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23 apr 2013

Deliro. Precipito. Crollo.




"Ti aspetterò" era una frase semplicissima e fondamentale. La ragione per cui era sopravvissuto. Era un modo comune per dire che avrebbe rifiutato tutti gli altri. Solo te. Torna da me.
Ian McEwan
"Espiazione"

Sul comodino un rotolo di Scottex ormai quasi finito, ed io stesa sul letto ad osservare le pareti rosso fuoco della mia camera, con accanto il telefono che intona "Stay" di Rihanna. Sì, lo so; musica commerciale. Poi però, mi deprimo ulteriormente con "Solo" di Ludovico Einaudi. Alle volte ascolto anche quella che io vedo come la nostra canzone: "Divenire" sempre dello stesso autore. Ricordo ancora la sensazione, i brividi lungo la schiena che ebbi nell'ascoltare quest'ultima, insieme a lui. Sarà buffo per voi, ma ci baciavamo a tempo di musica. All'idea, sto ancora sorridendo, nonostante poi percepisco anche quella punta di dolore che mi riporta alla realtà: lui non c'è. Vorrei che G. restasse con me. O meglio, che tornasse da me. Che mi dicesse che ha chiarito le idee, che ha capito che io sono quella che vuole, che ha capito cosa prova per me. Lo vorrei davvero. Perchè, ripeto, io senza di lui non so stare. Non lo sento da quattro maledetti e lunghi giorni. Sono spenta, priva di una luce che un tempo avevo e sapeva darmi solo lui. Sono triste, perchè è come se non avessi più nulla. Non trovo più nessun senso. E mi sento male. Soprattutto la notte: indosso il suo pigiama, e respiro il suo profumo così..di casa, di tepore, di magia, di sogni, di pacatezza. Sì, mi tranquillizza. Anche se poi mi rendo conto che non mi è sufficiente. Ogni volta chiudo gli occhi, avvicino il pigiama al mio naso, inspiro e, come un principio di causa/effetto, mi viene alla mente la sua immagine, quel sorriso che solo lui aveva, quegli occhi così luminosi ed intensi che, perdercisi dentro era inevitabile e bellissimo. Mi manca la sua voce, il pronunciare "Zuccheru" come era solito fare con il suo accento calabrese, che amo da impazzire. Ora invece non mi rimane che una foto come salvaschermo del cellulare, e persino il portachiavi a forma sua, che feci fare appositamente da una mia amica, come regalo per i due mesi che facemmo il 20 Marzo. Lui dovrebbe avere invece uno rappresentante me. Chissà se l'ha buttato via. Chissà se ancora ha il bracciale ed il laccio dei capelli. Chissà se mi pensa come lo penso io. Chissà se piange come piango io. Chissà se mi desidera come lo desidero io. Perchè io invece ho pianto molto, l'ho pensato infinitamente. E sto soffrendo come non mai. E non mi rimane altro che desiderarlo, ora come ora. L'avrei voluto chiamare, e dirgli tante di quelle cose che forse non mi sarebbe bastata neanche quella telefonata. E quindi gli avrei voluto inviare tanti di quei messaggi, o anche andare a trovarlo a casa, senza che lui lo sappia. Che quasi quasi a pensarci, mi sentirei una stalker.  Deliro. Precipito. Crollo. 

Mi sento come se avesse portato via tutto di me. Da me. E non so riempire questo vuoto se non con il cibo. Ed anche questo mi fa male. Perchè così ho due dolori diversi da gestire. Ed ogni cosa mi ricorda lui: il mio letto; ricordo addirittura il colore delle lenzuola sulle quali lo facemmo per la prima volta a casa mia (perchè la prima vera volta fu a casa sua, il 7 marzo 2013), l'ultima rosa che mi ha comprato la quale ancora non si è seccata. Ed io vorrei davvero che la nostra storia tornasse ad essere proprio come quel fiore solitario che giace in quel vaso azzurro del salotto: di nuovo viva. E poi c'è il mio corpo a ricordarmi di lui. Il corpo che solo lui ha potuto toccare, il corpo sul quale solo lui si è potuto posare, come una farfalla su un fiore. Il corpo che solo lui ha potuto vedere, il corpo che solo lui ha potuto accarezzare. Il corpo che terrei custodito, quasi come una reliquia, solo  per lui. Ricordo il nostro primo bacio, davanti alla pasticceria "Marinari" di Viale Libia, ricordo i vicoli bui di San Lorenzo, dove ci nascondevamo per non mostrare la nostra passione al Mondo, perchè quei baci erano solo per noi. Ricordo le strade dove abbiamo camminato mano nella mano, affrontando il Mondo a testa alta, perchè solo con lui mi sentivo di poterlo fare. Ho aspettato 21 anni della mia vita, e non mi pento di essermi data a lui. Questo no, non lo rinnego. Fare l'amore con lui è stato bellissimo ogni volta: è stato bello sentirlo su di me, avere il suo profumo sulla mia pelle, le nostre mani che si cercavano, la paura, il sudore, la voglia e la passione sfrenata. Avete presente il cielo stellato in primavera, il mare selvaggio in autunno, la cioccolata calda d'inverno, la prima rosa di Maggio? Ecco, lui è il meglio di ogni tempo, di ogni stagione, minuto e secondo. Ed è per questo che non mi sento di rinunciare a lui. Non voglio rinunciare a quel Mondo che vedevo solo nei suoi occhi e a quella felicità palesemente tangibile che correva dolcemente sui suoi lineamenti mediterranei, che prendeva vita sul suo corpo. Ed io, io con lui, ho sentito la felicità scorrermi nelle vene e raggiungere ogni cellula del mio corpo, come linfa vitale alle giovani foglie dopo un lungo e gelido inverno.

