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06 gen 2013

Illogico mondo.

Il vantaggio di essere un mostro è che ti rende più forte.

Si sentiva sola, inadatta, incompresa. E' il destino di tutti quelli che sentono troppo [...] La via obbligata del troppo pensare è vedere svanire, sotto un velo di incomprensibilità, questo illogico mondo e restare irrimediabilmente soli.
Anton Vanligt

Non so amare perchè non ci provo, non mi lascio andare. Ed anche per questo motivo le poche volte che mi sono lanciata, anzi, che ho ceduto alle avances, non ho provato niente. Amare sé stessi è difficile (forse impossibile), è un processo che passa, prima di tutto, attraverso l'accettazione di ciò che si è (con limiti ed imperfezioni). Per lasciarmi andare dovrei mettermi nell'ottica di rischiare, di mettermi a nudo, di manifestare le mie vulnerabilità. Le poche volte che l'ho fatto è successo perchè costretta o caldamente consigliata.

Parole che non riesco ad accettare, inglobare, assumere come verità. Parole che mi sono state dette sia da Mr C., che dallo psicoterapeuta tramite Whatsapp. Ma perchè diamine non riesco ad assimilarle? Il ritorno di G. a Roma sarà a breve: mancano 3 giorni, ed ad un eventuale appuntamento non saprei cosa fare: il fatto di messaggiare con lui tutti i giorni per intere ore, significa sicuramente che un minimo di interesse per lui c'è.  O almeno così suppongo. Però, ripeto per l'ennesima volta, al pensiero di baciarlo, mi impantano. Lo scrivo così tante volte che alla fine ti credo che me ne convinco. Viva l'auto-convincimento.

Mi sento un mostro a scrivere tutto questo, me ne rendo conto. Ma come ci si fa a lasciarsi andare? Come posso cancellare dalla mente tutto quello che mi assilla? Sono stata così triste questi giorni, che ho "rubato" una pillola a mia cugina, contro gli attacchi d'ansia..anche se non ne ho mai avuti. Però ho voluto provare. Volevo vedere se per almeno un tot di tempo, sarei riuscita a dimenticarmi. A dimenticare quelli che sono i miei problemi, quei pensieri che mi girano in testa.

Ed intanto qui, le cose non vanno benissimo: non riesco a seguire un granché il mio obiettivo di digiuno. Cioè, sì, digiuno tutto il giorno, ma poi ho attacchi di binge durante la notte. Come al solito. Solo una notte sono riuscita a farmi una filata di sonno. Per il resto, spizzico qui e là. Mi impongo di farcela, ma poi non è come penso e senza che me ne renda conto, mi ritrovo in cucina a sgranocchiare quattro biscotti. E succede un paio di volte a notte. Ieri addirittura mi sono mangiata quattro barrette dietetiche. Finché è una, ok. Ma se ne prendo quattro, altro che dietetiche. E così mi rendo ancora più instabile sia fisicamente che psicologicamente parlando. Un compagno dell'attività politica, mi ha detto che sono dimagrita, ma questo non è bastato a farmi dire "Bene, allora evitiamo questi attacchi di binge, così potrò sentirmelo dire da altre persone". Invece no. Ieri notte è successo quello che è successo. Resisterò mai a ciò? Ogni domenica è sempre la stessa storia: a pranzo da mia madre, ed a cena mangio quel minimo che posso, perchè è l'unico giorno che sto sempre a casa e non ho possibilità di fare chissà cos'altro. Mi ripeto che da lunedì cambierà sempre tutto, come quando si dice "Da lunedì dieta ferrea!"..ma poi, di quale lunedì si parla? Eppure, è stato a causa del binge che, in passato, sono aumentata di peso. Eccome se si vedeva, poi. Lo stesso viso si era ingrossato. Fu addirittura mio padre a notare questo cambiamento. Nonostante però questa esperienza, ancora oggi sto qui, a malmenarmi di queste mie disgrazie notturne. Ma scusate, non era lo stesso David Hume che diceva che l'abitudine e l'esperienza insegnano diversi principi (come quello di causa-effetto)? Ed allora perchè, non sono in grado di imparare e capire che il binge causa l'ingrossarsi? Eccheppalle. Ma sono sempre io la solita stronza? [Viva l'essere rudi e non affatto femminili].

Mi sento di non avere equilibrio in questo Mondo, dove tutto è alla rinfusa: si vive alla giornata, ma io invece ho bisogno di controllo ed ordine. Organizzo tutto nei minimi dettagli, mi sveglio alle 5.00 di mattina se devo andare nel quartiere di San Lorenzo alle 08.30, inizio a decidere cosa mettermi prima che mi addormenti, senza mai essere soddisfatta del risultato il giorno dopo, provo a truccarmi per nascondere quello che sono dentro, per far sembrare agli altri che mi voglio bene, che mi curo; ma poi sono sempre la solita Val: triste ed insoddisfatta di tutto. Rischio di cadere, sempre più in basso. E vado giù, ad accucciarmi per trovare una posizione adatta per stare meglio, per gestire tutto questo che mi soffoca e che non mi fa volere niente. Desidero solo una cosa. Voglio solo quella.

Tutto quello in cui non riesco, lo prendo sul personale: sono io la causa, perchè se ci fosse stato qualcun'altro sicuramente sarebbe riuscito nell'intento. E questo invade anche il campo politico. In quello che faccio, negli obiettivi che mi vengono posti, se non riesco a portarli a termine, me la prendo con me stessa. Nonostante abbia fatto il tutto e per tutto per cercare di prendere l'obiettivo, non ce l'ho fatta perchè non sono in grado. Soffro, se si può dire così, di sconfittismo. Cosicché ieri pomeriggio, non volevo fare attività, dato un totale buco nell'acqua che feci durante la mattina per il non aver preso l'obiettivo. Non sto a raccontarvi tutto nei minimi dettagli, perchè non mi sembra il caso di farlo. Alla fine, comunque, anche il risultato pomeridiano è stato molto deludente. E me la sono presa con me stessa. Come al solito d'altronde. E' una melma che non solo cresce nel tuo essere, ma che si espande in tutti i campi, in tutte le situazioni quotidiane.

E mentre il tempo scorre, ho da preparare diversi esami. Il primo sarà il 30 Gennaio, del corso "Filosofia della Religione"; poi un secondo lo avrò il 14 Febbraio, di "Linguistica Generale"; ed infine uno il 25, del corso "Filosofia Pratica". Mi sa che mi tocca mettermi all'opera.


Un saluto sconfittista da Val.


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