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13 gen 2013

A pensare si soffre tanto.

Ed il cuore mi va in pezzi, certo, in ogni momento di ogni giorno, in più pezzi di quanti compongano il mio cuore, non mi ero mai considerato di poche parole, tanto meno taciturno, anzi non avevo proprio mai pensato a tante cose, ed è cambiato tutto, la distanza che si è incuneata tra me e la mia felicità non era il mondo [...], ero io, il mio pensiero, il cancro di non lasciare mai la presa, l'ignoranza è forse una benedizione, non lo so, ma a pensare si soffre tanto, e ditemi, a cosa mi è servito pensare, in che grandioso luogo mi ha condotto il pensiero? Io penso, penso, penso, pensando sono uscito dalla felicità un milione di volte, e mai una volta che vi sia entrato.
Jonathan Safran Foer.

Una grande scritta non più bianca come sarebbe dovuta invece essere, incombe su uno sfondo blu: S. Maria del Soccorso. Con tanto di segnale "M" ad indicare "metro". Mi sono trovata ad aspettare lì al freddo, con una sigaretta un pò malandata in mano, ad avere un sobbalzo ogni qual volta sentivo il rumore del treno che passava nel sottosuolo. L'appuntamento era alle 21.00, ma io mi trovavo seduta su un muretto gelido già alle 20.30, come al mio solito. "Io parto tra poco", mi ha scritto. Io gli ho risposto la stessa cosa. Alle 20.47 ho un altro sussulto: un ennesimo treno della metropolitana sta passando sotto i miei piedi. Traballo con il piede per smaltire il nervosismo, ascolto un pò di Battisti per rilassarmi, quando, da lontano vedo G. con la sua giacca di pelle ed il suo sguardo, alla mia ricerca. Ma non mi vede, così mi alzo, tolgo le cuffie e accenno ad un sorriso (?). Gli vado incontro, un pò indecisa, un pò titubante se mi abbia notata o meno. Sicuramente posso dire che non è un ragazzo stupido: capisce che ero lì già da tempo. "Non volevo farti scomodare", gli ho risposto.

Andiamo al pub "3joli". Un grande locale, pieno di tavoli si apre dopo la porta. Poca gente, ma ancora è presto. Tra luci, musica, canzoni abbozzate durante il karaoke; i suoi occhi neri come ogni degno calabrese deve avere, mi fissano e si raccontano da sé. Ci raccontiamo, parliamo delle nostre vicende personali, dei nostri genitori separati. Le nostre gole si dissetano tra un tequila sunrise ed un kamikaze red. "Ehi, voglio raccontarti una cosa" gli dico. Con tono basso ed attento alle parole usate, gli racconto della mia vicenda personale, non entrando troppo in dettaglio, ma curandomi della visione che ho sul fatto che mi vergogno se qualcuno mi tocca o cose simili. Avrà capito che non sono come le altre? Decisamente sì.

Fa qualche domanda, ma non particolarmente approfondite. Come ogni persona che viene a scoprire dei DCA, crede che le solite quattro parole di conforto possano farmi "guarire".

G. "E quindi oggi, sia a pranzo che a cena, non hai mangiato? Perchè mi hai detto una bugia?"
Io "Perchè volevo essere carina per te".

Avendo letto la mia personale pagina di FB, mi ricorda della citazione di cui parlai qui. "Nessuno è perfetto. Neanche io: so di avere certi difetti, ma non m'importa", mi ha detto. Eppure in quelle sue parole sentivo che c'era sincerità. Il suo sguardo è interrogativo, ma mantiene la sicurezza di sempre. Mi sfiora la mano: "Ti dà fastidio se faccio così?". Faccio segno di no con la testa, e deduco che abbia capito che non si tratta solo di quel tipo di "toccare" di cui gli ho parlato. Penso che abbia inteso anche che io non abbia avuto rapporti fisici, non lo so. L'avrò deluso? Gli avrò dato aspettative che non verranno rispettate subito? Cosa gli sarà girovagato per la mente? Gli avrò fatto cambiare idea sul mio conto?

La musica è diventata sempre più alta, e noi leggevamo il nostro labiale per comprenderci. "Vuoi uscire?" mi chiedeva quando mi vedeva che non riuscivo a spiegarli con facilità le cose. "Stai tranquilla", continuava a rasserenarmi, nonostante gli stessi dicendo quello che nessun ragazzo si sognerebbe di sentirsi raccontare. Eppure, è come se mi avesse chiarito che insieme, si sarebbe superata la cosa.

Usciti dal locale il freddo è ricaduto su di noi: io tremavo e lui criticava la bassa temperatura. Aspettiamo la metro insieme, mi accompagna fino alla fermata "Bologna" ed attendiamo per due minuti il mio vagone per "Conca d'oro". Parlando del più e del meno ha provato ad avvicinarsi senza far capire troppo quello che voleva fare, ma io mi scosto lentamente. "Non è il momento" mi dico. Non voglio ricadere nel tragico sistema lo-bacio-e-non-sento-niente. Vorrei desiderarlo, non accontentare un suo gesto (campa cavallo che l'erba cresce, direbbe qualcuno). Ogni volta che succede qualcosa di simile, io parlo sempre di programmi, organizzazioni: cosa pensi di fare domani, domani studi?, ma quindi ora come torni a casa?, ma riesci a prendere l'ultima metro?. Sempre così. Tengo sotto controllo la situazione, come se volessi distrarlo da quello che vorrebbe realmente fare.

Salgo velocemente nel vagone e mi siedo, vergognandomi di me stessa. Perchè devo essere sempre così impacciata? Perchè non mi permetto di mandare a fanculo il cervello e stringere tra le braccia una persona, sorridergli e dirgli "Baciami"?

Gli invio così un messaggio, scusandomi dell'andamento della serata, e di tutto quello che gli ho raccontato su di me. Così stamane leggo la sua risposta:

"Non hai fatto niente di sbagliato. Sei stata semplicemente te stessa, non mi sono trovato affatto male, mi piace stare in tua presenza, mi sono anche divertito e spero che non sia l'ultima volta che usciamo. Tutti abbiamo dei problemi, chi più grandi, chi più piccoli, quindi non ti preoccupare, questo non cambia il fatto che tu mi piaccia, è il complesso che conta..e non mi dispiace affatto."

Non so cosa aggiungere. Lascio a voi la libera interpretazione della mia esperienza.
Non so cosa provare. Lascio a voi il permesso di farlo.


Un saluto imperfetto, da Val.

3 commenti:

  1. Vivitela e non nel migliore dei modi, ma nel tuo modo anche se a volte risulterà sbagliato, incomprensibile, sembra dal tuo racconto che lui sappia attendere e capire, saprà accettarti con le tue fragilità lui potrebbe essere un fascettino di luce. :* Tienici aggiornate

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  2. Non c'è bisogno di pensare e pensare e pensare. Fa ridere poi, detto da me, come si fa a non pensare? Però, lascia che le cose accadano come devono accadere, mi sembra ovvio che le tue confessioni non l'abbiano allontanato per niente, se mai avvicinato. :)

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  3. E' dolce da parte sua :)))

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