Pagine

06 mag 2013

Nessuno mi aiuta a piangere.



Ho iniziato a sentirmi come Alice. Come lei quando diventa gigante e nessuno la sente. E nessuno l'aiuta a piangere.
Isabella Santacroce
"Revolver"

La mia solitudine si dilata sempre più. Si allarga come una macchia di olio su un capo d'abbigliamento. E si sa che l'olio è difficile da togliere, da rimuovere. Razionalmente so che accanto a me ho persone che mi tendono la mano e vorrebbero stringermela. Solo che mi sembra di non riuscire ad afferrarle, quelle dita. Come se mi sentissi di essere troppo lontana. Da tutto. Da tutti. Dal mondo. Così rimango piegata sul pavimento ghiacciato della mia stanza rossa, e sento le lacrime scendere, la desolazione che sale lungo la gola, la tristezza straboccare dagli occhi spenti, l'agonia agitarsi nello stomaco. E si tramuta tutto in disperazione. Mio padre non mi sente. Mi ha ripetuto solo di essere egoista, ieri, dopo diversi giorni che non ci parlavamo. Mio padre non mi vede. Mi ha detto che non faccio niente in casa, per l'"unità" familiare. E lo so che è vero. Mio padre non lo percepisce il dolore. Mi ribatte il fatto che mi sveglio di notte e mangio tutto. Quel dolore che va avanti da tanto tempo. Quel dolore sotto forma di tagli rossi sulla coscia sinistra. Quel dolore che mi fa battere i pugni sulla testiera del letto, sul tavolo in cucina. Quel dolore che mi strema così tanto che mi porta tra le braccia di Morfeo, non prima però, di avermi fatto patire le pene dell'inferno. Mio padre non mi chiede più come sto. Non mi chiede più di dargli un bacio sulla guancia. Forse per cortesia, ogni tanto mi saluta. Ed io non mi sento più di far parte di nulla. Tanto meno di me stessa. Non ho la concentrazione per studiare. E so che lo deluderò anche in questo. E che quindi ai suoi occhi sarò solo più egoista che altro. Ed io mi sentirei ancora di più una nullafacente totale. Vorrei gettare addosso tutto il dolore al primo che passa, sperare che mi trovi una soluzione a questa apatia totale, a questo mio stato vegetativo nei confronti della vita. Voglio tornare ad avere la mente libera.

Forse, se G. fosse ancora qui, le cose andrebbero meglio. Sento che la mia esistenza si sta sgretolando: giorno dopo giorno perde un pezzo di sé, lasciandomi così senza via d'uscita. Sono un puzzle scomposto ed impossibile da assemblare. Sono senza libretto di istruzioni. Solo G. era capace a capirmi. Era come se ad ogni mia crisi, ad ogni mio dubbio, lui andasse a vedere l'indice, cercasse la pagina giusta e trovasse il capoverso della soluzione. Ed è così strana questa dipendenza che ho nei suoi confronti. Non ne ho mai avuta per nessuno.

