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05 lug 2013

Dottoressa D.


Dicono che è vero che ad ogni speranza corrisponde stessa quantità di delusione.
Jovanotti
dalla canzone "Ora"


Alta e leggiadra nel passo. Due occhi dalle iridi scure, grandi e sprigionanti energia, seppure fossero le 10.00 di mattina. Un sorriso che non può non contagiarti. Una bella maglietta gialla a maniche corte, che fa contrasto con una lieve se non impercettibile abbronzatura. Jeans che le calano alla perfezione lungo le sue gambe slanciate. I capelli sono mossi e raccolti in un morbido chignon. Qualche ciuffo moro le ricade sul collo, ma le sta bene. Il suo stesso timbro vocale emana tranquillità d'animo. Ché poi io non ho mai capito perchè gli psicoterapeuti sembrino sempre così sereni e pacati. E' meravigliosa. Magra. Perfetta. Tutto quello che non sono io, insomma. Lascio immaginare a voi la mia vergogna nel mostrarmi a cotanta impeccabilità fisica. Mi sono sentita una vera e propria inetta della perfezione. E meno male che il Dottor R. dice che ci assomigliamo. 

Nonostante la sensazione di questa mia manchevolezza di bellezza, e la timidezza (da parte mia) data da questo nostro primo colloquio, sono rimasta tramortita dalla seduta. Mi spiego meglio (se mai a qualcuna interessi): nella seduta precedente portai scritti un elenco di obiettivi che volevo raggiungere: uno per il Dottor R. un altro per la Dottoressa D.; ebbene oggi con quest'ultima, abbiamo preso in considerazione uno di tali obiettivi, vale a dire smettere di star male ogni qual volta mi guardo allo specchio. Quello che ho dovuto fare è stato di spiegare meglio quali fossero le sensazioni che provo ogni giorno, ogni mattino. Ogni emozione, a sua volta, doveva essere esplicata: il perchè provassi quella determinata pulsione, cosa scaturisse dopo, cosa pensavo, quali erano i comportamenti che mettevo in atto. Tutti elementi ed eventi che, se non fosse stato per la Dottoressa D., non gli avrei mai dato così tanto peso. Sono diventate azioni abitudinarie ormai, come il riavvolgersi un nastro: tastarmi il ventre, provare rabbia perchè non sono riuscita a controllarmi la notte, al che si sussegue la tristezza di non riuscire nel mio obiettivo di dimagrimento seppur mi sacrifichi molto (a mio riguardo). E la sensazione di orrore che constato nell'osservarmi allo specchio mi costringe sempre in qualche maniera a dirmi che dovrò digiunare tutto il giorno al fine di porre rimedio al danno notturno. Sensazione che a sua volta, mi dà grinta e forza, perchè dovrò rimettermi alla prova, dovrò dimostrarmi di essere caparbia nel mio fine, scopo. Queste sono state tutte cose che ho sviluppato, argomenti che ho ampliato il più possibile, affinché ne capissi anche io il senso. Forse dovrei correggermi; più che avermi tramortita, in parte la seduta mi ha anche illuminata. Mi ha fatto chiarezza su diverse cose: posso dire di aver "scoperto" le fasi, i passaggi contorti che mi gioca la mente. Come se fossi riuscita a "scoperchiare" il mio cervello. Il lavoro che abbiamo svolto mi ha colpita, perchè non credevo che solo con uno sforzo in più, potessi accorgermi di così tante cose. Ora, però, mentirei se dicessi che una sola seduta mi ha cambiato il modo di vedere tutto questo. Non è accaduto nulla di tutto questo. Se fosse cambiato qualcosa, oggi avrei mangiato sia a pranzo che a cena. Se fosse cambiato qualcosa, mi sarei risparmiata per un giorno le lezioni di spinning e fit box. 

Il fatto è che in quell'ora di seduta (ma succede anche con il Dottor R.), mentre mi rendevo conto di tutte le pippe mentali (passatemi il termine) che si susseguono una dopo l'altra ogni mattino, allo stesso tempo però mi sentivo di dire il vero. Ossia: mi sono ritrovata a pensare "Ma cavolo, non ti rendi conto che sono tutti logici i miei ragionamenti?", "Non vedi anche tu che sono grassa?". Che ci posso fare? Sono anni che vivo in questa convinzione di non essere mai abbastanza, di non essere capace a confrontarmi con il mondo intero. E' proprio vero: (soprav)vivo indossando un paio di occhiali le cui lenti sono diverse da tutte le altre.

Contraddittoria fino alla fine, eh? Prima parlo di "illuminazione", poi scrivo questo. Mah. Se continuo a scrivere, penso che tirerò giù altri miliardi di contraddizioni. Meglio smettere.

Un saluto contraddittorio, da Val.




1 commento:

  1. Ti sbagli, non sei contraddittoria, ma stai prendendo,gradualmente,consapevolezza di ciò che stai vivendo in quest'orrida routine che ti attanaglia senza sosta. Credo che queste sedute ti serviranno a molto. nel frattempo tu sii serena,a tutto si può rimediare. Un forte abbraccio, Vale

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