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25 giu 2013

Brutti sogni.





-Pensi sempre così tanto, Charlie?
-E' un male?
-Non necessariamente. E' solo che, a volte, le persone usano il pensiero per non partecipare alla vita.
Stephen Chbosky
"Ragazzo da parete"


Ho sognato una me obesa. Era la prima volta che mi accadeva. Sinceramente non avrei mai creduto che sarebbe potuto capitarmi. Non dico di essermi svegliata tutta sudata, ma sicuramente ne sono rimasta un pò scossa. Era tutto così reale che ho avuto timore di esserlo diventata per davvero, in una notte. Se fosse davvero efficace mi tatuerei sulla schiena un grande acchiappasogni, così non solo i sogni brutti verrebbero intrappolati nella sua rete, ma avrei anche una crescita spirituale. Certo, come no.

Stasera, facendo una lezione di spinning in palestra (attività aerobica/anaerobica di gruppo su cyclette), l'istruttore ci disse di pedalare a tempo di musica, chiudere gli occhi, abbassare il capo e pensare a qualcosa di bello, come una persona od altro, cosicché non sentissimo lo sforzo della pedalata che si faceva sempre più dura. Sicché ho chiuso le palpebre, ed in un attimo mi sono resa conto di non poter riuscire a pensare a nulla di ciò di cui parlava lui. Il primo pensiero si è rivolto a G., ma poi i miei occhi si sono come velati di lacrime, perchè realizzai che per quanto fosse un bel ricordo, ormai, non ha voluto fare più parte della mia vita. Grazie al cielo, le lacrime hanno fatto ritorno immediatamente nel mio cuore, senza che mostrassi apertamente il mio intrinseco dolore. Con gli occhi chiusi, ho iniziato a muovere le iridi a destra e a sinistra, come se stessi scorrendo nella mia mente qualcosa a cui potermi aggrappare, per tentare di afferrare qualcosa. Che non me ne vogliano le amiche, che non me ne voglia la famiglia, ma io in quel momento non cercavo loro. Le amiche ed una famiglia ce l'hanno tutti. Io volevo qualcosa di speciale, di diverso. Qualcosa di così intenso significato, che mi facesse sorridere in maniera sincera. Ho cercato così meticolosamente, quasi in maniera affannosa per paura di scontrarmi con quella realtà nuda e cruda: sicché non ho trovato niente. E..ed è stato come un fulmine a ciel sereno. E' stato come se avessi saputo realizzare solo in quel preciso momento di non avere nulla in cui sperare, non avere nulla per cui dirmi che allora va tutto bene. Tabula rasa. Un colpo sordo al petto. Una presa di coscienza così dannatamente cruda. Un petardo scoppiato all'improvviso. E mentre tutti gli altri erano con la testa china e gli occhi chiusi (qualcuno anche sorrideva: immagino per la cosa bella a cui stava pensando), io guardavo dinanzi a me, con le labbra serrate, il dolore dentro, e lo sforzo delle mie gambe "cellulotiche" che non ce la facevano più. Non potevo consolarmi con alcun pensiero, e sentivo i polpacci tremare, le cosce sballonzolare a sinistra a destra, come del resto, tutto il grasso del mio corpo. Stringevo ardentemente le mie mani al manubrio della bike, non solo per sopportare la fatica, ma anche quella coscienza che aveva preso le sembianze di un karateka: mi aveva tirato calci, pugni e sbattuto al suolo. K.O. 

Il Dottor R. dice che non devo migliorarmi, ché vado bene così. Devo solo migliorare la mia qualità di vita. Vorrebbe che, insieme, trovassimo altri modi alternativi per elaborare diversamente il dolore che ho dentro. Infatti, giovedì, andrò da lui e ci sarà anche l'altra sua collega con la quale dovrò seguire l'altro tipo di terapia. Così la conoscerò e stabiliremo anche la prima seduta con lei. Non so se non vederne l'ora o temere il colloquio. Non lo so davvero. E, la prossima settimana ancora, conoscerò il Dottor S. per avere le prescrizioni degli psicofarmaci. 

Mi sento come castrata dalla vita. A metà. Forse, neanche quella a dirla tutta. Non trovo concentrazione per fare nulla. Mercoledì ho anche un esame piuttosto pesante, e sono praticamente impreparata. Sono già sicura che sarò rimandata, come è già capitato nella prima sessione (sempre sullo stesso esame). E' come se i miei pensieri fossero solo rivolti a questo mio stato di insoddisfazione perenne. Come se indossassi un paraocchi. Non vedo nient'altro che la mia depressione, i miei sbalzi di umore, i miei pianti, la mia immagine riflessa nello specchio. Solo un pensiero. Solo un obiettivo. 

La mia vita barcolla, come me. La mia vita non ha equilibrio, come me. La mia vita non ha spinte decisive, come me. La mia vita non ha alcun impulso, come me. 

Un saluto barcollante, da Val.

1 commento:

  1. tu volevi l'amore
    che forse è la cosa più alta e rara a cui una persona può aspirare.
    ma non hai 100 anni e un piede in tomba. Ora non vedi nulla in cui sperare, nulla che vada bene, ma presto potresti vederlo. Potrebbe piombare un altro amore. Il secondo amore. Sai i secondi amori per me sono speciali. Sono diversi, ti chiedi se sia la cosa giusta e calcoli a cosa vai in contro...o meglio cerchi di calcolare. C'è un po' la paura, un po' il perdersi. Sono i più razionali, i più travolgenti.
    E capiteranno anche a te ne sono certa

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