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06 set 2013

Crollo.



Il comportamento è lo specchio in cui tutti mostrano la loro vera immagine.
Goethe



Non mi sono mai sentita così..in colpa. Ho sempre i miei soliti pensieri, vivo le medesime agonie personali, e mi struggo per qualsiasi cosa. I pantaloni continuano a starmi stretti e non mi basta più indossare una maglia taglia L per coprire le mie rotondità. Sono tornata a Roma da poco meno di un mese. Ho portato il mio sporco e grasso corpo in giro, per sole 4 volte, tanta era la vergogna che mi sentivo addosso. Fino ad oggi le cose non sono cambiate. Avrò pure ripreso a mangiare regolarmente, ma continuo ininterrottamente ad ingurgitare carboidrati, zuccheri a più non posso e nei momenti più impensabili della giornata. Non mi fermo. Già ho raccontato del pacco di biscotti trangugiato in una sola notte. Quante ne ho ricomprate di quelle confezioni di dolci, al fine di coprire il mio misfatto, il mio peccato, il mio delitto. Ed  altrettante volte continuavo a rimangiarli. E così uscivo di casa, con felpa XL, e nonostante morissi dal caldo, di quello che ti fa sudare non appena metti piede fuori casa, non potevo permettere a chiunque mi avrebbe incontrato di vedermi con quella protuberanza del ventre. No. Così, tutte quelle volte, camminavo il più velocemente possibile, con lo sguardo puntato sull'asfalto. Stringevo le mani in pugni, e tiravo dritta, al primo supermercato più vicino. Una, due, tre, quattro volte. Sempre la solita e vecchia storia. Compravo e mangiavo e morivo dentro. Compravo e mangiavo e morivo dentro. Compravo e mangiavo e morivo dentro. Una routine che sembra essersi impadronita della sottoscritta. E' come se non riuscissi a resistere più al cibo. Come se fosse droga. Come se ne avessi bisogno per qualcosa. Per coprire i solchi di tutte le mie paure. Per tappare i buchi di tutte le mie insicurezze. In realtà poi, il cibo non fa altro che aumentare tutto queste sensazioni. Tutta questa situazione non fa altro che demolirmi.

Sentire la pelle che tira, vedere il profilo del mio ventre rigonfio, assaggiare con la punta della lingua le lacrime che scivolano dai miei occhi ormai fin troppo stanchi. Mi sento dispersa, a tal punto che ho avuto bisogno di farmi del male. All'improvviso. Senza premeditazione. L'antidepressivo non so se sia così efficace come avevo creduto, ma forse può essere stato un episodio della serie "una tantum". Una "banale" ricaduta e basta. Fortunatamente martedì ho ripreso la terapia con il Dottor R.. e mercoledì avrò modo di vedere anche la Dottoressa D.: starò due ore al centro di terapia cognitiva, ma almeno farò una full immersion psicoterapeutica sia con lei che con il Dottor R.; lui mi è sempre stato vicino quest'estate: ci siamo sentiti su Whatsapp, ed ogni momento in cui sentivo di non potercela fare, lo contattavo e lo rendevo partecipe dei miei disagi. So che lui lo apprezza molto: un tempo non mi passava neanche per l'anticamera del cervello. Ad oggi invece mi sono resa conto che non posso continuare ad incassare tutti questi colpi. Ho il bisogno di esternarli a qualcuno. Ho bisogno di condividere il mio dolore, ché da sola non penso di farcela. Ho bisogno di supporto, ecco tutto. E' una delle poche persone di cui mi fidi ad oggi. Mi fa sentire..al riparo, al sicuro. Come se appena parlo con lui, allora sembro riuscire a vedere una via d'uscita. Come se fosse un antidoto al male che sento ogni giorno. Forse perchè mi sa capire. Forse perchè tiene a me, dato che ormai ci conosciamo da 2-3 anni. Ed io tengo a lui, come se fosse uno di famiglia. Il mio grande migliore amico. Detta così, può sembrare assurdo: è raro trovare qualcuno che abbia un buon rapporto con il proprio psicoterapeuta. So che è sempre difficile iniziare la terapia dopo una pausa estiva: riabituarsi a scontrarsi con dure verità, riprendere l'abitudine a parlare di sé. Tutte cose con le quali dovrà di nuovo scontrarmi. Ma spero per il meglio, davvero. Ieri (dopo un ennesima ricaduta psicologica) ho chiesto al Dottor S. se la Fluoxetina funzionava. Abbiamo così deciso di passare a prendere due pasticche al giorno, invece che una. Spero che funzioni. Il medicinale avrebbe anche l'obiettivo di farmi evitare brusche e violente abbuffate (è indicato per la bulimia nervosa). Io, non ho avuto modo di riscontrare questo dato. Quindi, spererei che possa far effetto anche su quel fronte. Lo desidero davvero. L'unico desiderio che ora gironzola pesantemente nella mia mente..è morire.


