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09 set 2013

Eventi sconcertanti e solite paranoie.



Siamo così abituati a camuffarci agli occhi degli altri, che alla fine ci camuffiamo anche ai nostri occhi.

François de la Rochefoucauld


Che qualcuno mi sproni a cambiare strada. Che qualcuno mi svegli quando tutto sarà finito. Quando questo mio incubo personale inizierà a dissolversi nell'aria. Quando il mio dolore si sgretolerà. Quando le catene che mi tengono lontana dalla vita, inizieranno ad arrugginirsi. Quando tutte le lacrime versate fino ad oggi, saranno sufficienti per liberarmi dall'incantesimo maligno che mi sono procurata da sola. Io sono il mio problema. Ma sono anche la mia soluzione. Solo che la maledetta chiave per aprire la gabbia, io mica la trovo. Se bastassero queste metafore per far apparire tutto più chiaro alla mia mente, affinché trovi la via d'uscita dal mio inferno..ma sarebbe troppo facile, no? Nessun "abracadabra" sarebbe capace di cancellare i miei pensieri malsani e contraddittori. Devo essere io, la mia soluzione..sennò non si spiegherebbe perchè sino ad oggi non ci siano stati grandi progressi. Magari faccio passi due in avanti, ma poi ne regredisco di dieci. Per quante persone siano pronte a dirmi che sto bene con la taglia 42, o che ho un bel corpo, mi sembrano opinioni così false. Non ci credo. E mi sembra assurdo che la pensino così. Perchè non notano il mio disagio a mostrarmi, perchè non percepiscono le mie paure? Eppure, a me, tutte queste cose appena accennate, sembrano così fondate, così reali. Più osservo il mio riflesso, più non credo ai miei occhi: il mio corpo non è affatto come vorrei io, non è per niente simile a quello che vorrei che fosse. Così, implodo. In dolori sordi alle orecchie degli altri, in pianti invisibili agli occhi degli sconosciuti, in sussulti improvvisi persino per me stessa. Non mi aspettavo che dopo così tanto tempo, sarei caduta così in basso. Non mi aspettavo che dopo tutti questi anni avrei provato così tanto ribrezzo (ancora) per il mio corpo e le mie forme. Credevo, piuttosto che in seguito sarei riuscita a trovare una via di mezzo, un compromesso. Invece sono ancora qui a implorare di trovare di nuovo il controllo.

Non vedo l'ora che questa doppia dose di Fluoxetina inizi a fare effetto. Mi sento ancora persa. Mi sento di nuovo uno stupido barile di grasso che cammina. Ma, forse a dirla tutta, non ho mai smesso di pensarlo. Voglio dimenticare. Voglio dimenticarmi, forse è meglio. Astrarmi e guardare da un'altra diversa angolazione: chissà magari troverei qualcosa di anche solo discreto in me. Invece non faccio altro che additarmi colpe, impormi punizioni fisiche, colpirmi di aggettivi dispregiativi. Come se tutto questo potesse darmi l'input per migliorarmi. Ma non è mai accaduto nulla di così vicino al miglioramento, anzi.

Stanotte ho fatto sesso con O., con il quale potrei dire di aver intrapreso una relazione. Ho dormito a casa sua: ora ha traslocato a pochi civici di distanza dal secondo circolo romano in cui si fa attività politica. E' accaduto tutto senza premeditazione, almeno per me; poi può darsi che lui aveva già in mente cose fare. Ha voluto farmi vedere la casa, e prima che potessi accorgermene ha iniziato a spogliarmi..e senza che continui, siamo finiti a letto. Tremavo quando ho capito quello che sarebbe successo. Non so se sia stato più per il fatto che non entravo così in contatto con una persona da diversi mesi, o per il semplice fatto che ero agitata per la semplice ragione che lui è la seconda persona dell'altro sesso che mi ha vista..come sono (abnorme). Non ne ho la minima idea. Però non ho voluto togliermi la maglietta: gli avevo detto dei miei tagli e non volevo che li vedesse. Non volevo che potesse avvicinarsi troppo alla mia estrema e corazzata "sensibilità" personale. Nonostante la stanchezza, non riuscivo a chiudere occhio ed appena provavo ad alzarmi per andare a sedermi in salotto, lui (non so come se ne accorgesse), mi prendeva e mi abbracciava, come se non volesse lasciarmi alzare. Alla fine però sono riuscita nel mio intento. Volevo allontanarmi dal letto per pensare a quello che era successo, per prendere una boccata d'aria lontana dalla camera che trasudava di quello che era successo poche ore prima. Così ho fumato una sigaretta in camera della sua futura coinquilina, e mi sono poi messa seduta sul divano per rinfrescarmi le idee: facevo difficoltà a crederci, mi sembrava così strano che dopo così poco tempo fossi già andata a letto con lui. Ché in realtà lo conosco già da un anno e qualcosa (data l'attività politica che ci accomuna), ma mi è sembrato strano ugualmente. Ho ispirato ed espirato diverse volte, come per scovare una calma interiore. Poi, dato l'insuccesso, sono ritornata a letto, dopo quasi mezz'ora spesa a guardare il soffitto. Mi sono messa sotto le coperte, e O. mi ha subito cinta in un abbraccio. Mi ha baciato la fronte e si è lasciato cadere tra le braccia di Morfeo in pochi secondi. Non so quanto tempo abbia aspettato prima di potermi addormentare: continuavo a pensare ininterrottamente a tutta la faccenda fino a quando la mia stessa mente si era stancata delle troppe riflessioni. Sicché sono morta in un sonno profondo. Il resto, non ha importanza: sono tornata a casa, e non sono riuscita a svolgere alcuna attività di studio (il 25 settembre ho un esame): penso e ripenso a questa notte, e non so se esserne contenta o ancora sconcertata. Così ho voluto mettere nero su bianco le mie impressioni. Più confuse che mai..ma ormai, penso che chiunque mi legga, ci abbia fatto il callo.


Un saluto sconcertante, da Val.

1 commento:

  1. Piccola Val, neanche immagini quanto sei bellissima e quanto bellissima ti abbia visto lui...L a s c i a t i a m a r e . . . da Val.
    Un giorno vorrai riguardare indietro e chi vorrai vedere? Una ragazza forte che ce l'ha fatta nonostante tutto o una ragazza che si è lasciata cadere da un dirupo? Leggi mai Sylvia Plath, l'adoro, ma ritrovo in lei un'amarezza che vorrei non dover provare mai.

    Ti sono accanto piccola Val,
    Roma è piena d'amoR. ♥

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