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19 set 2013

Riassunti psicoterapeutici.



La malinconia te la portavi addosso come un profumo.

Oriana Fallaci


Ogni tanto capita che io rimanga folgorata da discorsi o semplici frasi che intrattengo con la Dottoressa D., o con il Dottor R.; e ieri è successo con la seduta avuta con la prima. Avendo stabilito quelli che saranno i nostri obiettivi, da ieri ne abbiamo preso in mano uno in particolare: l'uso che faccio dello specchio. C'è chi si pesa 6-7 volte al giorno, io invece mi specchio: faccio check su check del mio corpo, mi studio, mi osservo e mi convinco sempre delle solite idee (lascio a voi l'immaginazione). Adotto metodi per placare l'ansia, per nascondere il grasso che vedo, per nascondere quel timore secondo il quale chiunque potrebbe notare il mio essere grossa e grassa. Ché in realtà sono anche dei mezzi che funzionano, ma purtroppo a breve termine (come ha ben osservato la Dottoressa D.). Perchè con l'adozione di determinati comportamenti, od azioni che siano, io non è che gestisca tanto il mio problema, non lo affronto pienamente; piuttosto non faccio altro che cercare di mettere da parte l'ansia. Un'ansia che non farà altro che ripresentarsi, riproporsi più fortemente che mai. Un'ansia che in realtà percepisco ugualmente, nonostante provi in diversi modi a metterla da parte. Tralasciando i diversi esercizi che ho da svolgere per la Dottoressa D. nell'arco della settimana, durante il colloquio si sono ribaditi gli obiettivi, il perchè della terapia (che io definisco simpaticamente "pratica"). Quello che dovrò imparare a fare è adottare altri diversi comportamenti rispetto a quelli che svolgo oggi (ndr lo specchio), imparare a gestire le paure e le ansie e farle scorrere come se fossero su un nastro trasportatore. Quello che potrò trarre dalla terapia è potere avere una scelta, ha detto la sorridente Dottoressa D.; ed è stato questo a colpirmi. Il fatto di avere una scelta, di poter decidere. E' come se fino ad oggi fossi rimasta a sguazzare nella rassegnazione. Invece..ho una scelta. Capite? Per me è stato importante ascoltare quelle parole. E' stato importante capire che può essere tutto più "facile", che posso scegliere, appunto. Ovviamente parallelamente al lavoro che sto svolgendo con il Dottor R., con il quale, ripeto, affronto problemi quali gestire le abbuffate, limitarle e quant'altro. La prossima settimana, per la prima volta, sarà la Dottoressa D., a venire qui, a casa mia. Più volte mi ha detto "Non sarai sola", e tutte quelle volte in cui me lo ha ripetuto, mi sentivo più tranquilla e, appunto, meno sola. Non che non ci siano state persone che non me lo abbiano mai scritto o detto. Come C., o la stessa Mary. Solo che, spero non me ne vorranno, è diverso. Non so precisamente il motivo. Forse perchè, essendo lei una dottoressa, ed avendo studiato per questo, mi sento più al sicuro. Così come accade con il Dottor R. d'altronde: mi sento al riparo, ecco tutto. Come se fossero delle sporgenze sotto le quali ripararmi durante un nubifragio. Come se mi potessero garantire quel breve momento di pace interiore. Non so.

Con il Dottor R., invece, abbiamo cercato di chiarire meglio quali metodi possa usare per evitare le abbuffate. Per controllarle e quindi limitarle. E' da quest'estate che sto leggendo (in pdf) un libro che mi ha inviato lui. Lo sto sfogliando (sebbene virtualmente) già per una seconda volta. Si intitola "La trappola della felicità" e tratta di un approccio terapeutico basato sulla mindfulness, svolto a sviluppare la "flessibilità psicologica" che consente di superare momenti critici, e di vivere pienamente il presente. Può sembrare chissà quale tipo di libro di auto-aiuto, ma in realtà è molto istruttivo. Lo scopo è quello di avere consapevolezza (non per altro, si parla di mindfulness). Ed è proprio sulla consapevolezza che devo lavorare. Essere cosciente di quello che faccio, del come e del perchè..affinché magari, riesca a frenarmi con le abbuffate, ad esempio. Capita che, difatti, prima ancora di alzarmi ed andare alla dispensa per mangiare l'inimmaginabile, io mi raffiguri nella testa quello che voglio (biscotti, merendine). In quel momento, devo dunque far scorrere, come se fossero su un nastro trasportatore, tutte quelle immagini ed attendere che "svaniscano" (un pò come con le emozioni che dovrò imparare ad affrontare con la Dottoressa D.: osservarle, ma saperle far passare). Secondo poi, la respirazione. Sembra banale, ma se ci si concentra sulla respirazione (diaframmatica però), non solo si ha consapevolezza della stessa respirazione, ma anche di quello che provi e senti. E' come se, almeno questa è stata la mia interpretazione dopo aver ascoltato il Dottor R., si potesse "sfumare" l'ansia, la paura. E quindi avere coscienza, consapevolezza delle proprie azioni. Certo, un altro metodo in più per evitare le abbuffate, sarebbe quello di pensare al dopo ed ai sensi di colpa..ma come suppongo molte di voi sapranno, è difficile accorgersene pienamente. Ecco perchè sto iniziando ad interessarmi alla mindfulness. Lo stesso Dottor R. mi ha detto che è stato riscontrato un netto miglioramento a livello neurologico permanente dell'uso di questa tecnica in diversi soggetti. Un vero e proprio miglioramento di stile di vita. Stanotte, ad esempio, sono riuscita a mangiare di meno, rispetto ai soliti 30 biscotti (ebbene sì, ne mangio così tanti). Sono arrivata a quota 15. Certo, sempre sensi di colpa ho avuto, ma, almeno una volta vorrei vedere il bicchiere mezzo pieno: ho dimezzato le dosi. Non mi sento un granché gratificata, ma è un piccolo passo avanti. Se il Dottor R., potesse leggere, forse sarebbe contento più di me. Non voglio scrivere "da oggi mi impegnerò di più", "da oggi niente abbuffate": sarebbero parole che ho scritto così tante volte, che alla fine è difficile che gli dia lo stesso significato di come quando le pronunciai la prima volta. Certamente proverò ad adottare le tecniche della mindfulness più spesso. Sono anche curiosa di leggere altri libri a riguardo, e spero che questo possa garantirmi un futuro lievemente più roseo. Un futuro più consapevole. Un futuro di scelte, ecco.

Ché poi non so a quante di voi potrà mai interessare tutto quello che scrivo: sui riassunti dei colloqui che ho con i due dottori, sulle mie auto-analisi, sulle mie lacrime di coccodrillo, sulle mie esperienze. Ma io amo scrivere e se devo farlo pur parlando delle mie disgrazie o meno..allora così sia. Mi sento libera quando lo faccio. Mi sento alleggerita da un peso, se scrivo. Come se potessi scaricare tutta la rabbia, ansia, paura, timore, angoscia qui..sul mio blog, sul mio diario virtuale. Come se potessi calibrare il mio stato d'animo con la scrittura. Come se potessi smaltire la "sbornia" dei troppi pensieri.


Un saluto analitico, da Val.

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