Un saluto da crollo psicologico, da Val.

3 commenti:

  1. personalmente credo che il dolore sia privato, incomunicabile e incondivisibile. Si può guardare il dolore di un altro,si può mettere una mano sopra la teca emozionale di vetro e avvertire scorrere di quel torrente negativo al di sotto ...ma non si può capire, non si può alleggerire. COme un dca: nella mia vita mai nessuno ho trovato in grado di comprendere la MIA prigione. Nemmeno le altre ragazze. Per questo credo che per superare questo stato di malessere tu non debba cercare qualcuno per amortizzare i colpi incassati, piuttosto trovare una sorta di baricentro interiore
    che è l'unica vera ancora sicura

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  2. piccola come mi dispiace...grazie a Dio non ci sono mai passata in queste abbuffate continue ma immagino come possa sentirti... a me basta essere sola a casa per mangiare tutto quello che trovo e poi magari nessuno ci fa caso perchè si cena fuori e posso sempre dire di aver mangiato tutto con mio fratello etc... è un vero casino.. spero che tu possa risolvere tutto dato che hai ripreso le cure..ti abbraccio

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  3. Io,sfortunatamente,ci sono caduta e come nella situazione in cui yi trovi. Ogni sera,non appena i miei e i miei fratelli si coricavano,impaziente-come se fosse un rituale ingiustificabile che mai nessuno avrebbe compreso-,mi fiondavo sui biscotti ed il latte. Ne ingurgitavo a bizzeffa,nonostante mangiassi regolarmente durante il giorno.. Se mi chiedo,ancora oggi, perché tutto questo accadeva,non so spiegarmelo davvero,o forse si`..avevo un ragazzo d'oro,davvero,ma la fame d'affetto che mi avevano 'provocato' i miei era impossibile da colmare con qualsiasi altro tipo di amore,anche se fosse stato il piu` profondo..perché mi mancavano LORO. Ma non se ne accorgevano,anzi,fingevano-volontariamente-di non rendersene conto..non si sono mai prodigati x me.. Un bel giorno ,poi,stanca di quell'apatia e di tutto il grasso messo su,mi sono 'ribellata',ho capito che dovevo cambiare il mio atteggiamento,perché i miei non l'avrebbero mai,mai fatto.. E ,infatti, da sola,pian piano ce l'ho fatta,con tanto sacrificio, con tante cadute,senza che loro mi comorendessero.. Ma l'ho fatto per me,ed é di questo che sono fiera,non é stato affatto facile,ma ho dovuto,per me.. Ho iniziato ad evitare di comprare carboidrati vari,in un anno ho fatto in modo da non esserne piu`' schiava,li ho schivati sempre..e ancora oggi,pero`, neho paura,ma dovro` farcela.. Ti abbraccio,ce la puoi fare, sei forte cacchio! Vale

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