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24 gen 2013

Non sai che ognuno ha la pretesa di soffrire più degli altri?



Desiderava fare qualcosa che non lasciasse possibilità di ritorno. Era la vertigine. L'ottenebrante, irresistibile desiderio di cadere. La vertigine potremmo anche chiamarla ebbrezza della debolezza. Ci si rende conto della propria debolezza e invece di resisterle, ci si vuole abbandonare ad essa. Ci si ubriaca della propria debolezza, si vuole essere ancora più deboli, si vuole cadere in mezzo alla strada, davanti a tutti, si vuole stare in basso, ancora più in basso.
Milan Kundera
"L'insostenibile leggerezza dell'essere"


Ricordo ancora quando portavo la taglia 38, un anno fa all'incirca. Quando mi sdraiavo sul letto e sentivo le costole sbattere contro la mia pelle: era una sensazione bellissima. Quando sentivo le anche sporgere dai fianchi: bramavo di gioia quando potevo toccarle. Quando avevo le gambe più affusolate e quando ero arrivata a pesare 47 kg. Poi, tutto è finito. E' finito in chili messi tutti insieme, in jeans che ora non sono più cadenti ma che mi vanno stretti; in magliette che ora non metto più, perchè solo allora potevo permettermi di indossarle. Ed ora compro maglioni e felpe taglia L/XL, perchè così posso nascondere al meglio quello che sono diventata. Era anche il blog che mi aiutava a tenere tutto sotto controllo. Certo, episodi di abbuffate non sono mai mancati, mi ricordo quando aprii il nuovo anno con un'abbuffata stratosferica. Accadde un bel pò di tempo fa. Oggi invece non sono più come prima: porto una 40 abbondante, ho i fianchi larghi e la forma del più corpo è più simile a quella di un'anfora. Larga e prorompente. E questo non mi piace. Avevo ripreso in mano il blog per riprendere in mano anche il mio corpo. Per riappropriarmi di quel corpo a cui ambisco, che un tempo mi sentivo in grado di sfoggiare, che desidero con tutte le mie forze. Solo che risultati non ne vedo. Ho giorni di mini abbuffate, dopo una giornata di digiuno. E quindi non perdo peso. E quindi mi sento uno schifo. E quindi mi faccio pena. E quindi inglobo tanto dolore. 

Dolore. Può una così apparente semplice parola di sei lettere descrivere così tante emozioni che si manifestano simultaneamente? Evidentemente sì. Perchè è dolore quello che provo quando mi guardo allo specchio. E' dolore vedere che i jeans non vogliono sentir parlare di andarmi più larghi e cadenti. E' dolore quando non voglio provarmi un paio di pantaloni; indosso sempre gli stessi e non ne compro degli altri. Non mi peso da un anno, ed anche se mi fa rabbia non sapere nulla del mio stato attuale del peso, non so se sia meglio o peggio. Perchè la bilancia era un mezzo per farmi andare sulla retta via. Era un mezzo per raggiungere un fine. Era un mezzo per farmi capire se avevo fatto la brava o meritavo una punizione. Era un mezzo per calibrare il mio stato d'animo. Vorrei riuscire a toccare quei 47 kg, di nuovo. E magari avvicinarmi ai fantomatici 45, quelli di cui andavo disperatamente alla ricerca. Erano diventati quasi tangibili, ma poi sono svaniti in una nuvola di fumo. Vorrei comprarmi tanti vestiti, ma poi non lo faccio, perchè so che mi starebbero male, vorrei comprarmi gonne e minigonne, ma poi non lo faccio, perchè ho le gambe ingrossate e per la prima volta in vita mia ho chiari segni di cellulite. Vorrei comprarmi tanti di quei pantaloni attillati, skinny o "a sigaretta", ma poi non lo faccio, perchè so che mi starebbero malissimo e spingerebbero il grasso su tutti i miei fianchi. Allora compro maglioni XL, lunghi, comodi e larghi. Allora compro felpe stile "Desperate Housewives", e mi imbottisco di tessuti diversi. Uno sopra l'altro.

Perdere peso è appagamento personale. E' forza, è tenacia, è coraggio di dire "no" a tutto, è intraprendenza, è potenza. E' tutto quello che non sono mai stata e che ad oggi ancora non sono. E' quello a cui aspiro di nuovo. Solo che è come se la volontà fosse svanita, come se il mio corpo sapendo quello che gli aspetta, si rifiutasse a prescindere, e quindi non mi permette neanche di iniziare che poi ricado nel vizio di mangiare sempre di più. Non sono anoressica. Non mi guarda più nessuno con sguardo compassionevole, come a volte notavo nelle iridi altrui. Non sento più parole come "Sei dimagrita". Non sento più nulla di tutto questo. E questo è dolore. E' dolore quando non riesco ad obbligarmi a non mangiare. Eppure ho tutti i giorni un'occasione per farlo: lavoro, attività politica, università. 

