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20 mag 2013

Affogo.


A volte la sua vita le sembrava un errore, niente di drammatico, un semplice sbaglio, come se ad un incrocio avesse dovuto proseguire e fosse entrata lentamente nel posto sbagliato, nella città sbagliata, nello Stato sbagliato; come se avesse riportato gli occhi sul libro che stava leggendo dopo aver guardato fuori dalla finestra ed avesse scoperto che qualcuno aveva voltato pagina.

Cathleen Schine
"Tutto da capo"


"C'ho na fitta, ma nun me lamento" intona il cantautore romano, Alessandro Mannarino. Parole sante Mannarì (abbreviando alla romana). Solo che io, a differenza sua, mi lamento eccome. Sono una lagna, lo so: monotematica, noiosa, inconcludente. E poi c'è lei, la fitta insostenibile; una di quelle che fanno così male che saresti disposta anche a squartare il tuo corpo pur di trovarla e strappartela via. Sono alla ricerca di una soluzione, di un punto di arrivo che sfoci in un nuovo inizio. Tutte queste promesse..che valore mai avranno se poi rimango qui a piangermi addosso? Ho ripreso a ritirarmi di nuovo nel mio guscio solitario. A tenermi compagnia, ci sono i biscotti che rubo di notte e divoro fino allo scoppiare. Esplodo ed implodo. Fuori e dentro. Ho ripreso ad avere paura del mondo, e della vita in sé. Ho di nuovo paura delle parole, dei giudizi e dei pensieri degli altri. Ho di nuovo addosso quel paio di occhiali che mi fanno vedere distorto il mondo, forse. Mi chiudo a chiave: non voglio nessuno. Non ora. E non so quando potrò desiderare di nuovo di assaporare il mondo che per un poco sono riuscita ad abitare serenamente. Quando ero con G., chiaramente. La sua assenza continua a mancarmi, a distrarmi dalla mia quotidianità, dallo studio. Soprattutto quando vedo il ragazzo di mia sorella rimanere a dormire qui, proprio come faceva lui. E mentre loro passano le loro notti insieme, io sono stesa sul divano, a ricordare che forse, se fossi stata una persona diversa, quella forte e tenace di cui G. mi ha parlato e mi ha detto chiaramente che non lo ero, ecco..forse queste sere non le passerei da sola, ma ancora con lui tra le mie braccia. Non le passerei con i biscotti e la tv accesa, ma con lui. E spesso mi viene da piangere improvvisamente, perchè sono di nuovo sola. Capite cosa significa tutto questo? Riprendere a fare le solite cose, non rischiare, non buttarsi, non approfittare delle occasioni. Uscire a stento se non per l'università, o la palestra (se riesco a trovare il coraggio). Ci sono già passata. Le conosco queste reazioni e di conseguenza i suoi effetti. Eppure, pur riconoscendolo..non riesco a fare altrimenti. Non riesco a non fare altrimenti. Affogo nella solitudine, e pare andarmi bene così. Non ho mai sentito un dolore così forte al cuore, allo stomaco. A me il cuore fa male davvero.

Un paio di giorni fa, G. mi ha contattata, chiedendomi come andasse. Io però non volevo sapere come stava, ma volevo sapere come si stava senza di me. Io non sono mai stata senza di me, e quindi non lo so. Avrei voluto sapere cosa si prova a non avere me che mi preoccupo di sapere se va tutto bene. A non sentirmi ridere, a non sentirmi canticchiare canzoni stupide, a non sentirmi parlare, a non sentirmi sbraitare quando mi arrabbio, a non avere me con cui sfogarsi per le cose che non vanno, a non avermi pronta lì a fare qualsiasi cosa per farlo stare bene. Forse si sta meglio. O forse no. Però mi era venuto il dubbio e avrei voluto sapere se ogni tanto questo dubbio fosse venuto anche a lui. Perchè io lo so come si sta senza di lui. Ho addirittura dimenticato me stessa, pur di poterlo ricordare ancora.

Sabato pomeriggio, ad una delle conferenze che si fanno presso il circolo dove svolgo (ora più di rado) attività politica, l'ho anche rivisto. Eravamo seduti uno dinanzi all'altra, Solo che lui mi dava le spalle. Probabilmente aveva un nuovo paio di scarpe, perchè non gliele vidi mai indossare quando stava con me. Ed alla loro vista ho sorriso, perchè ricordo di quando ci dicevamo che saremo dovuti andare a fare compere insieme: così lui consigliava a me, ed io a lui. Lo osservavo, e nell'immediato ho avuto una serie di flashback: le sue mani sul mio corpo, le sue labbra posate sulle mie, i suoi occhi che si tuffavano nei miei. Il mio sguardo si posava sui suoi lineamenti calabresi. Ho continuato così, a fantasticare su tutti quei ricordi così nitidi e limpidi, fino a quando ho notato che il suo polso destro non indossava più il bracciale d'acciaio che gli regalai. Ricordi, mio dolce G. quello che mi dicesti dopo che mi lasciasti? Che, nonostante tutto, l'avresti tenuto, perchè per te era portatore di bei ricordi. Dei nostri ricordi. Ed ora? Mi chiedo che cosa ne avrai fatto della lettera che ti diedi dichiarandoti il mio amore, del portachiavi fatto di fimo, del mio elastico dei capelli. Cosa ti rimarrà mai di me? Ti ricorderai dei nostri baci, della nostra passione sfrenata, dei nostri giochi di sguardi, delle nostre mani vogliose di accarezzarci, delle notti solo per noi, delle farfalle nello stomaco? Ti ricorderai..di me?


Un saluto monotematico, da Val.

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