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22 giu 2013

Cenere di sigarette.



Sei solo. Non lo sa nessuno. Taci e fingi.
Fernando Pessoa
"Il poeta è un fingitore"


Ascolto "On the line", dei The Limetree Warehouse, canzone scoperta grazie alla serie televisiva "Dr. House". Musicalità ottima, parole toccanti. Parole che rievocano G. ecco tutto. Non che pianga più per lui: all'inizio era tremenda la sensazione di vuoto che percepivo: non facevo altro che crogiolarmi in mezzo alle mie lacrime amare, piene di sensi di colpa. Ora, fortunatamente non è più così. Non che non abbia i soliti rimpianti, ma almeno non piango più per lui. Continua assiduamente a mancarmi, però. Vedendo mia sorella che si scambia segni di affetto con il suo ragazzo, sentire lo schiocco delle loro labbra che si incontrano, udire parole come "amore" o "tesoro", mi fa pensare a tutto quello che io ho avuto con G. Ché poi mia sorella ha il suo caratterino, eppure il suo ragazzo le sta sempre accanto, in qualsiasi momento, pur riconoscendo che alle volte sia insopportabile. Nonostante questo, lui rimane. Nonostante i litigi, lui c'è. Nonostante i toni troppo alti, lui l'accetta. Come è giusto che sia, per carità. Anche questo è amore. E quindi, mi chiedo perchè G. non sia riuscito a fare la stessa cosa con me. Eppure, insomma, non gli ho mai risposto male; certo ho avuto i miei momenti "no", e una volta che vedevo che lui ci rimaneva male, cambiavo stile, cambiavo faccia, cambiavo parole e chiedevo sempre scusa. Ma chi è che non ne ha di questi momenti? Chi è che, in una coppia, non è più fragile di un altro? Io evidentemente sono sempre stata la più sensibile ed insicura, ma questo non significa che lui non avesse potuto starmi accanto lo stesso. E' stato la mia ancora di salvezza, solo che poi mi ha rigettato in mare, mi ha scaraventato di nuovo tra quelle onde anomale, lasciandomi affogare.

Mi chiedo: ma le farfalle nello stomaco volano via oppure muoiono dentro di noi e si trasformano in nostalgia? Perchè allora forse è accaduto proprio questo, nel mio stomaco. Tutto si è trasformato in malinconia. Mi fa strano il fatto di non soffrire più così tanto, il fatto che non pianga più per lui. Insomma, è stata la cosa più importante mai avuta sino ad ora..eppure, non so. Non riesco più a piangere per lui. Sento ancora questo vuoto che scoppia come un petardo, all'improvviso. Sento ancora la sua assenza, e rievoco le notti d'amore, il suo toccarmi, le sue labbra carnose, il suo sorriso illuminante. Sono passati due mesi e due giorni da quando mi ha abbandonata. A ripensarci, è accaduto tutto all'improvviso. Senza alcun avviso. Senza che io potessi accorgermi di nulla. Il Dottor R. ha detto che non ha "retto il colpo". Non che fosse costretto a farlo, ovvio, ma che comunque da quello che mi aveva detto sin dall'inizio (che gli piacevo nel complesso, nel mio tutto), sicuramente non aveva capito la "portata" del mio essere. Non l'ha saputo accettare completamente, forse. Dio, è così difficile spiegarmi. Forse, a dirla tutta, ha preso tutto alla leggera, nonostante abbia sempre stimato di lui la sua comprensibilità. Continuo a giustificarlo, e dare le tutte le colpe a me.

E' che ora che sono di nuovo sola, sono tornata completamente a crogiolarmi nelle mie manie, nei miei vizi malsani. Quando stavo con lui, per qualche momento, sapevo di star respirando aria fresca. Ora sono tornata a respirare la cenere delle mie sigarette e null'altro. E mi chiedo come ci si sente ad essere talmente belle da attirare lo sguardo dei passanti il sabato mattina, mentre vai a comprare il pane, con i capelli legati e senza trucco. Chissà come ci si deve sentire ad essere sempre la prima scelta, a non sentirsi mai esclusi,  mai messi in disparte, mai inutili. Il fatto è che sto continuando a credere nel mostro. Il mio. Quello che si trova nelle kcal del cibo, quello che si nasconde dietro la taglia dei miei jeans, quello che mi fa odiare ogni mia sfaccettatura del mio essere. Ma non cambio. Il mio corpo non cambia. Le mie forme non spariscono. La mia 42 non si smuove. I centimetri non diminuiscono. Allora non mi rimane altra via d'uscita che scrivere sul mio corpo con la lametta. Disegno saette di sangue, saette che spariranno, mentre altre diventeranno simbolo e segno di questa mia disperazione. Saette sulla coscia sinistra. Saette sull'addome strabordante. Saette di sangue. Ecco tutto.


Un saluto incenerito, da Val.

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