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08 gen 2013

Perdente.


Sapevo di aver vissuto gran parte della mia vita al margine, su una personalissima, sfigata frontiera, un confine di stronzate, una linea di marea della vita e dell'amore. Orbitavo intorno a quel centro di gravità che chiamiamo amore, attratto e respinto al tempo stesso, senza mai riuscire ad atterrare. Non sapevo se avessi perso qualcosa di profondo e di importante dentro di me, la capacità di amare veramente, o se invece non avessi mai posseduto l'arte.
Chuck Kinder

Ho desiderio di leggere, comprare libri, addentrarmi in storie altrui, senza pensare ai miei. Ho bisogno di essere un personaggio, una nuova figura, con una storia totalmente diversa, un passato differente, e magari un futuro promettente. Ho voglia di dimenticarmi di tutto, le mie imperfezioni, i miei dubbi amletici. Se potessi essere un personaggio di un libro, potrei dire che lo scrittore non aveva niente di meglio da fare che far struggere quella comparsa Ma fortunatamente è solo un libro: è impossibile che qualcuno possa vivere così.

Si dice "Quello che non uccide fortifica", allora io dovrei essere palesemente una super woman romana del XXI secolo. Ne ho passati di dolori, i quali ancora oggi pulsano nel mio essere, nella mia anima stropicciata e rincoglionita da tante incognite. E se ne aggiungono tanti altri. Questo non è vittimismo, non voglio essere una persona compassionevole. E' solo che non trovo altre parole che descrivermi. Per descrivere questo perpetuo percorso di agonia. Gioco con il fuoco, mi scotto, mi brucio, ma non imparo la lezione. Non imparo a volermi bene, a lasciarmi andare.  Ma non è che ho imparato però ad attutire il dolore? Così non sembra. Eppure sto male. Quante volte avrò scritto queste parole. E quante volte mi ero detta che sarebbe cambiato tutto. E sto ancora qui. A scrivere per fare mente locale, per focalizzare quello che sono realmente: un'insaziabile ragazza alla ricerca di sé stessa, di qualcosa di nuovo, di migliore di quanto essa non sia. Insaziabile dal desiderio di essere perfetta, di conoscere l'amore di sé e dunque di potersi permettere di amare un'altra persona. Invece mi struggo per qualcosa che non ho, che non riesco ad avere.

Mi sono segnata nella palestra dove lavoro come barista. Gratis, logicamente. Ho iniziato proprio oggi: mi piace lavorare un pò tutto il corpo, e se magari riuscissi a non mangiare, sarebbe anche meglio. Il pranzo l'ho saltato, ma a cena, oggi, ho preso due involtini di prosciutto (senza mozzarella) di mia nonna (che cucina piuttosto leggero), sei surimi (bastoncini di granchio) senza condimento. Purtroppo poi, ho preso sei noci, uno yogurt magro ed in più due coppette di panna montata spray. Sono gonfia. Sono una perdente. Tra poco implodo, sicuro. Ma perchè dico che non voglio mangiare, che sarò rigida con me stessa..e poi mangio 'ste schifezze? E se domani sarò ancora più gonfia? E se domani mi vergognerò di fare gli esercizi in palestra per via del mio grasso che strariperà da tutti gli angoli inimmaginabili? E se domani la mia pancia straborderà dai pantaloni? E se domani i pantaloni mi andranno ancora più stretti? Sensi di colpa a gogo. E meno male che mi ero pianificata un certo controllo per dimagrire il più in fretta possibile prima che arrivasse G. da Reggio. Ma, come dice Rossella Ohara (si scriverà così?) in "Via vol vento"..dopo tutto, domani è un altro giorno. Quindi, domani lavoro fino alle 14.30, poi farò un'oretta di palestra (devo seguire la scheda che mi è stata fatta dalla personal trainer) e poi a casa a studiare. Giornata intensa, ma non credo che salterò la cena, purtroppo.


Un saluto perdente, da Val.

1 commento:

  1. Ti regalerò una maschera. Così sarai sincera.

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