Pagine

22 mar 2013

Castelli di sabbia ed un vaffanculo regalato.



Confusione è una parola inventata per indicare un ordine che non si capisce.
Henry Miller

Mi sono iscritta all'Università un anno e mezzo fa. Facoltà: filosofia. In realtà avrei tanto desiderato prendere gli studi per psicologia, ma, non volendo finire alla Sapienza, feci il test di ammissione (con colloquio orale) presso l'Università Salesiana di Roma. Che poi io non sono credente, ma, pur di avere una buona formazione, avrei persino frequentato un posto pieno di preti e suore. Il problema fu che non fui ammessa. Così mi buttai sulla mia seconda materia preferita: filosofia. Per carità, è una materia affascinante, ti forma come ragionatore, come pensatore, fa sì che tu conquisti una tua retorica a dir poco straordinaria. Insomma, è una materia che per quanto mi riguarda ti forma mentalmente. Però, non so: ho questo nodo in gola da un paio di mesi a questa parte..è davvero quello che volevo studiare o volevo solo che rimanesse una sorta di hobby, di passione? In fondo non so cosa voglio farne di questa ipotetica laurea: come saggista, non camperei neanche un paio di mesi. La figura del consulente filosofico scomparirà a breve, per ovvi motivi di non iscrizioni all'Albo o cose simili (mi è stato riferito dal Dottor R.). Giornalista? Sicuramente è un lavoro più avvicinabile rispetto a quelli citati poco sopra: dovrei però iniziare già da ora a lavorare (o fare da tirocinante) per una testata (sia cartacea o interattiva)..dovrei scrivere un certo numero di articoli, sicché riesca ad avere il tesserino da pubblicista e forse solo dopo potrei avere qualche miserrima possibilità di essere una giornalista. Insomma la strada è lunga. E tortuosa. Ovviamente tutto ha un prezzo, lo so. La stessa carriera da psicologa, è lunga. Non so che farne del mio futuro. Non so cosa farne. Continuare con gli studi filosofici, provocando così il disaccordo seguito da ira di mia madre..o provare a segnarmi a psicologia, perdendo così un anno e mezzo di studi "inutili"? D'altronde l'andamento degli esami lo dimostra e lo attesta: i miei voti sono calati vertiginosamente. Certo, aggiungiamoci che ora lavoro..ma se davvero mi interessasse la filosofia o comunque sia tenessi a tale materia, troverei allora mille modi ed oltre per avere il tempo per studiare. O mi sbaglio? Ma se poi dovessi prendere psicologia, forse si ripeterebbe lo stesso rapporto apatico che sto avendo con la dolce filosofia?

Davvero, ho molta confusione. Mi sento una scansafatiche, una buona a nulla. Non frequento le lezioni, non studio, dico di andare in facoltà ma poi non lo faccio mai. Ogni volta che si parla di studio, di quello che devo fare, quando mi viene ripetuto di studiare (consiglio che poi non seguo)..mi sento un magone in gola. Come se non stessi svolgendo davvero il mio compito, come se il mio essere una 21enne dipendesse esclusivamente dal dare esami da buoni se non ottimi esiti. Invece, no. Non voglio studiare. Non ho lo stimolo di prendere i libri, aprirli e studiarli una riga dopo l'altra. Ed invece sto a casa, o davanti al computer, o con il cellulare in mano, o quant'altro. No, non sono così diligente, come credevo, nello studio. Ed ora, cosa faccio? Cosa farò?

Probabilmente continuerò gli studi per avere in mano una laurea in filosofia. E forse lo farò per non deludere i miei: in particolare mia madre. Una madre che non sento come tale, lo so. Che odio, che cancellerei dalla mia memoria tanto mi dà fastidio sentire la sua voce o vederla quella volta a settimana. Eppure, continuerei gli studi in particolar modo per lei: per non sentire i suoi "te l'avevo detto", per non sentire i suoi "è colpa tua che ti metti a lavorare e pretendi di studiare contemporaneamente", per non sentire i suoi "hai fatto spendere solo soldi a tuo padre" facendomi sentire solo come una questione di denaro, come solo un oggetto. Ecco, forse farò finta di niente e continuerò in questo percorso. Ma sarò capace di studiare? Di dare tutti gli esami?

Dio mio, 'ste cristi ansiogene. Che poi ho mentito anche G. ogni volta che gli dicevo che andavo in facoltà. E, parlando di questo argomento, quando lui mi ha chiesto quindi se era vero che andavo a seguire le lezioni, non ho potuto dirgli un'altra bugia. Gli ho detto la verità: che non ci andavo, che in realtà stavo sempre a casa  a non fare nulla. I suoi occhi si sono come ingrigiti, quasi spenti. Non si fiderà più di me, forse. Ed è colpa mia (ma va?). Me la sono cercata, forse. D'altronde i nodi prima o poi vengono al pettine. E non mi sono sentita di costruire altre bugie sull'argomento. Perchè non ce la posso fare: guardarlo e dirgli che sono andata all'università, è un colpo al cuore. Perchè so che oltre che mentire a me stessa, sto facendo del male anche lui. Perchè lui si è fidato, credeva alle mie parole. Invece io mi sono costruita castelli di sabbia, per non vedere il mio declino universitario, per non vedere che in realtà non ho fatto altro che costruirmi una diversa versione dei fatti, un'altra diversa vita. Un'ennesima finta realtà. Non bastava solo quella dei disturbi alimentari.  E dicendo queste bugie a G., forse ci credevo davvero che ero andata all'università. Forse credevo davvero che tutti quei pomeriggi mi ero messa a studiare. Ed invece..non è mai successo. Non ho mai aperto libro, tanto meno quando ve n'era necessità estrema. Sono una fallita (ma va?). Mi addito frasi come: sei una nullafacente e cose simili..tanto per fare il pieno di non autostima, capite?

