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12 apr 2013

Patetica fino alle ossa.



Ho riflettuto molto in questi giorni. E sai una cosa? Non ho capito niente.
Diego De Silva
"Non avevo capito niente"


Patetica. Wow. Andiamo di bene in meglio, no? Da che mi additavo di essere un'inetta apprendista all'aspirare ad un corpo magro, ora sono anche patetica. Sì, perchè per un momento ho pensato di poter aver detto addio al binge, o almeno di aver diminuito il numero di kcal ingerite, o le volte in cui mi svegliavo di notte. Invece non è affatto così. Ho resistito sì e no un paio di giorni. Al massimo prendevo due biscotti, ma erano già un traguardo, no? Invece poi, di nuovo il crollo. Quello che mi fa precipitare in basso, verso i bassifondi della malattia (o qualsivoglia dire), che non mi fa vedere nient'altro che lo squallore che sono. La pateticità della mia persona, che si promette e ripromette, ma poi piange sul latte versato, ed allora dice che ricomincia, ma questa "start again" non ha mai preso piede. Quindi è inutile che scriva per la miliardesima volta che domani sarà un altro giorno, perchè so che crollerò di nuovo. Sto perdendo il controllo. Sto perdendo la forza. Sto perdendo la tenacia. Sono volate via come un nonnulla. Come foglie secche al vento. Come polvere. E via. Da me. Da quello che mi teneva in piedi, da quello in cui credevo di riuscire, da quello che, devo ammettere, forse mi dava anche la forza di affrontare gli sguardi, le persone. Perchè sentirmi magra era come avere uno scudo. Indossare un mantello di forza che mi dava quella grinta di sfidare il mondo. Mi sentivo imbattibile. Ma chi non ha mai sentito questa sensazione, d'altronde? Chi è che non si sente invincibile a sentire lo stomaco contorcersi, ad avere quel giramento di testa improvviso quando ti alzi dal letto, a sentire le gambe deboli, quella breve ma intensa tachicardia che ogni tanto colpiva all'improvviso. Certo, questi segni non farebbero altro che far pensare che io aspiri alla morte istantanea. E non lo so se inconsciamente io lo voglia. Nel senso, conosco le conseguenze di un'anoressia fisica grave. Io mi ci sono avvicinata, forse: ho avuto l'amenorrea per due anni. Ma ancora ad oggi, se ripenso a quel riscontro fisico, non lo percepisco affatto come un problema vero e proprio. Anzi, al ricordo dell'amenorrea, stavo bene con me stessa, non me ne fregava nulla, anzi. Non lo vedevo come un qualcosa che dovevo affrontare. Me ne infischiavo e basta. Ecco perchè forse non avrei paura a riattraversare quella soglia, tra l'oblio e il coraggio. Perchè in fin dei conti la cosa non mi tangerebbe affatto. Tutt'altro.

Però poi mi guardo ora. Seduta su questa sedia stile "office" dell'IKEA. Mi guardo dall'alto, e vedo il mio ventre prorompente, lo vedo straripare dai pantaloni del pigiama. Il bello è che non avrò modo di bruciarli, dato che li ho mangiati dopo il lavoro (staccavo alle 21.00). Ed ora mi ritrovo con i sensi di colpa. Sono così nitidi che potrei toccarli, prenderli per mano e scoprire finalmente come sono fatti. Mi sento un pò una contraddizione pura. E non ho parole per aggiungere altro a tutto questo mio lamentarmi, piangermi addosso. E' che pare semplice riprendere un'alimentazione normale. Pare facile agire secondo la frase "Se mangi regolarmente, non avrai più episodi di binge". Per carità, so che è il metodo più giusto di questo mondo ed alle volte sono io stessa che do questo consiglio, ma al pensiero che il mio stomaco si dilati appena mi beva anche solo un bicchiere d'acqua, mi fa impazzire di rabbia. Io, che non bevo alcun liquido se so che devo espormi al mondo, come posso pensare di avere un'alimentazione sana degna di questo nome? Mi sembra così utopistica come idea. Così inavvicinabile alla pratica. Eppure so che se lo facessi, probabilmente tutti quelli che me lo consigliano, avrebbero ragione. Forse raggiungerei davvero un stato di alimentazione decente, senza picchi di binge. Solo che da che evito in tutti i modi di farlo, che pratico palestra a stomaco vuoto pur di perdere anche solo un paio di etti, da che l'odore della pasta mi fa salire l'angoscia, da che cerco di condire il meno possibile i piatti che mi preparo quelle poche volte che mangio..ecco mi sembra paranormale l'idea di riprendere seriamente a nutrirmi. Aspiro di nuovo a quei 45 kg. O almeno a 50 kg. Mi basterebbe anche solo quest'ultima cifra. Lo so, sono patetica. Parlo di dolore perchè non riesco in quello che voglio così tanto, ma poi non ottengo nessun risultato.

Aggiornamento 13/04/2013: binge notturno infinito.

Basta scrivere. Sono patetica.

Un saluto patetico, da Val.



1 commento:

  1. Come posso farti capire che non sei patetica? Anzi, ho visto tutt'altra persona al nostro primo incontro.
    Ciò che mi dici a me, vorrei che ti entrasse in testa anche a te.
    "Ci rialzeremo" ecco..queste sono le tue parole. Dette poi ieri.

    Perchè tu stessa mi hai detto che non è un numero, un corpo a far parte di una società, ma siamo noi stesse,la nostra testa, il pensiero.
    Tu non sei assolutamente patetica e soprattutto non appartieni a tutti gli aggettivi negativi che continui ad addossarti.
    Ricordatelo ti prego.

    Ti stringo forte,Effe.

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