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18 giu 2013

Se sono capace a farmi venire un collasso con tutte le mie forze, perchè non posso usare la stessa energia per rialzarmi e stare bene?


Non aver realizzato nulla, e morire sfiniti.
Emil Cioran
"Confessioni e anatemi"


Il Dottor R. dice che dovrei concentrarmi su qualcos'altro. Che, per carità, se voglio dimagrire va bene: basta che non esageri e che non sia il mio principale obiettivo. Il che implica che dovrei interessarmi ad altro, e non far sì che la mia mente sia concentrata al 100% sulla mia immagine corporea. Un 30% sarebbe sufficiente, aggiunge. Ed io che pensavo di essermi trovata abbastanza impegni da poter evitare di pensarci spesso: il lavoro (che ora non ho più, ma son dettagli), l'università (peccato che sia stato un ripiego la scelta di fare Filosofia), palestra (purtroppo sempre di corpo si parla però), l'attività politica. Erano tutti mezzi per evitare di incontrarmi sempre con quella voce sussurrante che mi impreca scorbuticamente di non essere bella e magra abbastanza quanto il resto del mondo, ecco tutto. Erano metodi per evitare di pensarmi. E sta proprio qui il problema: non devo sforzarmi in tal senso, non devo farmi scegliere da qualcosa (vedete l'università), ma devo essere io a farlo al fine che l'obiettivo del non rimuginare troppo sulla mia immagine corporea venga dopo, che conseguentemente mi aiuti in questo, ma che non devo agire esclusivamente per quel fine. Non so se avete capito: è che sono io che non mi so spiegare un granché bene. Sono come l'Antigone secondo la visione di Hegel: follemente innamorata di suo fratello, non aveva alcun altro desiderio, non si permetteva altro che questo. Viveva esclusivamente per il pathos che provava nei confronti del parente. Un desiderio che sfocia persino alla morte. E si sa, il desiderio è sano se è molteplice, se è vario. 

Dice che saprebbe già dirmi 3-4 cose che mi piacciono e sulle quali potrei focalizzare pare della mia attenzione, come ad esempio il concentrarmi sulla scrittura: sa del mio blog, come è a conoscenza del mio amore verso la scrittura. Magari, chissà, potrei scrivere un libro, mi ha suggerito. Oppure potrei prendere il coraggio di lasciare la facoltà di Filosofia per dedicarmi a quello che avrei sempre voluto fare, quindi Psicologia all'Università Salesiana (nella quale tentai già di entrare). Non so se mio padre me lo permetterebbe, sono sincera. All'idea di riferirgli questo mio desiderio, immagino già la scena in cui mi sputi amichevolmente in un occhio. Ma il Dottore dice che anche se dovesse prendersela, in fondo si tratta di me. Male che vada, potrei pagarmela da sola l'università e magari potrebbero farmi valere qualche esame fatto a Filosofia, ché così forse passerei al secondo anno, perdendone solo uno (sempre se la matematica non mi inganna).. Solo che, non so: temo sempre le conseguenze. Non vorrei dargli la delusione, tutto qua. 

Un paio di post fa accennai alla decisione di farmi prescrivere degli antidepressivi. Ebbene, a breve incontrerò il Dottor S., con il quale dovrò fare un colloquio al fine che lui possa capire quali antidepressivi ed altri tipi di medicinali prescrivermi. Il Dottor R. ipotizzava, oltre all'antidepressivo, anche un potente sonnifero che eviti che mi svegli di notte, o un medicinale "anoressizzante" come si dice in gergo, che quindi mi dia senso di pienezza o qualcosa di simile, suppongo. Dovrò incontrarlo il 3 Luglio. Fino ad allora riuscirò a non avere sbalzi di umore, momenti di estrema depressione? Se fosse, spero di reggere il colpo e saper aspettare.

