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17 lug 2013

Demolizione.



Mi debilitano i faccia a faccia con me stesso, specie quando ha ragione quell'altro.
Diego de Silva
"Non avevo capito niente"



Si riparte con la Fluoxetina. Si riparte con una "speranza". Si riparte con un'idea di equilibrio. E se questo significa prendere degli antidepressivi, così sia. Se questo significa nascondere tutto a mio padre, così sia. Se questo significa far finta che vada tutto per il meglio, così sia. La Fluoxetina dovrebbe iniziare a fare effetto nel giro di una quindicina di giorni, e non vedo l'ora che agisca al più presto. Continuo nei miei binge, dormo malissimo (vuoi per il caldo, o più semplicemente per le mie alzate notturne), dormo poco e continuo ad espandere la mia massa corporea. Sono stufa. E quante volte mi sono detta che "domani è un altro giorno"? E quante volte ho scritto questo su questi fogli virtuali? Quante volte sono cascata, crollata, precipitata. Le forze per rialzarmi vengono sempre meno, con malavoglia quasi. Perchè so che errerò anche oggi, anche domani, persino dopodomani. E sono a pezzi, davvero. Davanti allo specchio piango, stritolo la ciccia dei miei fianchi, le adiposità della ritenzione idrica delle mie cosce e dei miei glutei. Cancellarmi, e ridisegnarmi da capo, come vorrei io. Ecco quello che desidero. Correggermi, modificarmi, riscrivermi come vorrei che fossi.
Aspiro ad un qualcosa di migliore, basta che non sia io, ecco. Aspiro ad una serenità dell'animo, ad un corpo perfetto, ad una soddisfazione personale, ai sorrisi spontanei, alla luce negli occhi. Poi, osservandomi bene, so di essere tutto il contrario di questo. Posseggo un essere tramortito, un'essenza distrutta, un corpo maltrattato, una mente accartocciata su sé stessa, una disperazione perpetua, un'insoddisfazione (e che ve lo dico a fare) perpetua.

Il Dottor R. continua a chiedermi perchè sia rimasta così colpita dalla sua frase "Hai diritto ad essere amabile perchè esisti, non devi dimostrare niente a nessuno", non si aspettava neanche lui una reazione così da parte mia. Gliel'ho detto che lo trovo quasi assurdo, addirittura difficile da comprendere: non mi sono mai stimata, tanto meno piaciuta..come potrei mai accettare di essere amata/amabile per il semplice fatto che esisto? Se sono io la prima a non accettarmi per quel che sono, per il mio essere in sé, come posso pretendere che gli altri lo facciano spontaneamente? Non me ne capacito, ma la sua frase, già lo dissi ma lo voglio ribadire, mi ha stretto il cuore. Mi sono smontata come la panna. E' una cosa bellissima da dire, e forse, nel profondo del mio cuore, avrei voluto che qualcuno me lo avesse detto più spesso, così magari ora non sarei qui. Così magari oggi mi amerei un pochino di più, così magari mi accetterei. E' che fino ad ora, mi sono sempre sentita in dovere di fare qualcosa per ricevere in cambio affetto, parole dolci, forse anche attenzioni. E' che non mi sento in grado di poter fare altrimenti: per ovviare al problema dell'"essere me", devo dare qualcosa, devo farmi piacere per altre cose, e non per il fatto di essere "me", devo dimostrarmi migliore perchè sono certa che a nessuno potrei interessare. Perchè non me lo merito, ecco tutto. E' come se sentissi di non potermelo permettere. Il Dottor R. ha fatto il parallelo con l'esperienza con G.: a lui mi sono mostrata forte, tenace, grintosa, decisa (tutte cose che, come ben sapete, non sono). L'ho fatto perchè non credevo che potessi interessargli una Val piena di insicurezze e debolezze. Ed alla fine lui, scoprendo che non ero come mi ero mostrata inizialmente, se ne è andato (ma questa storia già la conoscete). Ho voluto fargli vedere la cornice, ma non il quadro, detta metaforicamente.

Sono forma e contenuto, atto e potenza, cornice e quadro. E dovrei solo farmi entrare in testa che posso essere amata anche per il mio contenuto, per il mio essere atto, per l'immagine e le figure del quadro. Invece non faccio altro che dare attenzione alla mia forma, alla potenza ed alla cornice, cosicché nessuno possa demolirmi, cosicché nessuno possa sapere, cosicché io non corra il rischio di essere buttata al largo. E' che ho paura che la gente si allontani da me per colpa del mio "essere me"..se sono la prima ad esserne disgustata, frustrata..perchè altri dovrebbero non provare tutto questo? Perchè sono solo io che lo penso? Perchè nessuno mi crede? Perchè..


Un saluto demolitore, da Val.


1 commento:

  1. aggiungerei, banalmente, che sei anima e corpo.
    E per quanto la tua mente punti in alto, al perfetto, all'ideale di una serenità irraggiungibile, ci sarà sempre quel limite umano che non puoi far nulla di meglio che accettare.

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