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18 apr 2013

Insecurities.



Credi di sfuggire, e vai a sbattere in te stesso.
James Joyce

Come sto? Normale. Ovviamente, se tolgo il morfema "nor", tutto torna. Quindi, ricapitoliamo. Come sto? Sto male.  Di solito, quando qualcuno mi rivolge questa domanda, rispondo con un "Sopravvivo". Più che altro perchè ormai ho rinunciato da un bel pò di tempo a vivere. Ingerisco dolore a grandi dosi, ogni giorno, ogni notte, ogni mese. E così metto grasso di dolore, ecco. Forse il grasso ed i kg che metto giorno dopo giorno è solo dolore. Di quello che fai fatica a smaltire, perchè non è qualcosa che si scorda da un giorno all'altro. Per lo meno, non il mio tipo di dolore. Che in sé racchiude tante altre cose, che ora trovo difficoltà a descrivere, o anche solo a provare a parlarne. E' che mi sembra tutto così surreale. Il dolore, intendo. Che lo porto sempre dentro di me, insieme a me. Persino con G. mi è difficile astrarmi da esso. Mi sono ritrovata a dire a mio padre, che ci aveva proposto di andare al mare, che non volevamo andare. E l'assurdità è che in realtà io non ho neanche interpellato G. Ho parlato anche per lui, ma in realtà lui ne era completamente all'oscuro della proposta di mio padre. Ho detto di no semplicemente perchè io non ci potevo/volevo andare, io non potevo/volevo mettermi in costume, io non potevo/volevo farmi vedere da nessuno, io non potevo/volevo permettermelo. E mi sento così..egoista. Forse solo ora posso capire perchè mio padre mi addita di essere così. E' vero: sono egoista. E mi sento uno schifo a dirlo, perchè in fin dei conti, a G. piace il mare (non per altro è calabrese), e magari gli sarebbe piaciuto andarci, nonostante il mare di Ostia non sia per nulla paragonabile a quello del Sud. Così, oggi gli ho detto che venerdi ci sarebbe la possibilità di andarci. Ho provato a rimediare a quello che non ho fatto la scorsa settimana. Mi ha chiesto cosa ne pensavo, ma non ho risposto. Sono sicura che sa che mi sentirei a disagio, e che forse metterei addirittura il broncio perchè mi sentirei davvero orribile in quelle vesti da spiaggia. Ma non posso negargli le cose che non voglio io. Assomiglierei troppo a mia madre, in questo. Lei non voleva mai uscire, costringendo così mio padre a rimanere insieme a lei, nonostante lui sia sempre stato un tipo avventuroso, o che per lo meno non dice di no a tutto e tutti. Lei invece sì. Se può evitare qualcosa che non le garba, lo fa volentieri, forzando così gli altri a fare la stessa cosa, perchè sennò che fai la lasci sola? E più scrivo di lei, più mi rendo conto che sto prendendo la sua stessa piega. A piccoli passi, ma lo sto facendo. Anche qui, aveva ragione mio padre quando mi diceva che non voleva che diventassi come lei. E vorrei prendermi a pugni, perchè io sono la prima che la odia, che la rinnega, che le urlerebbe contro, che la prenderebbe addirittura a schiaffi ogni qualvolta abbia da ridire sul mio atteggiamento.


Ed io non voglio essere come lei. Non voglio costringere G. ad adeguarsi ai miei giorni no, ad adeguarsi alla mia mente contorta, ai miei "Non voglio uscire", "Sono grassa". Io desidero davvero che lui sia la mia cura, perchè lo amo. Sì. Gli ho detto che lo amo. Lui però ancora no. Ma sinceramente non mi è importato molto, perchè, consapevolmente sapevo che per lui non è ancora così. Solo che poi è successo qualcosa. Un qualcosa che mi ha ferito, quasi. Colpito come una lama rovente alla gola. Mi ha confessato che tra noi non c'è dialogo, che facciamo solo l'amore, ma non parliamo. E Dio mio, ha ragione. A causa del mio lavoro (che lascerò questa settimana però), dei nostri studi, possiamo solo vederci la sera, quando mio padre va a dormire dalla compagna. Così io e lui non facciamo altro che fare l'amore, più e più volte. Ma non parliamo, non ci raccontiamo. E quando mi raccontava di questo suo punto di vista, mi sono voluta adoperare per rimediare al danno, che sentivo più mio che suo: ho proposto di fare un mese di astinenza totale (sessuale). Lui verrà comunque a dormire da me, ma appunto, dormiremo soltanto. E così ci racconteremo e ci confesseremo l'un l'altra. Sembrava essersi risolto il problema, ma io mi sentivo strana, quasi male. Perchè allora forse mi sono sbilanciata troppo? Gli ho fatto troppa pressione con tutta questa effusione di sentimenti? Ho dato tutto e subito? E se un mese non gli bastasse? E se capisse che sta meglio senza di me? E se capisse che non ne vale la pena? Fin dall'inizio della nostra conoscenza, lui mi disse che non credeva nell'amore eterno. Ed io mi dicevo che avrebbe cambiato idea, non perchè mi credessi chissà chi, piuttosto perchè vedendo un trasporto da parte di entrambi, credevo che stesse rivalutando la sua idea. Ma oggi, lo ha ribadito. Ed io sono crollata dentro. Sono come implosa. Sarà che l'amore annebbia la vista, ma io spero davvero che con lui ci sia un futuro. Che sia il mio primo ed ultimo amore della mia vita. Ho 21 anni e ragiono come una 50enne, lo so. E' patetico. Così, sentendomi ribadire quelle parole, mi ha fatto come capire che sarò io quella che soffrirà. Perchè è lui che crede nella non esistenza dell'amore eterno. Che sarà lui a lasciarmi, perchè io non lo lascerò mai. Che, dopo aver dato tutta me stessa, dopo aver detto il primo Ti Amo, dopo aver trovato il coraggio e la forza di lasciarmi accarezzare ed osservare nuda, sarò io a rimetterci. E non so più cosa pensare, perchè l'unica certezza che pensavo di avere era lui, le sue mani, la sua voce, i suoi occhi. E se ora so che forse un giorno non potranno più essere mie tutte queste cose, mi sento morire. E non capisco perchè stia piangendo ora, sulla tastiera nera. Di solito si dovrebbe star male se una relazione è finita. Ma la nostra non lo è. Ed allora perchè non smetto di singhiozzare? Perchè non riesco a vedere il bicchiere mezzo pieno? E perchè non riesco ad aggiungere altro, nonostante abbia tanti pensieri a riguardo e vorrei potermi sfogare fino a perdere l'uso della voce? Perchè non riesco a parlare? A scrivere?

Perchè?

Un saluto piangente, da Val.

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