il ciclo, non ha demorso, e si è fatto fare quello che desiderava. Alle volte mi sono sentita solo un oggetto, ed altre persino una puttana. Non sono mai stata assertiva nei suoi confronti, o almeno non mai fino in fondo. Mi vergogno persino a parlare nei dettagli. Vorrei parlarne con il Dottor R., perchè la questione dell'assertività è già una cosa su cui avevamo trattato tempo fa. Per provare a farcela da sola, questo sabato, mi sono costretta ad impormi con tutta me stessa al probabile tentativo di O. di portarmi a letto. Appena ha accennato a qualche carezza in più, ed ho notato diversi segnali indicanti che volesse provarci, ho esplicitamente detto "no". Senza iniziare a descrivere cosa ha chiesto, il perchè e cose del genere, ho spiegato semplicemente a lui i motivi sopra elencati. Reazione maschile? Che io sono fissata con la relazione convenzionale formata sul dialogo. Subito dopo, come un contentino, ha iniziato a narrarmi di un paio di eventi della sua infanzia ed è finita lì. Come se così avesse risolto. Come se così mi avesse zittita. Come se così mi avesse pulita dalla mia sensazione di sporcizia, dal mio sentirmi quasi come una puttana, come un oggetto. Non è così che dovrebbe funzionare una relazione. E forse..è solo ora che capisco cosa mi stava chiedendo G.

Martedì mi vedrò con il Dottor R., e chiederò lui qualche consiglio.

Un saluto disordinato, da Val.

1 commento:

  1. Mi incanta come scrivi...sinceramente non so mai come commentarti dato che i tuoi post dicono tutto, semplicemente non si può aggiungere nulla. Il tuo dolore è forte, ogni parola trasuda una sofferenza che è inimmaginabile. Ma ce la stai facendo, o almeno stai tentando! Il tuo percorso non è semplice, volersi bene, è l'obbiettivo giusto? Si abusa molto di questa espressione ma non si riesce davvero a coglierne il significato. Secondo me la si può comprendere solo una volta che te la senti addosso.
    Per O. posso solo dirti che è un maschio...ma questa non è una giustificazione perché esistono ragazzi e ragazzi, e tanti di loro non pensano solo al sesso. Discutine col dottor R. se senti che questa situazione possa crearti disagio.
    Forza! Stai andando benissimo!
    Un abbraccio :)

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