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25 ott 2013

Riesumi di nostalgia e momenti paranoici.


Poco per volta comincio a vedere più chiaro sul più universale difetto del nostro genere di formazione e di educazione: nessuno impara, nessuno tende, nessuno insegna a sopportare la solitudine.
Friedrich Nietzsche
"Aurora"

Come è usuale, le più grandi rivelazioni le ho nelle sedute con il Dottor R., ed oggi riguarda O., che ho capito essere un narcisista. Come dice il Dottor R.: non mi vede. Non ci sono altre parole per spiegarlo meglio. Pensa a sé stesso, non vede altro che il suo "io" e nessun'altro può essere al suo posto. Quando mio inviò il messaggio in cui si scusava (seppure ancora non avesse capito il motivo), spostò il discorso subito su di sé, dicendo che stando sedici ore al giorno fuori casa (per via dell'attività politica e le diverse responsabilità che ha) non aveva voglia di litigare con me, che era stanco e cose affini. Insomma, non gliene importa e forse non gliene è mai importato nulla delle mie esigenze, di quello che io avrei voluto, o comunque dell'"attenzione" che chiedevo. Questo è narcisismo, ed ogni narcisista ha la sua dipendente: me medesima. Me l'ha detto il Dottor R. ed io, purtroppo, per tutte le "complicazioni" che ho, non me ne sono accorta.

Non si è mai chiesto perchè il più delle volte io non volessi fare sesso con lui. Se fossi un uomo, sicuramente mi porrei una questione al riguardo, e cercherei di capirne il motivo. Invece a lui bastava anche solo quel poco che lo soddisfacesse. Io mi sono sempre sentita, in ogni frangente ed episodio con lui, una puttana: facevo quello che richiedeva e basta. Il Dottor R. dice che invece era il classico atteggiamento da dipendente. Ma non riesco a far altro che darmi colpe. Come al solito d'altronde. Mi rimpinzo di aggettivi che forse neanche centrano un granché, ma non riesco a farne a meno: mi sento in colpa per non essermi imposta prima, per non essermi fatta "valere". Credevo che sarei stata apprezzata nel tempo, che prima o poi avrebbe capito. Ma non è successo. E questo è perchè non sono stata capace io, ecco quello che penso.

L'esperienza che ho avuto con O., mi ha fatto ripensare a G.: da quanto tempo non si sentiva nominare nei meandri del mio blog? Troppo. Nella mia mente però è sempre rieccheggiato il suo nome, soprattutto quando riconoscevo che la relazione con O. non era affatto sentita. Era il termine di paragone di tutto; ad esempio ancora penso quando io e G. ci guardavamo dritti negli occhi e seppur non ci dicessimo nulla, era come se ci scambiassimo le parole più dolci del mondo. G. adorava i miei occhi e me lo diceva sempre: diceva che seppur provassi a nascondergli qualcosa, i miei occhi non mentivano mai: mi leggeva dentro. Preferiva quelli a tutto il resto, ne sono certa. O. invece non ha mai detto nulla sui miei occhi, tanto meno mi guardava nelle iridi. Non ci siamo mai scambiati alcuno sguardo. Non siamo mai stati solo a contemplarci l'un con l'altra, e questo mi è mancato moltissimo. Per lui non esistevano altro che sé stesso e le sue necessità. Non mi ha mai vista, se vogliamo usare le parole del Dottor R., e devo dire che ha ragione. Solo ora l'ho capito. D'altronde, quando gli scrissi in seguito al messaggio delle sue scuse, lui non mi ha degnato di una risposta, come se non la meritassi. Anche oggi, quando (presa la decisione), gli feci sapere che per me era inutile vederci per dirci che era finita: non mi ha risposto. Non vorrà darmi soddisfazioni, questo non lo so. Ma narciso com'è, dubito che in questo momento stia pensando a me o per lo meno a insistere. Se davvero fossi stata una persona a cui teneva, avrebbe cercato in qualche modo di farmi capire quanto meno che mi voleva bene. Anche solo venire sotto casa mia e cercare spiegazioni. Che poi fosse andata a finire male, non lo saprò mai. Ma se anche solo si fosse impegnato di più, avrebbe fatto la differenza. Invece, quello che riesco a pensare ora è che forse non gliene sia mai fregato nulla della sottoscritta.

Riesumo così piccoli momenti nostalgici spesi con G.: e chissà perchè oggi mi sono messa a piangere dopo tanto tempo che non accadeva quando pensavo a lui. Quelle lacrime amare, ma che non sanno né di dolore né di qualsiasi altra cosa. Forse solo uno sfogo, o solo nostalgia. Non so neanche questo. Avrei voluto continuare ad avere lui al mio fianco. E solo ora capisco che cosa intendesse lui quando chiedeva a me il dialogo nella relazione. E così mi do altre colpe che non mi fanno certamente bene, ma è l'unica cosa a cui posso tendere ora: piangermi addosso e additarmi colpe e difetti che sento solo miei e di nessun'altro. Mi sono messa a piagnucolare come una 12enne, e mi sono sentita ridicola anche in questa mia reazione. Ho paura dei miei stessi giudizi e delle mie stesse impressioni che ho sulle mie azioni. Sto diventando paranoica.


Un saluto un pò nostalgico, e un pò paranoico, da Val.

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