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26 mar 2013

Una vita al condizionale.



Fondamentalmente siamo capaci di qualsiasi cosa, ed altrettanto fondamentalmente siamo destinati a fallire in ogni cosa.
Thomas Bernhard
"Il soccombente" 


Il mio blog è pieno di "vorrei", di verbi coniugati al condizionale. Tanti desideri. Tanti sogni. La dieta sana va e viene, con sbalzi di binge notturni. I primi giorni sono riuscita a non svegliarmi la notte..poi all'improvviso, in questi ultimi due giorni, tutto si sta ripresentando: mi alzo con l'idea di andare a bere un bicchiere d'acqua (ho il raffreddore e la gola mi si secca), ma poi, non vado diritta al lavandino, bensì alla credenza. E finisce tutto nelle mie fauci. E così di nuovo, il male si attorciglia nella mia mente e intorno al mio corpo. Continuo a spalmarmi creme colorate, profumate, unte, appiccicose, idratanti e chi più ne ha più ne metta. Di risultati..quasi nessuno oserei dire. I miei occhi notano solo i difetti..e nient'altro. Se solo potessi cambiarli..forse mi vedrei diversamente, non so. Quante volte avrei voluto vedermi carina? Quante volte avrei desiderato potermi dire che ero bella così? Ma non ho mai accettato le mie curve. Da che ne ho ricordo mi sono sempre percepita come l'amica grassa, la gemella brutta, la seconda scelta, la ragazza depressa, la bambina odiata, la stronza, il brutto anatroccolo, la ragazza che non è mai stata brava in nulla. Sono senza obiettivi, senza meta. So quello che voglio, ma non è che abbia fatto grandi progressi ogni volta che mi imponevo di svolgere grandi progetti. Fino ad ora forse G. è la mia unica certezza. L'unico faro che ho e che illumina le mie notti buie e tempestose. L'unica vera cosa salda che ho tra le mie mani rovinate, screpolate. Provo a volermi più bene quando sto con lui, o per lo meno a dimenticare il mio incubo personale. Spesso non funziona, perchè mi rattristisco e lui se ne accorge immediatamente, anche se non gli dico niente: mi dice che sono i miei occhi a comunicarglielo. I miei occhi raccontano il mio dolore, la mia tristezza, le mie paure, le mie ansie. E lui li legge. Mi legge dentro. E' così comprensivo che mi sembra quasi un sogno: non riesco a sopportarmi io, come potrebbe farlo lui? Ovviamente questa cosa ha i suoi pro ed i suoi contro: ad esempio è bello che G. mi capisca al volo, senza che io debba spiegarli niente, senza il bisogno che io debba usare parole per fargli notare diverse mie paure, i miei incubi e caos personali. E' un ragazzo dalla mente aperta, comprensivo (qualità che adoro in lui) perchè riesce a capirmi davvero, e non per finta, come spesso la gente fa. Tra i contro però, c'è che appena capisce che c'è qualcosa che non va, sa sempre a cosa la mia mente si riferisce, e così vedo lo strazio nei suoi occhi, o anche solo delusione per qualcosa che forse lui vorrebbe che non ci fosse. Forse vorrebbe che la mia mente fosse libera da ogni pensiero inerente il cibo, kcal, ma soprattutto sulla mia immagine corporea. E' solo che voglio essere migliore. Faccio tanti sforzi per non osservare il disastro corporeo che sono. Sembro quasi un quadro di Picasso: astratto, senza capo né coda, senza senso quasi (non me ne voglia l'artista: spero che non si rivolti nella tomba). 

Lo so che la cosa non suona affatto nuova, anzi, ma: non sono ancora fiera di me. Non c'è quasi nulla che mi piaccia: dai capelli alla punta dei piedi. Forse la fisionomia del viso, il taglio degli occhi, e le labbra. Per il resto, non idolatro niente. Perchè ogni cosa del mio corpo ha qualcosa di sbagliato: eppure giuro che ce la metto a non pensarci. Ma poi accadono questi attacchi di binge, che non fanno altro che demolirmi dentro e fuori. Non ce la faccio. Non ragiono, non pondero sui seguenti sensi di colpa, sul profilo del mio ventre del giorno dopo. Imparerò mai a volermi bene? Imparerò a rispettarmi, a piacermi, a permettermi cose che oggi ancora non riesco ad avere? A sciogliere quei nodi problematici formatosi nella mia mente? E' tutto nella mia mente. Lo so. Non posso credere di essere diventata così. Così severa con me stessa, così cattiva con me stessa. Prima, ad esempio, mi era più facile sorridere. Ero dal riso facile. Poi invece tutto è calato nel buio. Le mie labbra sono spesso serrate, e mi è difficile godermi le piccole cose, perchè con la mia mente vado sempre a pensare a come posso apparire in quel momento, a cosa può pensare la gente di me in quel preciso istante. E' come se volessi a tutti i costi entrare nella testa degli altri e capire come mi vedono. Se per loro sono apposto o se ho qualcosa di sbagliato. La mia postura riflette quello che sono: le mie spalle sono basse, sempre chiuse in loro stesse, come per paura di affrontare la vita, di prenderla a testa alta, di prendere di petto le cose.

Ogni giorno la stessa promessa: da oggi cambio, voglio avere un'alimentazione normale, sana. Senza attacchi di binge. Perchè sono quelli che mi fregano essenzialmente. Ma come smettere? Posare sul comodino una bottiglia di acqua, così che non mi senta costretta ad alzarmi dal letto? Forse potrei. Quasi quasi lo faccio.

Ancora per oggi, però, rimarrò nel dubbio di un futuro migliore. Sempre se mai ce l'avrò.

Un saluto condizionale, da Val.


1 commento:

  1. Ciao Val, ti seguo spesso e mi fa piacere leggerti! Sono strafelice per G. e te.. per quanto riguarda il binge, già una volta ti scrissi, credo tu debba ritrovare un equilibrio, partendo da un'alimentazione quotidiana corretta e divisa in varie fasce. Credimi, nelle tue parole rivedo la vecchia me, ma il mio consiglio è uno solo: cerca di ponderare ma di non ridurre drasticamente, saltando un giorno sì e molti no.. altrimenti le abbuffate sono inevitabili.. lo so a parole è semplice, il farsi è complicato! ma tu puoi farcela, necessiti di uno stimolo per svoltare, coraggio! Un bacio, Vale

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