Se solo tornasse. Vorrei vederlo, e chiedergli se gli sono mancata, se quelle lacrime che gli ho visto scorrere sulle guance erano segno di sentimento, erano testimoni di una storia sentita. Sono sicura che lo vedrei comunque il Primo Maggio, per via di una conferenza che si fa a teatro, organizzata dal nostro circolo di attività politica. E non so se sarei in grado di reggere il colpo. D'altronde non sono mai stata così forte. Così avevo in mente di invitarlo a prendere un caffè questo sabato, al fine di provare ad ammortizzare le emozioni che sicuramente divamperanno quel giorno della conferenza. Quasi tutte me lo sconsigliano: dicono che dovrebbe essere lui a cercarmi; ma in fondo, questa mia scelta, è anche un modo per tutelarmi, per evitare pianti improvvisi che potrebbero esplodere al Primo Maggio. Se solo potessi tornare indietro e concentrarmi più sul dialogo, proprio come voleva lui. Se solo fossi stata quella forte e sicura che cercava. Se solo non gli avessi chiesto conforto tutte le volte in cui mi ero abbuffata. Se solo non gli avessi riferito il mio problema contorto con il cibo. Magari ora scrivevo quanto fosse bello stare con lui, a come avevamo festeggiato il nostro mesiversario, e magari avrei potuto parlare di quel viaggio che avremo dovuto fare a Firenze. Proprio il giorno prima che mi lasciasse, facendoci una domanda dopo l'altra (dato che voleva dialogo), ci chiedemmo quali fossero i nostri rimpianti. Io risposi che principalmente non ne avevo nessuno in particolare per il quale crogiolavo, se non magari il voler dire a mia madre quello che pensavo di lei. Ma, ora che ci penso, questi appena sopra citati sono i miei rimpianti. Pesano. E fanno scricchiolare il mio essere, come se potessi cedere da un momento all'altro. E nonostante tutti mi dicano di non farlo, io mi incolpo. Ci provo a non pensarlo, ma mi è inevitabile. Ci provo a non piangere, ma mi è impossibile. Ci provo ad andare avanti, ma lo trovo assurdo: è stata la prima relazione in cui mi sono davvero buttata, lasciata andare, lasciata toccare. E poi? Poi ho preso in pieno una coltellata al cuore. Il mio cuore, che fino a poco tempo fa credevo di non avere, grazie a lui, ha iniziato a pulsare, a provare qualcosa, quell'innamoramento così strano, ma che ti fa sentire di poter avere il Mondo in una sola mano. Ed ora, questo cuore ha perso ogni pezzo di sè, si è disintegrato ad ogni parola di abbandono che G. mi riferiva. Si è rotto in mille pezzi, come se fosse stato calpestato più volte. Ed ora, non sento più niente, se non dolore. Avevo iniziato a scrivergli un messaggio, uno di quei messaggi in cui si capisce che ci si mette molta forza. Che non sono messaggi del tipo: "Come stai?", piuttosto un messaggio di confessioni, ammissioni, preghiere. Avrei voluto scrivergli che non ce la faccio più, che il mio letto mi sta uccidendo, che il mio corpo mi sta uccidendo, che tutti i ricordi mi stanno uccidendo, e che la solitudine mi sta dando il colpo di grazia. Ma non è la solitudine il problema. Il problema è che mi sentirei sola con chiunque, se quel chiunque non è lui.

Il messaggio? Mai inviato.


Un saluto scricchiolante, da Val.

3 commenti:

  1. Mi si stringe il cuore.. un forte abbraccio _Vale_

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  2. Esprimi perfettamente ciò che senti, e posso solo dirti che capisco il dolore che stai provando.
    Abbiamo due storie simili...anch'io ho donato tutta me stessa ad una persona che pensavo non mi avrebbe mai voltato le spalle, proprio in nome di quel fortissimo sentimento che provavamo l'uno per l'altro, ma ho ricevuto solo una pugnalata al cuore, lui che di traumi già ne aveva subiti troppi. All'inizio, i primi tempi il dolore sembra insopportabile, insostenibile, e tutto ciò che ti ricorda lui non fa altro che alimentare la sofferenza. Sappi che questo dolore non sparirà tanto facilmente, e non è vero che il tempo cura tutte le ferite. Al contrario io penso che col tempo le ferite marciscano lentamente, e il ricordo non svanirà mai del tutto. Tuttavia, tu puoi decidere se crogiolarti nella tua sofferenza, oppure continuare e andare avanti con la vita. Ovviamente non è un passaggio che avviene immediatamente, perché il dolore va vissuto, e metabolizzato prima di essere superato. Devi farti tanta tanta forza, e non è vero che non ne hai...stai sopravvivendo ad una delle situazioni più dolorose della vita, e stai assaporando una delle sfaccettature dell'esistenza che non tutti riescono a vivere. So che non ti consolerà, ma ti sono vicina, e se hai bisogno di parlare, per qualunque cosa ci sono.
    Ti stringo forte <3

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