Stamattina, mio padre era tornato dalla compagna (tre volte a settimana va a dormire da lei) ha iniziato ad urlarmi contro. Non sto scherzando. Mi ha urlato addosso, ed ho avuto paura tanta era la sua rabbia. Ha iniziato a dire, prima in generale, che si è stufato di pensare a fare lui tutte le cose, come sistemare casa, ordinarla e cose simili. Poi ha iniziato ad avere da ridire su di me (lo cito):

Sei una stronza perchè pensi sempre alla tua immagine, alla tua pancia. A me non me ne frega un cazzo. Dovresti pensare agli altri anziché solo a te stessa. Sei un'egoista del cazzo, perchè non te ne frega niente dei sentimenti altrui. Sei due volte una stronza perchè ora non vuoi più studiare filosofia: cosa pensi di fare dopo? Cosa cazzo credi che farai? Hai fatto anche il book fotografico e hai mandato tutto a puttane perchè non stai facendo nulla! Io mi sono rotto il cazzo di te: giuro che ti mando a vivere da tua madre, perchè io sono stufo: dovresti pensare ogni tanto prima agli altri, e forse dopo a te stessa. Sei stronza, due volte stronza! Vaffanculo.

E con questo "buongiorno" da parte di mio padre, posso anche concludere il post. E' venuto piuttosto lungo e non credo neanche che qualcuna avrà il coraggio di arrivare fino alla fine. Ma l'importante è che io l'abbia scritto. Ne avevo bisogno.

Un saluto ansiogeno, da Val.

3 commenti:

  1. A volte tutti noi, diciamo alcune cose che non pensiamo realmente.. lo diciamo in quell'attimo di rabbia e nient'altro. Non so di preciso la situazione, ma credimi.. stai tranquilla.
    Per prima sai di non essere ciò che lui ha detto.. o meglio.. tutti noi siamo stronzi, ma non penso che tu sia realmente come ti ha descritto..
    Egoista, stronza.. No, no no no.. non è questa la Val che ho conosciuto io.
    Non posso nemmeno dirti di fregartene delle sue parole, perchè non sarebbe facile.. ma posso dirti di non darci peso, non rovinarti il fegato per lui.
    Riguardo G? Ecco, togliti dalla testa, il fatto che lui non avrà più fiducia in te, per una piccola bugia. Solo tu sai le tue buone motivazioni per il non frequentare le lezioni, per non sapere cosa vuoi del tuo futuro. Solo tu e nient'altro.




    Manca poco al nostro incontro, non vedo l'ora :-)

    Ti stringo forte,Ef

    RispondiElimina
  2. Ciao... ti seguo da un po' ma non ho mai commentato (almeno credo). Ma oggi mi sento di farlo, perchè oggi in particolar modo mi sento vicina a te. Questa storia dell'università la sto vivendo anch'io. Mi sono iscritta a Psicologia e dopo un anno e mezzo, come te, mi sono ritrovata in crisi. Gli esami vanno male e la materia non è come pensavo. Troppa teoria, troppo distacco. Non si aiutano così le persone. Così ho smesso di frequentare le lezioni e ho cominciato a cercare altre soluzioni. Anzi, a dire il vero non posso vantarmi di averlo fatto subito. Prima mi sono crogiolata nel mio dolore e nella mia vergogna per mesi... mesi in cui il solo pensiero di rinunciare al mio grande sogno, di fallire, era insopportabile. Avevo crisi di panico, non vedevo alcuna via d'uscita, alcuna alternativa. Per fortuna qualcosa mi ha spinto da quella depressione e ho cominciato a vedere le cose da un lato diverso. Ora ti assicuro che sebbene sia ancora difficile e ancora tutto "traballante", sono in cerca di una nuova via e sono più felice di prima, mi pare di essermi tolta un grande peso e di aver abbandonato qualcosa che non faceva per me. Sono in cerca di uno studio più concreto che mi permetta di aiutare le persone.
    Ti ho scritto tutto questo per farti capire una cosa: so che sembra impossibile, ma a volte dobbiamo uscire dai nostri schemi mentali e vedere il tutto da un'altra prospettiva. Altrimenti rischiamo di affogare!
    Leggendo il tuo blog riesco a percepire un grande potenziale... non gettarlo via, insegui i tuoi sogni e se una cosa non va, è il caso di chiedersi il perchè!


    Victoria

    RispondiElimina
  3. Anch'io ho sempre avuto molti dubbi sulla scuola, dubbi che credo siano comuni. Noti che ti additi e ti giudichi come ti giudica tua madre? Le parole che ti rivolgi sono le stesse che temi ti direbbero i tuoi ed è forse per una sicurezza personale che te le dici, ti prendi carico dei sentimenti negativi che potrebbero avere per te, esattamente come tuo padre ti insulta credendo si sapere chi sei e chi dovresti essere, ma fatti per un attimo figlia di te stessa e ascoltati, cosa senti?

    Sono con te, ti tengo stretta.

    RispondiElimina