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13 feb 2013

I look like a cow.



Scusi, vorrei liberarmi da me stessa. Si può? No sa, perchè questa idiota mi sta uccidendo.
Oriana Fallaci


Oltre che ripetermi che tutto sta andando alla deriva e che non sono più capace di niente, non so cos'altro fare per buttarmi ancora più giù. Più giù di quanto non lo sia già. Provo a consolarmi, ricordando il tatuaggio stampato in nero intorno alla mia caviglia destra "When All Seems Lost, You'll Carry On". Ma il ripetermi ad oltranza questa frase, come quasi fosse un antico ed efficace mantra, non ha un grande effetto sulla pratica. Anzi. Direi che forse sta facendo scaturire effetti totalmente contrari ai miei intenti, alle mie teorie. Non ho fame, eppure mangio. Ed assomiglio così, sempre più ad una mucca piuttosto che ad una persona. Avete presente quelle mucche che ruminano in continuazione, che ti guardano inermi mentre continuano ad ingozzarsi di erba? E che ad ogni loro movimento della mandibola tutto il resto del corpo ballonzola da una parte all'altra? Ecco, assomiglio più ad una mucca. Per digiunare a pranzo, riesco eh. Il problema è quando giunge la notte, in quelle sue strane sembianze, quasi come se fosse un incubo. Sono diventata una sorta di Doctor Jackyll e Mister Hide, quasi. Mi trasformo in un mostro divoratore di cibo, di kcal, di grasso, di carboidrati, di zuccheri: qualsiasi esso sia, in qualsiasi forma esso sia..io lo bramo la notte, e me ne riempo le fauci, lo divoro, lo strappo e lo distruggo dal suo stato originario; e lo ingoio in bocconi giganti, senza masticare, senza gusto, senza nessun sapore. Dopo aver soddisfatto quella brama, quel finto desiderio, tutto quel cibo si trasforma in dolore, in sensi di colpa. Si trasforma e mi fa male, spinge dall'interno dello stomaco, sbatte contro la mia pelle, contro le pareti del mio stomaco: inizia a bussare lentamente, ed io provo a tapparmi le orecchie, a rendere il suono sordo cingendo le mie braccia intorno alla pancia. Poi eccolo di nuovo, quel dolore, ma sempre più forte. Ed i rotoli  della mia pancia fanno a lotta per chi deve sporgere di più. Ed il dolore si trasmuta in pianto. Un pianto lungo e doloroso, come se fosse una morte agonizzante, come se stessi per lasciare tutto e tutti in quel preciso istante. Così muoio dentro. Una morte interiore. Di quelle che il giorno dopo ti fanno pensare al come sei stata capace di alzarti dal  tuo letto: ma come, non ero morta? Devo ancora (soprav)vivere in questo mondo, con queste mie contraddizioni, con la paura che quel dolore quasi identificabile con l'annullamento di sé, possa venirmi a ritrovare stanotte? Riuscirò a fuggirgli? Riuscirò a non incontrarlo? Sarò capace a correre più veloce di lui? 


E poi mi rendo conto che quella morte, quel dolore, quei pianti interminabili..non sono altro che me stessa. E quindi capisco che in realtà non voglio far altro che fuggire da questa me, abbandonarmi da qualche parte e correre il più velocemente possibile. Superarmi e superarmi ancora. Ed ancora, ancora, ancora. Voglio poter guardare indietro e non vedere nulla: niente grasso strabordante che mi fa detestare qualsiasi posizione io assuma per non farlo notare, niente fianchi larghi che non mi permettono di indossare gonne a vita alta o attillate che siano, niente ventre prorompente che non mi dà la possibilità di indossare con disinvoltura magliette della mia esatta taglia; cosce sballonzolanti che non fanno altro che sbattermi in faccia che non sono più la taglia 38 di un tempo. Voglio essere più veloce di questa me stessa. Come se la mia anima potesse sganciarsi dal corpo, ed andarsene dove meglio vuole, dove meglio crede. Platone diceva che solo con la morte del corpo, l'anima può fuoriuscire da esso. Perchè il corpo è la prigione, è la campana di vetro, è l'involucro dell'anima. Che la vera essenza si trova proprio in essa. Così, se solo fosse possibile, allora desidero che il mio corpo muoia e che la mia anima possa sprigionarsi dal carcere di quella carcassa grassa. E poi chissà, forse allora il dolore non verrà più ad afferrarmi nel pieno della notte.

Ma poi, rimetto i piedi per terra, e so che quella straziante agonia notturna verrà di nuovo a bussare alla mia porta, e penetrerà nelle mie vene, non chiedendo neanche il permesso di farlo: agirà e basta. Così si  infilerà nei meandri del mio stomaco, e riprenderà a martellare, a fare troppo rumore, a non farmi dormire dai pianti..e a farmi male. E a farmi morire. Di nuovo.


Un saluto (in sembianze di mucca), da Val.

1 commento:

  1. Sei stata la prima a dirmi di lottare,no? Di trovare un'equilibrio.. Ora io lo dico a te, dico le tue stesse parole. Ma so che sarebbe uno sbaglio, perchè a malapena riesco ad aiutare me stessa.. Posso solo dirti che possiamo e dobbiamo lottare insieme .
    So come ti senti, ti capisco e credimi, non ti meriti questo. Sentendoci ogni giorno, da due settimane, ho capito che persona meravigliosa sei Val.
    Stay Strong , ecco cosa ti dico. Ecco cosa ti chiedo di ricordarti.
    Ce l'ho stampato sulla pelle, ma a me non mi aiuta affatto, spero che in qualche modo, possa aiutare te.

    Efs

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