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01 mag 2013

Contaminata dall'insuccesso.



Tenevo le palpebre ferme a mezz'asta. Perchè il vento non le colpisse che in parte. Perchè la verità non annientasse i miei sogni già contaminati dall'insuccesso.
Isabella Santacroce
"Revolver"

Non riesco a mostrare la forza. Quella che un tempo mi faceva abbandonare qualsiasi storia, senza neanche rimuginarci troppo sopra. Anzi, credevo di essere potente: non mi permettevo di lasciarmi trascinare, trasportare dalle emozioni, dal sentimento. Senza metafore, forse sarebbe meglio dire che ero frigida, no? Molto probabilmente sì. Forse era per quel strano principio di causa-effetto: se baciavo per la prima volta un ragazzo, categoricamente credevo che poi ci dovessi andare a letto. A ripensarci, mi sento pazza. Ricordate le mie fisse sul sesso? Che dicevo che mi faceva impressione? Ecco, mi imponevo di non provare nulla, mi bloccavo e quindi lasciavo perdere ancora prima di iniziare una relazione con qualcuno. E quindi non entravo nei meandri dell'amore. Quello al quale non mi volevo avvicinare, perchè credevo fosse qualcosa di poco importante, un qualcosa di cui si potesse fare anche a meno. Con G. poi le cose sono cambiate, e sapete tutte come è iniziata, e come, purtroppo è andata a finire. Io sono certa di averlo conosciuto, l'amore. Poi mi è sfuggito tutto di mano. Qualche motivazione, e via..G. non c'è più. Ho avuto occasione di rivederlo ieri, per caso. Io stavo dando una mano per gli ultimi preparativi di una conferenza a teatro che si terrà oggi. Vi lascio perdere i dettagli: sarei troppo morbosa. Posso solo dirvi che vi è stato il gelo più totale, dopo: casualmente siamo usciti, da dove stavamo, insieme. Io non sapevo se fare la strada insieme o meno, e se soprattutto lui volesse. Alla fine ci siamo andati insieme a prendere l'autobus. Solo che non ci siamo detti niente. O meglio, qualche domanda è uscita fuori, ma per il resto c'era silenzio. Ed allora volevo impormi davvero di parlare, di chiedergli qualcosa, anche se fosse stato qualcosa di stupido. D'altronde lui odia i silenzi: me l'ha sempre detto. Ma non riuscivo a dire niente, giuro. Ora sto pensando che forse, allora, lui ci è rimasto male, forse si è offeso, forse avrebbe desiderato che ci fosse quel dannato dialogo del cavolo. Non riuscivo a spiccicare una parola. E mi sono sentita, per la prima volta, di avere l'aria triste. Desolata. Come se per un momento fossi riuscita a vedermi dal di fuori, da un'altra prospettiva: cavolo, ero triste. Ero cosciente che stare accanto a lui mi faceva stare ancora male, perchè ora sono altrettanto lucida sul fatto che lui non tornerà più indietro. Sentivo gli occhi privi di luce, bagliore. E lui lo sapeva, lo vedeva: non ha mai sbagliato un colpo quando mi guardava negli occhi. E mi diceva "Dai", come se potesse risollevarmi dallo stato apatico in cui mi trovavo. No, non funziona con un semplice "Dai". Fosse così facile. Fosse così facile smettere di stare male, smettere di piangere, di avere rimpianti, di riempirsi di "Se avessi agito così..". Non posso pretendere di non sentire più quella morsa allo stomaco quando capisco che tutto è finito. Sono passati 12 giorni da quando è uscito dalla mia porta di casa. Solo 12 giorni. E mi ricordo tutto quello che è successo quella notte. Le lacrime, gli abbracci, gli sguardi stanchi, le iridi scure, le parole, le paure, i silenzi, i singhiozzi. Ma la gente continua a dirmi che devo essere forte. Vorrei provarci. Perchè so che in fin dei conti è l'unico modo per cercare di uscire dal circolo vizioso della tristezza ed apatia. Lo so. Solo che, non so, forse non sono pronta. O non voglio esserlo. Non mi sento ancora di voltare pagina. Concedetemelo: è il primo amore che si perde, che ti strappa via la pelle, che ti sradica dal posto in cui si era deciso di germogliare. Perchè, forse, lui è ancora la mia colonna vertebrale. Qualsiasi persona potrebbe chiedermi: ma se lui non c'è, come fai a tenerti in piedi? Ed io risponderei: non lo so. Forse grazie (o a causa, dipende da come si vedono le cose) al ricordo che ho di lui.

Ps: dato che oggi è il Primo Maggio, volevo dirvi "Proletari di tutto il Mondo, unitevi!"

Un saluto senza successo, da Val.

2 commenti:

  1. Sarai solo tu a decidere quando e come risollevarti,nessuno potrà sollecitarti mai abbastanza,perchè in questi casi è il cuore che comanda,la parte irrazionale che soppianta la razionale. Tu sii serena almeno, io quando sono stata lasciata vivevo pressochè la tua situazione,ma cercavo a tutti i costi di focalizzare la mia attenzione sugli atri, su progetti, su corsi pomeridiani... tranne per lo studio eh.. un abbraccio asfissiante Vale

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  2. Anch'io mi sostenevo grazie ai ricordi; si cade continuamente.
    Bisognerebbe trovare qualcosa che non riguardi nessun altro a parte noi stesse. Questo è il modo per non rimanere feriti (gravemente, almeno), ma è da codardi. Come Shopenhauer spiegava, a proposito del "dilemma del porcospino", più due persone si avvicinano l'una all'altra, più rischiano di farsi male con i loro aculei. Ma se i ricci non stanno vicini muoiono di freddo.

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