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22 lug 2013

Spettatrice impotente.




Eppure continuo a sentirmi incompleta. Continuo a vedere questi maledetti petali che cadono, il fiore che appassisce. Mi sento una spettatrice imponente della mia vita.

Francesco Falconi
"Muses"



Ci sono periodi in cui non riesco a trovare nessun tipo di parola per scrivere, per mettermi al computer e battere le dita su questa tastiera; come se tutto quello che potessi scrivere, alla fine non giungesse a nulla di concreto. Seppure abbia i più imponenti stimoli che mi spingono a dovermi svuotare da tutto questo. Seppure il mio diario virtuale sia uno dei pochi mezzi per aiutarmi a buttare via lo schifo che sento. Strano, vero? Forse è perchè scriverei sempre le stesse cose, e rileggendomi, non farei altro che riscontrarmi con le medesime paranoie, i medesimi vizi, le medesime lacrime di coccodrillo. E' paradossale come tutto questo possa plasmare la mente di una persona. Come possa disabilitarti dalle piccole gioie, dai sorrisi spontanei. Sono costantemente concentrata sulle orribili sensazioni che ho nei confronti delle mie forme. Concentrata su quello che potrebbe pensare un estraneo guardandomi, provando quasi paura e timore dal suo giudizio. E così cerco di passare inosservata, al fine di evitare sguardi, e chi più ne ha più ne metta. Non vado in palestra da una settimana, proprio per paura di essere malgiudicata. Mi vergogno. Delle mie gambe, del mio addome, dei miei glutei. Di tutto quello che potrebbe far scaturire qualcosa di brutto: un ghigno di disapprovazione, uno sguardo che percepisce i tuoi più piccoli difetti, degli occhi scrutatori. E' che le altre persone sono sempre così leggiadre, che io non potrei proprio paragonarmi al loro passo delicato, ai corpi longilinei. Perdo già in partenza. E questo mi fa arrabbiare. Perchè cavolo, un tempo ero così controllata, sia nelle emozioni che nelle azioni. Il mio corpo è marcio, come un qualcosa di putrido che dovrebbe essere rottamato. Senza alcun "se" e alcun "ma": dovrebbe semplicemente essere gettato tra altre macerie e lasciato lì, ad aspettare che agenti atmosferici lo disgreghino fino all'ultima cellula.


Non so con quale coraggio, oggi ho comprato una gonna: una di quelle lunghe sino a terra, tutta nera. Il coraggio di prenderla me l'ha data la mia cara collega universitaria nonché deliziosa amica C.: è una ragazza splendida. Di solito si dice che chi ha gli occhi chiari ce li abbia come il colore del mare; ma secondo me è il mare che ha il colore dei suoi occhi: celesti. Poi i suoi capelli d'angelo..che solo a guardarli è inevitabile non provare la paura di sciuparli, il corpo filiforme che ha vissuto forse troppi dolori ma che ogni giorno sa alzarsi in piedi e riprendere a correre. Le sue braccia così piccine, ma che in un abbraccio ti avvolgono con tutto il loro tepore. E' davvero una grande amica, sì. Seppure la mia vita sociale sia composta sì e no da pochi individui, questi valgono tutto. E C. è una di queste persone: magnificamente perfetta. Ci è sempre stata per me, e vorrei fare altrettanto, perchè mi pare di non fare nulla per dimostrarle il mio affetto. Vorrei poter essere la sua spalla per sorreggerla da ogni dolore, vorrei avere sempre le parole giuste per consolarla ogni qual volta abbia un dubbio, vorrei stringerla tra le braccia e dirle che andrà tutto bene, ché ci sono io a starle accanto, ché insieme possiamo farcela, ché in due si possono vedere le sfumature della vita e non solo scale di neri e bianchi. Ché insieme possiamo cogliere l'essenza della bellezza, magari anche della nostra, perchè no? Vorrei la felicità per lei, ecco tutto. Se si potesse cogliere come un fiore, allora glielo regalerei subito, perchè lei, si merita il Mondo intero. Si merita sorrisi, gioie, tranquillità, serenità. Con le parole non sono mai stata un granché, figuriamoci con i gesti e le azioni. Dirle "ti voglio bene" mi sembra sempre così troppo riduttivo, che perde di significato la frase. Soprattutto se si parla di lei. Ma dato che non sono in grado di esplicitare il concetto con altro, mi rimane solo che aggrapparmi a questo "ti voglio bene". Insomma, ritornando al discorso che avevo iniziato ad accennare, ci siamo comprate entrambe la stessa gonna, e ce la porteremo in vacanza insieme: ebbene partiamo per Parigi, e non vedo l'ora di poter stare una settimana fuori da questa realtà che mi attanaglia. Con C. sarà un paradiso, già lo so. 

Wow, alla fine questo post si è rivelato essere un'inno a C. 

Meno male, va. Almeno si è cambiato tono (sebbene l'inizio del post non sia dei più gioiosi). Finiamola qui, sennò rovino tutto e riprendo a lamentarmi del mio flaccidume.


Un saluto amichevole, da Val.

1 commento:

  1. Hai scritto che è paradossale come tutto questo possa plasmare, e io più che paradossale direi incredibile. Nel senso proprio che nn ci si crede se uno lo prova a raccontare. Nn è il nostro corpo a essere marcio, sono i pensieri intorno ad esso che stanno putrefacendo...

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