Queste notti, tra un pianto e l'altro, tra le lamette e il sangue, ho ripensato a qualche mese fa. Quando conobbi G., a come i suoi messaggi mi facevano sentire parte di qualcosa. Forse, anche parte di lui, non so spiegare bene come. Ho ripensato a qualche mese fa, quando, anche se ero sempre paranoica ed avevo le mie turbe mentali, almeno potevo dire di essere serena. Così, ieri sera, gli ho scritto un messaggio. Un semplice "Ehi..ciao, come va?". Le sue risposte erano piene di smile, di sorrisi, di belle parole. Così gli ho chiesto se era felice. E lui mi ha risposto con un "Sono sereno", seguito da qualche puntino di sospensione. "Credevi che non lo fossi?", mi ha domandato dopo. E sapete una cosa? Ammetto di averlo sperato. Se fossi impulsiva, mio carissimo G. ti chiamerei. Tremerei al tuo "Ehi" accentuato dal timbro basso e puntualmente calabrese. Aspetterei che tu mi facessi parlare. Ti ricordi quando mi hai vista piangere quella notte? Ti ricordi i miei occhi gonfi di dolore? Ti ricordi quando mi dicesti di sfogarmi su di te, picchiandoti, ché forse avrei svuotato il dolore che mi avevi appena sbattuto in faccia? Io ti dissi che non era così che funzionava: ma tu mi davi spinte, per sollecitarmi a rispondere. Ma io non reagivo. Mi facevi male, ma io non ho mai alzato un dito. Perchè non volevo farti male, come sapevi di starlo facendo a me. Non ti viene in mente, invece, quante volte mi chiedevi di sorridere, perchè dicevi che ero più bella così? Vorrei chiamarti e dirti: non avresti voglia di baciarmi ancora? Di chiamarmi? Di sapere cosa ho fatto questa mattina e nelle prossime? Di immaginarmi nuda? Di vedermi nuda? Di potermi toccare? Non hai voglia? Non hai voglia..di me? Perchè io di te, ne ho tantissima voglia. Di quella che non puoi rimpiazzare con nessun'altra, perchè è imparagonabile persino con il resto del Mondo. Quando ci siamo conosciuti, io non cercavo nessuno. Non cercavo l'amore. Non ero alla ricerca di sesso, carezze ed attenzioni. Non volevo affezionarmi, perchè credevo di non esserne in grado. Così ti ho schivato, ho fatto quella che tu forse avresti chiamato "colei che si fa desiderare". Ma io non volevo farmi affatto desiderare. Non volevo fare la difficile della situazione. E' che pensavo di non potermelo permettere. Avevo paura. Io non volevo irrompere in qualcosa che era più grande di me. Facevi tutto quello che nessuno ha mai fatto per me: c'eri. Sei rimasto, nonostante io avessi già alzato le mani fin dal nostro primo appuntamento, mostrandoti le mie debolezze, le mie turbe mentali, le mie paranoie. Ma tu sei rimasto. Ci sei stato; "Perchè a me, tu piaci nel complesso. Il resto non conta", mi hai scritto. Ed allora io ti ho creduto davvero. Per la prima volta ho creduto che qualcuno mi accettasse per come fossi. Un pò strana, ma in fondo buona. Così stavi con me. Hai toccato cose che non ho fatto vedere a nessuno, che non sono nemmeno belle per quanto mi riguarda, e tu le hai come risanate. E tu? Tu che hai lottato così tanto, che hai insistito così tanto per farmi superare tutti gli ostacoli, le paure; un giorno, dopo aver avuto più di tanto, dopo aver avuto tutto, mi hai detto che non lo sapevi se era il caso, che non sapevi quello che provavi per me, che forse era meglio lasciarsi. Ma meglio di cosa, cavolo? Meglio di vedersi un film sdraiati sul divano, con le nostre mani attorcigliate? Meglio delle foto insieme? Meglio dei progetti che ci eravamo fatti? Meglio dei baci rubati? Meglio di scriverci tutto il giorno? Meglio del nostro fare l'amore? Meglio di provarci ancora? Meglio di svegliarci, abbracciarci e fare di nuovo l'amore? Meglio delle nostre chiaccherate serali? Meglio della nostra passione sfrenata? Meglio di restare a guardarci nudi in silenzio, cercando di resistere? Meglio di fare l'amore sulla scrivania, anche se è fredda, anche se si sta scomodi? Meglio di rischiare che fossi quella giusta? Parla per te. Per me sarebbe stato meglio restare insieme.


Un saluto lascivo, da Val.

3 commenti:

  1. Spesso le persone prendono delle decisioni senza consultare gli altri. Spesso pensano di fare solo del bene scegliendo certe opzioni. Opzioni banali. Opzioni che fanno male.
    In questo caso G. ha preso una decisione senza consultarti.Senza comprenderti. Senza comprendere ciò che provassi per lui e quanto ti sei esposta per lui.
    Spesso sono queste decisioni a farci crollare. A farci cadere. Non mi azzardo nemmeno a dirti che andrai avanti,che tutto questo dolore andrà via. No, non ti dirò niente di tutto ciò.

    Quanto vorrei aiutarti.Starti vicino.

    Ef.

    RispondiElimina
  2. Anche il rapporto con mio padre è cambiato moltissimo; ora mi ha tagliata fuori dalla sua vita. Ti capisco, e mi dispiace.
    Non reprimere i tuoi sentimenti, ma non focalizzarti troppo sulla sofferenza della perdita. A meno che tu non sia masochista come me; in ogni caso è sbagliato, perchè mentre ci crogioliamo su ciò che è passato perdiamo una moltitudine di treni che, terminata l'ossessione, avremmo preferito prendere.

    RispondiElimina
  3. Sembra che le tue parole le abbia scritte io, come ti capisco, quanto è difficile
    La solitudine è un tunnel nero profondissimo, più ci entri dentro meno ne esci
    Tienilo sempre a mente.
    Anche io ho deluso il mio papà che sembra dare tanto ma che invece non da nulla, insensibile al dialogo, cje vive per svegliarsi la mattina e andare a lavorare
    Noi il bacio sulla guancia non ce lo diamo più da un po
    Il bello dei papà è che nonostante tutto, nonostante il niente che a volte ti danno, ci sono sempre
    Anche a metà
    Ho conosciuto anche io un ragazzo speciale
    Anche io ho fatto la preziosa non per volontà ma perché non riuscivo a fare altro e l'ho perso
    E lui mi ha detto che gli piaccio con il mio turbine di stranezze e che fosse per lui staremmo ancora uscendo insieme
    Poi quando è stato il momento di vederci è sparito e non si è più fatto sentire
    Cosi ho eliminato il suo numero
    Almeno se mi prende un raptus non posso fare cavolate
    Maledetto orgoglio
    Maledetta droga
    Dovrei smetterla di trovarmi ragazzi tossichelli che hanno più problemi di me
    Ma lui era così diverso, con lui io mi sentivo a casa, protetta, capita
    Per la prima volta non mi sono vergognata delle mie stranezze
    Anzi lui le apprezzava
    Ora passo la vita a ingozzarmi piangendo sul letto
    Aspettando qualcosa che non arriverà mai
    Senza ovviamente studiare
    Ne dormire

    Ti abbraccio

    RispondiElimina