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11 gen 2013

Madrina degli emarginati.

Quindi, piccola Amélie, le tue ossa non sono fatte di vetro. Puoi scontrarti con la vita.

Se lei si lascia scappare questa occasione, con il tempo sarà il suo cuore a diventare secco e fragile come il mio scheletro. Perciò si lanci, accidenti a lei!
Il favoloso mondo di Amélie

"Il favoloso mondo di Amélie". Uno dei più bei film che io abbia mai visto in questi miei quasi 21 anni di vita. In qualche modo, anche io vivo in un mondo un pò tutto mio, come la protagonista del film francese. Ma mentre Amélie vive per aiutare il prossimo, io non faccio altro che pensare a me stessa, oltrepassando qualsiasi altra persona, calpestandola, prendendola in giro al fine di magari saltare il pranzo o cena che sia. Non ho mai saputo stringere un vero e proprio rapporto con gli altri d'altronde: forse perchè non sono stata mai in armonia con me stessa, non so. Sono la madonna degli indesiderati, la madrina di tutti gli emarginati. Strano questo mio destino: mi sono privata di me stessa, eppure sono tanto sensibile al fascino delle piccole cose discrete della vita. Le ammiro quasi. Ma non mi ci avvicino troppo. Ho paura di toccarle, sfiorarle, come se potessero farmi del male. O se all'improvviso mi potessero mostrare come sia realmente la vita.

Ho lasciato che la mia breve esistenza si annientasse nel più totale malessere universale. Sono nel mondo, eppure mi sento di esserne completamente fuori. Percepisco il tempo e lo spazio, ma non riesco a ritrovarmici dentro. E' come se avessi una vaga idea del mondo, con il quale però non mi è permesso di intrattenere un vero rapporto. Dovrei confrontarmi con la realtà, ma questa è una cosa a cui non tengo affatto. Il mondo esterno mi appare così morto che preferisco sognare una vita in attesa di avere l'età per andarmene via. Voglio costruirmi il mio di mondo. Senza merendine, dolcetti e biscotti. Voglio un mondo senza taglie. Senza amore, forse. Ancora non lo so. Nascondo il mio corpo con maglioni e felpe più larghe di me. Un paio di taglie in più..e via. I pantaloni li prendo spesso a vita alta, così possono stringere la pancia verso l'interno e per un pò di tempo posso sognare di avere un ventre piatto. Gioco con il make-up, per apparire leggermente discreta, rispetto allo schifo che sono. Pelle disidratata ed occhiaie a gogo.

Lanciarmi. Dovrei farlo davvero? Cosa si prova a lasciarsi andare, a perdere il controllo? Eppure, l'anoressia o i DCA in generale sono fatti di controllo, organizzazione. Come posso io da un momento all'altro decidere di mandare a quel paese tutto il mondo che mi sono costruita faticosamente? Come potrei demolirlo, se è l'unico che mi dà sicurezza? Il mio è un mondo strategico, dove tutto è calcolato nei minimi dettagli e se anche non riesco a rispettarli, dopo l'incazzatura, provo a rialzarmi, come ho sempre fatto. Forse più dolorante di prima, ma le mie gambe continuano a camminare. Sanguino tristezza, ma cammino.

Cosa sentite voi quando baciate una persona? Gioia, felicità, farfalle nello stomaco? Cosa? Scambiarsi un bacio, le lingue che si cercano..a me non fa avere palpitazioni di gioia. Piuttosto ansia che l'ipotetico lui possa già cercare con la mano qualche posto del mio corpo. E nel caso succedesse, panico totale. Cosa faccio? Così sentirà tutte le mie imperfezioni, potrà toccarle, sfiorarle ed a me dà un fastidio cane. Se provassi anche solo a spiegare questa mia teoria a G. sono sicura che scapperebbe a gambe levate. Nessuno si è mai offerto di dire "Ehi, ci penseremo insieme", "Ehi stai tranquilla, riusciremo a trovare una soluzione". Testimone è un altro compagno dell'attività politica con il quale ci furono solo lunghi baci per un giorno. Lui, anziché dirmi "Ti voglio aiutare", mi ha detto di essere pazza ed implicitamente mi ha dato della stronza.

Non lo so, però voglio chiarire tutto il prima possibile, mettere i puntini sulle "i". Riuscirà G. a essere comprensivo? Lo scoprirò presto: è tornato a Roma, ieri ci siamo visti per via di una relazione/dibattito che settimanalmente si organizza presso la nostra sede. Sono scappata prima che finisse, perchè stavo con i mezzi, e quindi non l'ho potuto neanche salutare, tanto meno parlarci. Probabilmente stasera usciamo, non so. E pensare che ieri pomeriggio, ho iniziato a parlare con me stessa, davanti ad uno specchio, ipotizzando di star dicendo a G. quello che ho scritto fino ad ora: la mia difficoltà ad avere rapporti interpersonali in quanto non mi piace essere toccata o sfiorata, insomma. Devo aggiustare meglio il discorso, sicuramente. Vedete? Anche qui, la mia anoressia mentale deve avere un ruolo: organizzare tutto nei minimi dettagli, cosicché lui non possa replicare, e quindi che si rassegni.

La cosa strana è che ieri, vedendolo di spalle, ho sorriso. E per strada, quando ero in mezzo alla nebbia ed il buio mi avvolgeva, non facevo altro che vederlo in ogni ragazzo 20enne che avesse i capelli neri ed una giacca di pelle. Io e le contraddizioni andiamo a braccetto, proprio.

Non so più cosa fare, cosa dire, cosa pensare. Come andrà a finire tutta 'sta storia? Ironicamente parlando (perchè mi rimane solo l'auto-ironia): lo vedrete nella prossima puntata de "La complessata madrina degli emarginati".


Un saluto emarginato, da Val.

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