Sono debole. Perchè non voglio studiare seppur ho tre esami uno dietro l'altro. Perchè mi prometto tante cose, ma poi non le rispetto mai. Perchè predico bene ma razzolo male. Perchè mi lamento tanto, ma non faccio niente per cambiare le cose. Perchè continuo a scrivere del mio dolore, e verso solo lacrime di coccodrillo. Sono debole perchè "vorrei, ma non posso". 


Un saluto doloroso, da Val.
 

6 commenti:

  1. ciao piacere, sono nuova qui.... volevo dirti che mi sono rivista nelel tue parole... anche io ho preso di nuovo peso dopo una perdita di 10 kg e credimi che mi sento uno schifo...
    "Sono debole. Perchè non voglio studiare seppur ho tre esami uno dietro l'altro. Perchè mi prometto tante cose, ma poi non le rispetto mai. Perchè predico bene ma razzolo male. Perchè mi lamento tanto, ma non faccio niente per cambiare le cose. "
    questa frase mi ha rispecchiata tantissimo...
    ma dobbiamo farci forza e credere di potercela fare di nuovo..ancora una volta, verso la vittoria!

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  2. Bè sì non fa una piega il tuo discorso e mi sento anche di condividerlo... però 10 chili fa o 2 taglie fa, non è che poi mi sentissi così forte, coraggiosa e figa. Quindi che senso avrebbe aspirare ad una cosa che cmq non mi ha reso felice o migliore di ora?
    E allora forse non è il mio corpo a rifiutarsi ma è la mia mente... o meglio c'è una parte sana dentro di me che forse non mi permette di ricaderci di nuovo, che forse fa in modo che dopo 3 giorni di digiuno, zero risultati e quindi riprenda a mangiare.
    E in tutto questo scendere, salire, porsi obiettivi, per poi fallirli, desiderare qualcosa ma non fare nulla per averla, ecc. ecc. sai qual è l'unica vera costante?
    Il dolore.
    Quello non passa indipendentemente dalla mia taglia di pantaloni o dal numero sulla bilancia.

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  3. Questo dolore ci rende così distanti da quello che è il mondo reale. Perchè il riflesso è atroce, come lo è scorgere in tram una sconosciuta filiforme, e pensare che "se solo da quel giorno avessi smesso di magiare come promisi..."
    Io sono la mia nemica, perchè mi sono tradita e mi sono fatta soffrire come nessun altro potrebbe mai immaginare di fare.
    Ma tutta questa debolezza finirà...la odiamo troppo. E allora morirò consumata da quest'odio, se non di fame.
    Ti sono vicina.

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  4. Già, se il mio stomaco è vuoto lo è anche la mente , e anche se a lungo andare diventa assillante una testa vuota e piena di tutto e niente,lo preferisco alla sensazione che provo quando ingurgito quantità industriali di cibo, una fallita sporca inadatta, che vorrebbe andare in letargo mesi per poi risvegliarsi leggera. Anche io con la bilancia ho avuto un rapporto conflittuale, ma appunto se non mi peso non so come vado e come posso premiarmi/punirmi , chissà dove arriveremo. Un abbraccio :**

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  5. Bisogna comunque andare avanti e lottare.
    La vita è fatta di lotte continue, soprattutto le nostre vite.
    Ho pensato di scriverti un email , vorrei sentirti anche fuori da queste pagine bianche.

    Un'abbraccio,cara.

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  6. Io non sono daccordo con Effe.
    Bisogna andare avanti e lottare non mi sembra un consiglio utile.
    Io SO cosa vuol dire quello che hai scritto. Lo so nel più profondo di ogni piccola cosa. Nell'avere un armadio di tg 36 e nessun vestito da poter mettere. Nel sentirla. Sentirla in ogni singolo istante...quando passeggi , quando tocchi il tessuto di un pantalone, quando sei su un banco a lezione. Sentire quella morsa, quella voce, quella mano e ...non poterla afferrare. Non del tutto.
    Quel poco da digiunare una giornata , da prometterti la notte che "da domani non mangio più", da raccontarti che "adesso un passo alla volta e ce la faccio". E poi non cambia neinte. Non ce la fai . Perchè è una guerra di trincea, di logoramento ed è SCRITTO che perdi tu.
    E in tutto ciò l'incazzo piu graNDE è che i sacrifici li fai e come ma NON TROVI PIù L'ALGORITMO VINCENTE PER RIPRENDERE LA TUA FOTTUTA TG 36 . O per meglio dire, il tuo fottuto modo di pensare completamente deviato.
    Per questo non sono daccordo con il "dover andare avanti e combattere".
    C'è un tempo per ogni cosa (dice cohelo), e questo è il tuo tempo di riflettere e capire perchè. Perchè ti sei fermata. Forse perchè non riesci più a sacrificare del tutto la tua vita? forse perchè non è questione di una patatina in più, di un kg in più? NOn si va avanti a combattere così, a cavolo, contro i mulini a vento.
    C'è una frase su ogni tempio greco che recita
    "conosci te stesso".

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