Oggi stesso, con il Dottor R. ho aderito ad un altro metodo di aiuto, più pratico lo definirei. Sarò seguita anche da una dottoressa che, in concomitanza con il Dottor R. (ma senza la sua presenza per motivi che spiegherò tra poco), mi darà una mano ad affrontare faccia a faccia il mio corpo. Un vis-à-vis vero e proprio. Dovrò scontrarmi con prove quali, ad esempio, indossare dell'intimo. E lei dovrà darmi l'aiuto necessario per ancora non so cosa sinceramente. Il Dottor R. mi ha illustrato l'esempio di un caso che stanno seguendo insieme, ma non credo che sia giusto nei confronti di questa paziente parlarne qui. Solo che con l'esempio si capisce il fine, lo scopo di questo tipo di terapia. Scontrarsi faccia a faccia con il problema, vedere ed osservare delle mie determinate reazioni, ed avere qualcuno accanto che mi guidi, suppongo, ad accettarmi o qualcosa di simile. Insomma questa dottoressa dovrà stare fisicamente dinanzi a me in quei momenti. Qualcuno che mi dia una mano a gestirmi, in qualche maniera. Non so. Poi, quando inizierò anche questo progetto terapeutico, vi darò maggiori informazioni.

Un vero e proprio esercito di esperti. Ci manca il nutrizionista, ed ho fatto tombola. Mio padre, ovviamente, non sa nulla di queste novità. E non deve venirne assolutamente a conoscenza. Sia perchè lui pensa che io stia "relativamente bene" (riscontrandolo dal mio lardoso fisico), e crede che abbia ripreso la terapia più per il periodo buio dato dalla rottura con G., o dalla difficoltà che ho nei confronti dello studio. In realtà non ha ben capito che io sono rimasta sempre con lo stesso tipo di disposizione mentale. Sa del binge, ma non gli dà molto peso, ecco. O per lo meno, suppongo che ritenga che si possa trovare presto una soluzione. Alle volte è un pò materialista, senza volerlo. Butta tutto sui soldi, sull'investimento. E quando reagisce così è perchè non vede riscontri dalla terapia. Neanche è passato un mese dal percorso psicoterapeutico che ha già avuto da ridire che non ci sia stato nemmeno un giorno in cui non abbia avuto episodi di abbuffate. Si chiede di cosa parliamo io e il Dottor R., mi domanda cosa mi consiglia il Dottor R., o se si è capito il motivo per cui faccio così. Logicamente non sa che digiuno tutto il giorno. A grandi linee gli ho detto che evidentemente lo faccio per il fatto che sento come un vuoto dato da diversi fattori (G., l'università e quant'altro). Sono riuscita a scamparla: ha annuito e se ne è andato. Ho tirato un sospiro di sollievo.

Fortunatamente il tipo di terapia con la dottoressa non ha costi aggiuntivi, quindi mio padre pagherebbe la stessa somma di sempre, così non sospetterà nulla. Per quanto riguarda il caso del Dottor S., sfortunatamente per il mio portafoglio, sarò io a dovermi pagare le sedute (che suppongo avvengano di rado, o almeno spero) e gli stessi psicofarmaci. Dovrò fare dei piccoli sacrifici, ecco tutto. La cosa più importante però è che mio padre non sappia nulla. Che nessuno sappia nulla. Dovrò mentire, fare finta che vada tutto apposto, o per lo meno dovrò dare dimostrazione di essere capace di gestire tutto questo "apposto". Dovrò essere brava a non farmi scoprire, ma in questo frangente, posso riscontrare un lato positivo dei DCA: inventare e mentire senza che nessuno se ne accorga.



Un saluto vero (o falso?), da Val.

1 commento:

  1. Io credo non sia sano ai fini delle tua guarigione mentire a tutti. Scusa ma quando ti e' venuta la varicella, o semplicemente il raffreddore tuo padre ti nascondeva in casa per non farlo vedere a nessuno? Cazzo ma che sei una specie di mostro da nascondere? Basta con le bugie ed i sotterfugi, urlalo al mondo che stai male, altrimenti non guarirai mai amore mio. Basta credere di non essere abbastanza importante da meritare le cose. E se qualcuno ha problemi a comprendere o accettare, gli lascio il numero del mio psicoterapeuta.
    Per una volta LOTTA PER TE. Altrimenti non lottare proprio..
    Ti voglio bene, ricordalo.

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