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16 mag 2013

Una lettera virtuale: "Caro Dottor R.."


Trascina la sua collera come un vestito.
Juan Gelman
"Valer la pena"


Caro Dottor R.
Come stai?
Sempre pieno di lavoro, vero?
Sai, alle volte vorrei essere io ad ascoltare te. Provare a capire come funziona la mente di uno psicoterapeuta: ti è mai capitato, ad esempio, di analizzare te stesso? Riesci a risolvere ogni tuo problema? Ho sempre pensato che gli psicoterapeuti fossero felici o per lo meno sereni; proprio grazie al loro lavoro ed ai loro studi sulla contorta mente umana. Forse è anche per questo che, prima di iscrivermi a Filosofia, scelsi di provare ad entrare alla facoltà di Psicologia. Per essere in grado di trovare una soluzione a qualsiasi cosa. Per riuscire ad avere una mente analizzatrice, pragmatica. Vorrei essere capace di fare quello in cui solo tu sei riuscito: capirmi. Perchè sai, io ora ho tanta confusione, tanti dubbi. Ed anche il solito dolore di sempre: quello non se n'è mai andato. Avrei voluto molte volte chiamarti, spesso anche nel cuore della notte: per dirti che sono stufa di essere sempre così dolorante nell'animo, triste nello sguardo, apatica nei gesti, vegetativa nel mio essere. Che vorrei tanto tornare in forma, perdere tutti questi chili di troppo. Avrei voluto dirti che volevo ricominciare un percorso terapeutico con te. Ché ne ho bisogno più di ogni altra cosa al Mondo..aspetta: forse sarebbe G. la prima cosa che vorrei più di ogni altra. Va bene lo stesso se tu sei la seconda?

Chissà, magari riuscirei a smettere gli episodi del binge. Binge Eating Disorder, si chiama, no? E' che le tue parole di conforto, con aggiunta di qualche battuta, mi tranquillizzavano. Placavano il dolore. Placavano la malinconia. Non che non abbia nessuno con cui parlarne eh. Però, non so. Te sei il Dottor R. Un pò come un supereroe. Che dici, mi farebbe bene riprendere la terapia? Però, sai, forse non ti preoccuperesti neanche più di come sono fisicamente. Se mi vedessi ora, forse ti stupiresti di quanto grasso abbia accumulato il mio corpo nel corso di questi mesi. Io, che ero la signorina del "vade retro" nei confronti di ogni tipo di kcal; io che ti dicevo che sapevo di dire di "no" al cibo. Beh. Non sono più così. Da un bel pò di tempo. Da un anno ormai. Immagina quindi, in questo anno, quanti errori abbia potuto fare. Ogni santo giorno. Ogni maledette notte. Avrò il corpo straboccante di grasso, ma la mente è rimasta quella di sempre, anche se con una lieve differenza: non riesco più a impormi il controllo. Ti ricordi? Lo sfoggiavo a destra e sinistra, fiera di me stessa, della mia forza, del mio ordine mentale. Ma probabilmente, ora non sono più così portata. Forse è anche per questo che non dico nulla a mio padre riguardo al riprendere un percorso psicoterapeutico con te: lui pensa che stia bene perchè ormai ho un fisico come voleva lui stesso. Sa delle mie abbuffata notturne, certo, ma non mi ha chiesto nulla a riguardo. Come se fosse solo una fase di passaggio. Ma ormai non è più qualcosa di scorrevole. Non è che prende e se ne va. E' rimasto il binge. Sono rimaste le abbuffate. Non mi ha mai chiesto se volevo farmi aiutare di nuovo da te. Ed io, quindi, sto zitta. Non mi lamento con lui. Non posso farlo. Non trovo il coraggio. In più, forse un'altra ragione per la quale non ho detto esplicitamente a mio padre che ho bisogno di aiuto, è che so che sei pieno di lavoro, e non vorrei essere un ulteriore palla al piede per la tua agenda ed i tuoi altri impegni. D'altronde sai come sono fatta: penso di essere sempre di troppo, di essere un peso (ricordi quante volte hai scherzato su questa parola, usandola in ogni modo, per ogni contesto?). Qualche tempo fa, sai, avrei voluto scriverti, e dirti che avevo messo appositamente dei soldi da parte, che probabilmente non erano una grande cifra; ma se con quelli potevo permettermi almeno un mese di terapia. Poi non l'ho più fatto: ho prenotato un viaggio per quest'estate e sono rimasta con poco in tasca. Non basterebbe neanche per una seduta. Così ho rinunciato. Non posso essere certa se leggerai questa lettera virtuale. So che ogni tanto digiti il nome del mio blog, per sapere come sto, e cosa mi sta succedendo, per rimanere aggiornato. Quindi, forse leggerai anche questo post. Oppure ti potresti essere talmente stufato di leggere sempre le stesse cose, che alla fine  hai persino rimosso l'indirizzo del mio blog dalla cronologia del tuo computer. Ma spero di no. Perchè questa cosa che ti ho scritto forse è una richiesta d'aiuto. Devi sapere che spesso ho dato libero sfogo a momenti di autolesionismo, ma non ti ho mai detto niente, perchè forse, dopo un tuo momento di allarme, io ti avrei potuto dire "Oggi sto meglio. Tranquillo: non lo faccio più". Quel piccolo brandello di coscienza che mi è rimasto: forse è per mezzo di quest'ultima che sto digitando tutte queste parole alla rinfusa. Poi, non ho i soldi al cellulare per darti segni di vita su Whatsapp. Ho il pizzo con la Wind. E penso che poi sarebbe stato troppo lungo il discorso se ti avessi scritto tutto sul cellulare. Ecco che così ho avuto quest'idea di scrivere qui. Lascerò scorrere un pò di tempo, nella speranza che sbircerai questo mio blog. Se poi non sarà così, allora non fa niente. Spererò di potercela fare da sola.

Con te ho pianto, ho stretto i pugni, ho digrignato i denti, ho riso, ho discusso, mi sono arrabbiata. Come hai potuto sopportarmi, questo ancora non lo so. Tu non sei un semplice dottore. Sei il dottore dell'anima. Di quella che forse io ho perso, o che non ho mai avuto. Non so. E' che non mi trovo. Non mi vedo. Non mi percepisco. E forse, solo tu potresti riuscire a rimettermi in riga. Perchè sei il migliore. Sai interpretarmi, sai leggere tra le righe delle mie parole. L'altro giorno, ho visto il film "A dangerous method" con Viggo Mortensen (si scriverà così?), Keira Knightley ed un altro tizio di cui non conosco il nome (e sono troppo pigra per andare a cercare il cast dei personaggi su internet). Un film riguardante Freud e Jung: si attraversano le loro teorie, vicissitudini, esperienze, con qualche incesto di mezzo. Niente male, come film. Forse è meglio che mi limiti a consigliartelo: non sono mai stata capace a parlare della trama di un film. So che loro non ci azzeccano nulla con la tua specializzazione: te sei uno psicoterapeuta cognitivo (o si dice cognitivista?); quindi avresti forse da ridire sul loro metodo di analisi. Solo che mi è rimasta impressa una frase, che mi ha colpita particolarmente: "Qualsiasi cosa facciate, rinunciate all'idea di curarvi".

Dunque, la mia domanda è: io? Posso guarire?


Un saluto da..beh conosci il mio vero nome.

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