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27 dic 2012

Principi di contraddizione.



Nella solitudine il solitario divora se stesso, nella moltitudine lo divorano i molti. Ora scegli.
Friedrich Nietzsche

La citazione di oggi è dedita alla solitudine. Voglia di vivere, saltami addosso. Seppur sia ormai una 20enne (come ho già detto un paio di volte) che si trova spesso fuori casa, la solitudine sembra accompagnarmi anche al di fuori delle mie mura domestiche. Mi sento sola anche in mezzo alla moltitudine, alla totalità, al Mondo intero. Interagisco sì, però mi sento ugualmente sola come un cane. Sono solo un corpo che vaga, si muove in automatico, che inciampa, si sbuccia le ginocchia, che viene acciaccato dagli altri, che non viene rispettato.

Approfitto di dedicare questo post a Mr. C, per le cose che non sono riuscita a dirgli.

Mi sono ritrovata a parlare faccia a faccia con Mr. C, una persona a me tanto cara e che conosco da diversi anni (quasi 7 per l'esattezza), il quale ogni tanto si ritrova a commentare qualche mio post tristemente scritto nel mezzo della notte o in un pomeriggio noioso. Abbiamo discusso di Leopardi, di Hegel, di libri, del mio ribrezzo per il sesso, del mio fastidio nell'essere toccata. Dal discorso più futile a quello più impegnativo, per intenderci. 

"Che interesse avrei a dirti che sei bella? Cosa ci ricavo?"

Niente. Non ci ricavi niente, mio caro Mr. C. Mi sforzo di non ammettere che hai ragione (ops, non l'ho appena fatto?). Non voglio dirti che hai una fottuta ragione di merda, ma io preferisco vivere nel mio Mondo del cazzo, piuttosto che stare a dare retta agli altri. So che il metodo che voglio usare non è dei più consigliati, ma è anche vero che io così non riesco a sopportarmi. Il mio sistema, è la mia ancora di salvezza, pendo dalle sue labbra. 

Vivo in un Mondo che mi va stretto e non riesco a muovermi. Ogni passo è un affanno e questo mi disturba, mi fa urlare silenziosamente. Mr. C dice che sono un pò come Hegel: vivo per il mio metro di giudizio e basta. Il mio sistema è quello giusto e non accetto quello degli altri. Voglio il mio spazio, la mia libertà di un tempo. Voglio tutto quello che non ho: sentimenti, emozioni, trasporti, farfalle nello stomaco, un corpo perfetto, un ventre piatto, due gambe alla Kate Moss, gioia, felicità. Voglio un Mondo tutto mio, un Mondo che mi culli nella notte anziché farmi piangere; un Mondo che mi coccoli quando ne ho bisogno e non che mi prenda a schiaffi ogni qualvolta mi osservo allo specchio; voglio un Mondo che mi ami e non che mi soffochi, che mi tolga il respiro. 

E mi ritrovo nel pieno della solitudine, ad ascoltare il contraddittorio rumore del silenzio (ndr e qui Aristotele avrebbe qualcosa da ridire al riguardo), ad osservare il buio, confrontandolo con l'oscurità della mia anima ed i miei cupi pensieri notturni. Medito, respiro, sospiro e cado in lunghi pianti strazianti, malinconici. Nessuno mi capirà mai, nemmeno tu Mr. C. Sì, sto parlando (o meglio dire scrivendo) a te, sempre se leggerai queste noiose righe. La Val che conosci non si dà pace, e si tormenta nel baratro più profondo di quest'immenso oceano tempestoso. La tua Val non capisce il tuo di sistema, perchè il suo è la coperta di Linus per eccellenza. Ti voglio un bene dell'anima, che quasi sembra impossibile da spiegare o da descrivere, ma nonostante questo, sono una persona convinta di quello che vuole fare: amarsi. Qualsiasi metodo userò per raggiungere questo scopo (digiuni su digiuni), l'importante è arrivare al traguardo. Solo così potrò permettermi di amare, di abbracciare persino te visto che tremo ad un tuo solo tocco.

Si dice che non sia importante dove si arriva, ma come ci si arriva. Balle. L'importante è arrivarci, e quali saranno i mezzi, non importa, perchè si ricorderà solo il raggiungimento di quell'obiettivo. Ed allora, se dovrò digiunare, avere di nuovo l'amenorrea, pur di toccare il mio desiderio; non m'importa. La cosa che più conta è che non sarò bella, bensì bellissima come voglio io.

Mr. C, non arrabbiarti se scrivo questo. Il tuo sforzo di ieri non è stato inutile; solo che..non lo so. Non è che non mi fidi di te, è solo che ho provato a vivere secondo i "tuoi" canoni: per un periodo ho dimenticato il tragitto fatto, ho dimenticato per un pò i sensi di colpa che mi colpivano come lame affilate..solo che non funziona: ho sofferto di più e soffro ancora. Sei l'unica persona che mi sia rimasta al fianco dopo tutto questo tempo, dopo le mie non risposte a messaggi, dopo i miei "no", dopo i miei "oggi non voglio". Sei l'unico che mi vuole veramente bene, credo. E non saprei come ringraziarti per tutto quello che hai fatto: per le telefonate  serali, per i messaggi di conforto, per la tua presenza ogni qual volta io chiedevo di parlarti perchè avevo bisogno di urlare il mio dolore (ma che poi non ti dicevo niente). Sei l'unico che mi è rimasto accanto. Hai sempre avuto cura di me, hai provato a liberarmi da tutte le mie ossessioni, da tutte le mie malinconie; anche se con scarso successo: ma sei rimasto. E ci sei ancora. Se rido, con te, è perchè mi sto divertendo. Con te, sono sincera.

Penso che per oggi basti così.

Un solitario abbraccio, da Val.

1 commento:

  1. Non oso commentare apertamente quest'elogio al massacro interiore. Ho una domanda. Immagina che io e te durante una gara di ciclismo ci ritroviamo in una ripida salita. Uno di noi due bara e prende una moto e l'altro si spacca il culo. Tutti e due abbiamo raggiunto la vetta. Ma uno ha faticato e l'altro no. Fidati. Come arrivi dove arrivi ti segna per sempre. Io sono dimagrito con la lotta. Consacrandomi all'esercizio fisico. Tu vuoi stuprare il tuo corpo. Vuoi odiarlo per poterlo amare.

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